Hebron – Attività con bambini e ragazzi

Il campo estivo di Hebron organizzato dall’Arci dal 30 luglio al 9 agosto, ha coinvolto 12 partecipanti italiani. Focus del campo è stato l’attività con bambini e ragazzi: i partecipanti hanno condiviso il percorso insieme agli operatori palestinesi della PCRS, occupandosi del lavoro di animazione di due summercamp.

Testimonianza di Daniela

Ho partecipato al campo di lavoro e conoscenza di Hebron. Siamo partiti da Roma in 12, provenienti da tutta Italia, età compresa tra i 22 e i 36 anni, con in comune una gran volontà di conoscere e di capire. Al nostro arrivo in terra santa ci ha accolto Anna, la nostra simpatica e validissima coordinatrice, che ci ha accompagnati e guidati per tutta la durata del nostro soggiorno.
Dopo i primi due giorni a Gerusalemme siamo arrivati ad Hebron dove abbiamo alloggiato in una scuola della periferia: sistemazione spartana, ma pulita e funzionale. La mattina orde di bambini allegri e vivaci, dai 5 ai 12 anni venivano a svolgere il loro campo estivo nella scuola, con tutta la loro energia e voglia di giocare e di conoscerci.  Il campo per i bambini era organizzato dalla Red Crescent Society (RCS), e coordinato da molti giovani volontari cui noi dovevamo fornire il nostro supporto. E abbiamo cercato di fare del nostro meglio. I bambini, dal canto loro, ci hanno ripagato colla loro simpatia, il loro affetto e la loro comunicatività espansiva.
Inoltre abbiamo trascorso una giornata coi bambini del campo profughi di Al Fawar e un paio di giorni in un campo estivo di un villaggio vicino.
Le nostre attività sono state ben organizzate e il nostro tempo ben suddiviso tra le attività coi bambini e le attività di conoscenza. La maggior parte dei pomeriggi infatti è stata dedicata ad incontri con associazioni e movimenti della società civile organizzata, in particolare nella realtà di Hebron e dei suoi dintorni.
Abbiamo incontrato volontari ed esponenti di organizzazioni israelo-palestinesi quali Tayush ed Alternative Information Center, rappresentanti di ONG italiane che operano a Hebron, associazioni internazionali come DCI (Defence for Childrem Internation) e, naturalmente, la RCS.
Alcuni degli incontri sono stati particolarmente commoventi ed emotivamente difficili, come l’incontro con due giovani palestinesi, un ragazzo ed una ragazza, che hanno avuto il coraggio e la forza di raccontarci la loro triste esperienza nelle prigioni israeliane.
I volontari della RCS sono stati angeli custodi/guardie del corpo, non lasciandoci mai soli, anche quando magari l’avremmo desiderato. La loro presenza costante pero’ ci ha dato modo di percepire piu’ da vicino, almeno il retrogusto di quella che puo’ essere definita “vita” palestinese. Abbiamo attraversato tanti check point, ad uno siamo anche stati rispediti indietro dopo un’ora di attesa a causa della presenza dei nostri amici palestinesi. Siamo passati tante volte accanto a quel muro di cemento alto quasi 10 metri che taglia in due quartieri, strade, campi, famiglie, e la vita stessa delle persone.
Ci siamo divertiti come si divertono i ragazzi palestinesi, con poco: un barbeque, qualche canzone, o un narghile consumato in un giardino pubblico di Jerico. Giardino che a noi è sembrato uno come ne abbiamo visti tanti nella nostra vita, ma che in Palestina è una rarità, un lusso di pochi momenti spensierati. Avremmo anche voluto fare un bagno nel Mar Morto, ma il mare, ogni mare, è solo l’odore del sale portato dal vento per i palestinesi della Cisgiordania. Di più non è concesso.

Condivido sui social media!

Leave Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *