A Gorèe per non dimenticare i milioni di Africani vittime della schiavitù

A dieci anni dalla prima edizione, il Forum Sociale Mondiale fa tappa in Senegal e riunisce a Dakar decine di migliaia di rappresentanti dei movimenti sociali di tutto il pianeta. Tantissimi i partecipanti giunti da ogni angolo dell’Africa, a
conferma di quanto siano cresciute in questi anni le realtà della società civile africana.
Dopo la grande manifestazione di apertura, prima di addentrarsi nel fitto
calendario di incontri e seminari che per cinque giorni animeranno gli spazi dell’Università, una folta delegazione italiana si è recata sull’isola di Gorée per depositare una targa in ricordo dei milioni di africani che furono vittime della schiavitù.

Porto di Dakar, fu infatti teatro di una delle più orribili pagine della storia moderna, il commercio degli schiavi attraverso l’Atlantico.
È lì che, a partire dalla metà del ‘500, furono imprigionati milioni di donne e uomini destinati alla deportazione. Da lì partivano le navi dirette verso le Americhe col loro infelice carico di esseri umani. Oggi quelle prigioni sono diventate un museo, a testimonianza delle sofferenze inflitte al popolo
africano.

A promuovere l’iniziativa sono state Arci e Cgil, la Tavola della Pace, gli Enti Locali per la Pace, con numerose associazioni italiane e organizzazioni sindacali europee.
Non potevamo iniziare il Forum senza questo doveroso, seppur simbolico, atto di riconoscimento del debito che l’Occidente ha verso l’Africa. Non fu solo la vergogna della schiavitù, perché lo sfruttamento continuò nei secoli successivi: siamo noi europei i responsabili del colonialismo che oppresse e saccheggiò delle sue risorse naturali il continente africano condannandolo al sottosviluppo. E ancora oggi quei paesi sono costretti a subire dai poteri del libero mercato l’imposizione di accordi economici che ne frenano lo sviluppo e privano
gran parte della popolazione dei più elementari diritti umani.

Ancora oggi in Africa uomini e donne sono costretti ad abbandonare la propria terra per fuggire dalla fame, dalle malattie e dalle guerre. Sono le vittime di una nuova schiavitù, che segue altre rotte, attraverso il deserto e i porti del Mediterraneo, in cerca di lavoro e di una vita dignitosa nei paesi europei. Ma i nostri governi li respingono, spesso verso la morte in fondo al mare, con un cinismo che dimostra come la storia non ci abbia insegnato niente.
Gorée è un luogo simbolo della memoria collettiva, come Auschwitz,  Marzabotto, il Museo della Shoah a Gerusalemme. La memoria delle tragedie della storia che ci serve per capire e per costruire un futuro migliore. Vogliamo farne anche un luogo dell’impegno concreto per la promozione dei diritti umani e il rispetto dei diritti dei migranti.

Per questo a Gorée non c’è stato solo un atto simbolico, ci siamo impegnati
a realizzare nell’isola una struttura di accoglienza che ospiterà giovani di ogni parte del mondo. Vogliamo che Gorée diventi luogo d’incontro, scambio culturale, centro di educazione alla pace e ai diritti umani.

Info: beni@arci.it

Condivido sui social media!

1 Comments

  1. clarice

    Rispondi

    Il ricordo assume senso e viene rinnovato al presente quando sento che il sacrificio di quegli uomini e quelle donne che ricordiamo come schiavi/e appartiene alla storia della civiltà umana. Il senso “schiavo” spesso è proferito con disprezzo, a volte con rimorso, non di rado con vergogna Vorrei a partire da me che fosse ricollegato in un simbolico più alto e meno rozzo: in una parola altra che riconoscesse l’amore dei e per i diseredati

Leave Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *