La mobilitazione per dire no alla modifica della legge 185/90 sul commercio degli armamenti

In un periodo in cui le esportazioni di armi italiane vanno a gonfie vele ( + 60% di autorizzazioni nel 2009 con il record di 4,9 miliardi di euro autorizzati) e così anche le consegne effettive di sistemi d’arma (si arriva a 2,2 miliardi di euro), il Governo ha deciso di mettere mano alla legge sull’export di armi.
Dal 1990 la legge 185 regolamenta con disposizioni chiare i meccanismi di vendita delle armi tricolori e garantisce una buona
trasparenza su tutto ciò che riguarda il trasferimento di armamenti. Una legge di buon livello, indicata come esempio a livello internazionale, che però non è perfetta e lascia scoperti una serie di buchi in cui si inseriscono i traffici. Infatti, come dimostrato
di recente in un’inchiesta di Altreconomia, le armi escono dal nostro Paese con un semplice corriere e accompagnate da
lettere di vettura fasulle. Una situazione, quindi, che richiederebbe maggiori controlli e non un allentamento delle procedure di autorizzazione e verifica.
Invece, con la scusa di un recepimento di una direttiva europea in materia, per razionalizzare gli scambi all’interno della Ue, il
Governo ha deciso di modificare la normativa in vigore scegliendo la strada della legge delega. Di fatto, quindi, togliendo al
Parlamento il controllo in una materia così delicata, come invece avvenuto negli ultimi venti anni, e inserendo tale provvedimento
in un’altra legge. In questi giorni, il Senato e la Camera dei Deputati sono chiamati a votare la delega al Governo della possibilità di rilanciare la vendita di armi italiane nel
mondo: per ‘snellire le procedure’ si riducono fortemente anche i limiti e i controlli sulle esportazioni degli armamenti. Per
ottenere questa delega il governo ha ‘nascosto’ il disegno di legge dentro un’altra legge, la cosiddetta Comunitaria 2010
di ratifica di disposizioni europee, sulla quale sembra intenzionato a porre il voto di fiducia. Per questo, Rete italiana per il disarmo,
a cui l’Arci aderisce, e Tavola della pace hanno promosso un appello a tutti i parlamentari a votare per lo stralcio di tale emendamento e per il non utilizzo dello strumento di legge delega per la modifica
della normativa sull’export di armi. E proprio davanti al Senato si è tenuto il 23 novembre un presidio-mobilitazione, in cui
le due reti hanno incontrato parlamentari e giornalisti per descrivere i pericoli connessi alle modifiche legislative che inficiano la trasparenza in un mercato così problematico, sottolineando che così i diritti umani nel mondo possono essere violati anche con le nostre armi.
Flavio Lotti, portavoce della Tavola della pace, si è rivolto direttamente a tutti i cittadini perché facciano pressione sui senatori e i parlamentari: «le armi italiane continuano a uccidere nel mondo. È un fatto inaccettabile, bisogna quindi alzare la voce
e chiedere che la legge venga rafforzata soprattutto per quanto concerne i meccanismi di controllo».

Info: www.disarmo.org

25/11/2010

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