Le mosse del conduttore sul mixer

Testimonianza di Raffaele Masto, giornalista di Radio Popolare, partecipante al campo di lavoro in Zambézia, Mozambico.

“E’ stato perso un telefono cellulare questa mattina tra la piantagione di Mokuba e quella di Estrela Vermelha. Chi lo trovasse può portarlo alla sede della Radio di Gurùè”. La suadente voce del conduttore finisce la frase e dall’apparecchio del fuori strada si diffondono nell’abitacolo le note di una canzone di Madonna….

Siamo a pochi chilometri da Gurùè, tra meno di mezz’ora saremo nella sede dell’emittente che ha lanciato la ricerca del cellulare. L’auto si inerpica su una strada in salita che solca verdi piantagioni di thè in un distretto interno della vasta regione di Quelimane che prende il nome dalla città capoluogo. Quello che sfila dai finestrini della nostra auto è un Mozambico rurale lontano dai grandi centri abitati la cui economia si fonda su una agricoltura potenzialmente ricchissima che deve però fare i conti con un sottosviluppo cronico ereditato da una guerra civile che è finita solo poco più di dieci anni fa.
Il pezzo musicale volge al termine. Chi conosce la radio immagina le mosse del conduttore sul mixer: con una mano abbassa il cursore del CD e con l’altra alza quella del microfono. Mentre parla prepara il prossimo pezzo di musica. La voce, suadente e modulata per l’occasione, torna a diffondersi nell’abitacolo della vettura, ripete la “notizia” del cellulare smarrito e aggiunge qualche particolare, la marca, la scheda che è senza credito, il proprietario che è in radio, attende e ringrazia in anticipo. Poi “la voce” ricorda l’ora e la data, è domenica. Partono le prime note della prossima canzone. Il conduttore gioca coi cursori, abbassa quello del CD e si concede qualche parola ancora: “Buona giornata di festa, se trovate il cellulare sarà una buona domenica anche per Nazario che l’ha perso e si è affidato alle nostre onde per ritrovarlo”. Poi alza decisamente il cursore della musica e abbassa quello del microfono. La voce di Eros Ramazzotti, il cantante italiano più ascoltato in Africa, irrompe nell’abitacolo. Ed è con le note di “Aurora” che Gurùè appare di fronte al muso del fuori strada, appoggiata in una sorta di conca verde tra le colline. Alla radio ci arriviamo proprio mentre un ragazzo riporta il cellulare smarrito a Nazario, avvenimento che il conduttore non manca di celebrare in diretta, con tanto di intervista ai due.
La radio è un container appoggiato su quattro massicci piedistalli in pietra, all’interno delle pareti di metallo ondulato un mixer, un lettore cd, uno per audio cassette, un altro per mini disk e, separate da una minuscola parete in vetro, le apparecchiature per collegarsi con Radio Mozambico, l’emittente ufficiale del paese le cui trasmissioni vengono riprese per quella parte della giornata che gli unici due redattori locali non riescono a coprire con i propri turni.
RCG, Radio Comunitaria Gurùè, è una delle nove emittenti comunitarie che formano un network coordinato da ICS, l’Istituto di comunicazione Sociale che è un organismo statale che si occupa di raggiungere la popolazione mozambicana con campagne di informazione su temi sociali legati allo sviluppo, alla salute, all’istruzione. Il progetto è nato sette anni fa su iniziativa del governo che ha fornito l’attrezzatura tecnica e ha messo a disposizione un finanziamento per pagare lo stipendio di due lavoratori per emittente.
Gli ospiti stranieri sono un evento nella sede della radio. Il conduttore termina la sua trasmissione convertendo le trasmissioni su quelle di Radio Mozambico e ci invita nel piccolo ufficio attiguo al “container”, la redazione: un tavolo di legno, un computer in disuso, pochi ed essenziali articoli da cancelleria, due sedie. Arriva anche l’altro redattore, un ragazzo giovanissimo e l’amministratore, cioè il delegato governativo locale. Non ci sono abbastanza sedie e ci trasferiamo in quella che viene definita la sala riunioni, una stanza circolare con al centro un tavolo e alcune poltrone spaiate e coperte da pesanti tessuti impolverati. Ci spiegano che la radio è ascoltata in tutta la vallata, che è una presenza riconosciuta dalla popolazione e che le campagne che sono state fatte in questi anni, per la prevenzione dell’Aids e di altre malattie o quelle di alfabetizzazione sono state molto seguite e hanno prodotto importanti risultati. Poi arriva l’elenco dei problemi, immancabili quelli economici: i finanziamenti governativi sono risicati e non consentono uno sviluppo che la piccola equipe di Radio Gurùè ritiene che l’emittente potrebbe essere in grado di fare. Immancabili anche i problemi di manutenzione. A sottolinearli è il conduttore appena uscito dallo studio, con il viso ancora solcato da spesse gocce di sudore per la rottura dell’impianto di condizionamento. Non c’è nessuno nel raggio di diverse decine di chilometri in grado di ricaricare i condizionatori così, durante le ore calde della giornata, il container diventa un vero e proprio forno con seri rischi anche per le attrezzature.
