Quando il lavoro diventa condivisione: il campo in Bosnia

Ieri visita a Sarajevo. Non ci sono molte parole da dire, non si può descrivere la visita a parole.

Bruno è stato la nostra guida; un signore stupendo, dalle origini italo-bosniache, due guerre sulle spalle e tante storie da raccontare.

Grazie a lui abbiamo vissuto la città con gli occhi di chi la guerra l’ha vissuta, con lui abbiamo scoperto gli angoli più nascosti e toccanti.

E’ strano vedere una città segnata da una guerra atroce che cerca di andare avanti, senza però voler dimenticare il proprio passato.

Toccante. Affascinante.

Tutti noi abbiamo bevuto alla fontana dove si dice “chi qui beve torna a Sarajevo”. Ovviamente.

Veronica, Elena, Tommaso, Sarah, Federico, Lorenzo, Riccardo, Sara, Bianca, Emiliano

Anche dal campo di lavoro in Bosnia è giunto il diario di bordo…anche questa volta l’entusiasmo traspare dai racconti dei volontari!

Così, apprendiamo che il lavoro di pulizia di un tratto del fiume Radobolja, uno degli affluenti della Neretva, che pure avrebbe potuto essere faticoso, è stato divertente e leggero grazie all’ironia e all’allegria dei ragazzi.

L’esperienza in Bosnia non si è risolta con questa attività. Il week end in campagna, la visita a Mostar, il contatto e l’ospitalità dei bosniaci…tutto ha reso magico e denso di significato il campo di lavoro, che è rimasto nel cuore di tutti i partecipanti.

Se avete curiosità, leggete il diario dei volontari dalla pagina dei ‘campi Arci all’estero’ su Facebook e guardate gli album fotografici.

L’entusiasmo per l’esperienza che traspare dai racconti e dalle foto vi coinvolgerà!

Condivido sui social media!

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