Coalizione Stop that train incontra Pizzarotti: si ritiri dal progetto italiano per la ferrovia A1

Al via in Italia, Stop That Train, la campagna di mobilitazione per il ritiro della azienda Pizzarotti & C. SpA dalla costruzione della ferrovia israeliana ad alta velocità che attraversa i Territori palestinesi occupati. Per il Ministero dei Trasporti tedesco il progetto “viola potenzialmente il diritto internazionale”.

07 Aprile 2011, Roma – La Coalizione Italiana Stop That Train ha recentemente incontrato Pizzarotti & C. SpA, impresa di Parma coinvolta nella costruzione della nuova ferrovia israeliana che permetterà ai soli pendolari israeliani di percorrere la distanza tra Gerusalemme e Tel Aviv in soltanto 28 minuti. In particolare, Pizzarotti è impegnata nella sezione C che attraversa i confini internazionalmente riconosciuti di Israele e invade la Cisgiordania (Territori palestinesi occupati).

La ferrovia A1 è il più grande progetto infrastrutturale che il governo israeliano abbia mai intrapreso negli ultimi dieci anni e per ben 6,5 km taglia i Territori palestinesi occupati, comportando ulteriore confisca di terra e mettendo a rischio almeno tre comunità, tra cui i villaggi di Beit Surik e Beit Iksa.

L’appello della Coalizione Italiana Stop That Train ha già raccolto l’adesione di più di 60 associazioni, tra organizzazioni nazionali e internazionali, incluse israeliane, e gruppi locali in tutt’Italia. L’appello chiede alla Pizzarotti di ritirarsi dal progetto che rappresenta una palese violazione della Legalità Internazionale, contravvenendo alla normativa internazionale sui Diritti Umani, tra cui la IV Convenzione di Ginevra, che vieta lo sfruttamento delle terre da parte della potenza occupante.

Durante l’incontro con Stop That Train, rappresentanti di Pizzarotti hanno ribadito quanto già detto in un comunicato rilasciato il 17 marzo, che l’impresa “non ha svolto, né svolge tuttora, alcun ruolo decisionale in merito alla pianificazione ed alla progettazione della linea ferroviaria” e che si trova coinvolta solo nella realizzazione di un tunnel (T3) per il tratto “che è integralmente situato all’interno del confine segnato dalla Green Line”.

La Coalizione Italiana Stop That Train insiste che in ogni caso, anche se la Pizzarotti non è stata coinvolta nella progettazione della linea A1, l’impresa ha l’obbligo di convalidare i progetti nei quali è coinvolta in conformità con i diritti umani e il diritto internazionale e ciò è particolarmente vero in aree di conflitto come Israele e Palestina.

L’organizzazione femminista israeliana, Coalizione delle Donne per la Pace (CWP), che ha redatto un dossier di 28 pagine sul progetto, sottolinea che la Pizzarotti, attraverso una joint venture con la israeliana Shapir Civil and Marine Engineering, “ha firmato un contratto per la costruzione dell’intero tunnel T3. Da nessuna parte nel contratto firmato dalla Pizzarotti si specifica che l’impresa non è coinvolta o non è responsabile per la sezione del tunnel che si trova nella Cisgiordania occupata. (…) Affermare, come fa Pizzarotti, che non è responsabile per il portale Est della galleria e che non eseguirà lo scavo della sezione che invade la Cisgiordania è, quindi, un modo per eludere la questione e un tentativo per evitare le proprie responsabilità”.

Il progetto vede il coinvolgimento anche della DB International, un’impresa che appartiene al 100% al governo tedesco e che ha stipulato un contratto con le Ferrovie israeliane per fornire le competenze ingegneristiche relative al progetto di elettrificazione delle rotaie. In una lettera del 14 marzo 2011, il Ministro dei Trasporti tedesco ha definito il progetto per la linea A1 “problematico per la politica estera e potenzialmente in contravvenzione del diritto internazionale”, indicando che la DB International ha confermato per iscritto che cesserà ogni attività nel progetto.

La Coalizione Italiana Stop That Train si impegna a continuare con determinazione la campagna di pressione affinché Pizzarotti si ritiri dal progetto. È stato lanciato il sito web della campagna (www.stopthattrain.org) e a Parma il 9 aprile è in programma un presidio sotto la sede di Pizzarotti. Sono inoltre previste azioni simili a quelle già messe in atto contro la Veolia, società francese costretta ad annunciare il ritiro dalla costruzione della ferrovia leggera a Gerusalemme Est Occupata.

Per informazioni e adesioni:

fermarequeltreno@gmail.com

Link del CS: http://stopthattrain.org/?p=257

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1 Comments

  1. Messi

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    Buongiorno Maurice,le do atto che quella da me scittra e8 sicuramente un’opinione personale come del resto credo risultasse evidente.Qualche esperienza di camper e fuoristrada la ho anche io (prima volta nel Sahara nel 1979 con Land Rover ed Air Camping)ed in camper ci sono praticamente nato.Sono pronto a cambiare impressioni sul Daily allestito da Bimobil. Anzi inizio a rispondermi da solo. Probabilmente e8 stato considerato che la rigidite0 del telaio Daily non necessite0 di un montaggio libero della scocca. Questo puf2 anche essere vero e voi sicuramente l’avete sperimentato ma io ho visto Daily 4 4 (2b0 serie) furgonati spezzarsi proprio alla giuntura cabina vano furgonato dopo i primi 500 km di pista e da qui viene forse il mio pregiudizio sui montaggi rigidi.La ringrazio per ogni delucidazione ed informazione che potre0 darci in merito.Paolo Zaccheo

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