Poi passiamo a parlare del motivo per il quale chi scrive e Marco Tricella, tecnico di Radio Popolare, sono venuti fin qui. Le nove Radio Comunitarie coordinate dall’Istituto di Comunicazione Sociale hanno deciso di lanciare una campagna di comunicazione sulla nuova legge varata dal parlamento mozambicano sul diritto familiare che, per la prima volta nel paese, introduce una serie di misure a tutela dei diritti delle donne in caso di divorzio o separazione, che vieta la poligamia e punisce severamente i maltrattamenti dei mariti sulle mogli. Una legge importante che segna un passo in avanti del paese intero sul piano politico e sociale e che ha visto le donne impegnate in prima persona per il raggiungimento di questo obiettivo. Ora si tratta di comunicare a tutta la popolazione, in particolare a quella femminile, questo deciso progresso in modo che non resti patrimonio solo di alcune fasce sociali che vivono in città ma si estenda nelle regioni rurali dell’interno che sono le più legate alle tradizioni e le più difficili da raggiungere.
In soccorso alle nove emittenti comunitarie sono arrivate due importanti realtà, una mozambicana e l’altra italiana. La prima è NAFEZA, Núcleo das associações femininas da Zambézia, una rete di associazioni femminili che lavorano sul territorio e in diversi campi, da quello dell’accoglienza delle donne vittime di violenza a quelle che riuniscono donne in carriera giuridica e che possono fornire assistenza legale. La realtà italiana è l’ARCI che da tempo collabora con NAFEZA con diversi progetti di cooperazione e si è messa a disposizione anche per questo individuando in Radio Popolare l’emittente che meglio poteva comprendere e collaborare con le emittenti comunitarie dell’Istituto di Comunicazione Sociale nel lancio di una campagna di comunicazione sui diritti delle donne in Mozambico. Una joint venture, quella che si è realizzata, che ha prodotto un primo contatto con questo viaggio durante il quale, oltre alla visita diretta alle radio comunitarie, è stato fatto anche un Workshop a Quelimane con tutti i redattori delle emittenti che sono stati aggiornati sulle recenti acquisizioni tecnologiche e in particolare sul sistema digitale, più semplice e a basso costo che permetterà una migliore organizzazione delle trasmissioni e una maggiore riproduzione sul territorio. Ora si tratterà di fornire alle emittenti le attrezzature necessarie per fare questo salto di qualità.
Intanto si è fatta sera. Per tutta la giornata nel cortile della sede della radio sono passati gli abitanti di Gurùè curiosi di sbirciare gli ospiti stranieri. Nella stanza circolare delle riunioni l’incontro è finito e il cestino di rifiuti trabocca di carte, involucri di biscotti e di crekers, pacchetti di sigarette vuoti, bottiglie d’acqua prosciugate, fazzolettini di carta, tovaglioli, scatolette per le caramelle. L’amministratore lo prende tra le mani per svuotarlo e come per celebrare la fine della riunione dichiara: “Si vede che abbiamo avuto degli ospiti, questo cestino lo svuotiamo una volta al mese”. La scenetta impone una riflessione, un po’ banale ma che non può fare a meno di passare per la mia mente: ecco una differenza tra i mozambicani e i “mulungo”, come chiamano qua i bianchi: questi ultimi consumano in eccesso, consumano anche ciò che gli africani non consumano, non riescono a non mangiare una caramella, fumare una sigaretta, bere un sorso d’acqua se la riunione si prolunga un po’ di più.
Ci salutiamo, ma le sorprese della giornata devono ancora arrivare. L’autista che ci ha portato fino a Gurùè ci comunica che il piccolo alberghetto locale che doveva ospitarci per la notte ha chiuso i battenti, non abbiamo da dormire. Un bel guaio perchè con il buio non possiamo ritornare indietro. Il conduttore di Radio Gurùè ci viene in soccorso prima di chiudersi dentro il container e riprendere la linea da Radio Mozambico: “Ci sono dei missionari con una grande casa ai margini della cittadina, potete chiedere ospitalità a loro” – ci suggerisce. Lo facciamo e quando il pesante cancello di ferro della missione si apre avanziamo la nostra richiesta ad un guardiano che ci comunica che andrà a chiedere. Ci invita ad entrare e attendere in cortile mentre lui si infila nella porta aperta su una stanza illuminata dalla quale esce un buon profumo di cibo. Poco dopo sentiamo la voce profonda di un uomo evidentemente anziano che borbotta: “Radio? Che Radio?. Qualche attimo di silenzio e la voce torna a rimbombare: “Se sono di Radio Maria non gli diamo da mangiare…”. Sorrido mentre ho la certezza che abbiamo trovato la cena, una buona chiacchierata e un buon letto per la notte.

di Raffaele Masto

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