Campo di lavoro in Palestina: il diario di bordo

Dal campo di lavoro in Palestina ci giungono già i primi racconti. I campisti stanno tenendo un diario di bordo che aggiornano giornalmente. Ve lo proponiamo.

15 luglio

Il nostro viaggio inizia da milano linate alle 6 e 30, anche se alcuni di noi sono arrivati durante la notte. Abbiamo fatto scalo a roma e li siamo partiti alla volta di Tel Aviv.

Arrivati a Tel Aviv, ci attendono i controlli all’aereoporto Ben Gurion. Usciti senza grandi problemi, partiamo per betlemme a bordo di due pulmini.

Il nostro sguardo è incuriosito, soprattutto nel momento in cui attraversiamo il check point tra gerusalemme e betlemme…e per la prima volta vediamo il famoso muro.

Alle 16 e 30 arriviamo all’ostello di Beit Jala, ci sono tanti giovani palestinesi, per lo piu’ ragazzzi. Ci aspetta una cena tipica locale: riso, pollo e salse gustosissime !

Dopo cena ci attende una esperienza bellissima e inaspettata, grazie a Yasser, la persona che ci guidera’ durante il campo di OPGAI: ci accompagna con un bus in una vera tenda beduina nel deserto…Ci incamminiamo verso la tenda illuminati da una gigantesca luna. Accendiamo insieme a lui un falo e fumiamo insieme un arghile.

Linate e’ gia’ un lontano ricordo.

16 luglio

Inizia il campo di OPGAI e una centinaio tra ragazze e ragazzi palestinesi raggiungono l’ostello di Beit Jala. Partiamo in tarda mattinata alla volta del primo campo di rifugiati “Deisha Camp”.La nostra guida è un ragazzo di 21 anni che abita nel campo con la sua famiglia. Ci guida tra le strade e le immagini del campo, raccontandoci la storia del campo e delle famiglie che lo abitano dal 1949. Si tratta di rifugiati che sono fuggiti dai loro villaggi durante il conflitto del 1949, sistemandosi inizialmente in tende prive di ogni servizio idrico e elettrico, e, in seguito all’intervento dell’ UNRWA, in abitazioni di muratura. Ci racconta delle difficolta’ quotidiane all’interno del campo: il lavoro che spesso non c’è, i lunghi viaggi attraverso la Palestina per andare a trovare i propri parenti detenuti.

Prima di tornare all’ostello per il pranzo (sono ormai le tre del pomeriggio!), facciamo un giro lungo il muro che circonda Betlemme, vediamo dall’alto gli insediamenti che incombono sulla citta’ e il checkpoint per Gerusalemme.

Ultima tappa l’ ingresso del Campo Rifugiati di Aida, sovrastato da un’enorme chiave che simboleggia la chiave di casa di ogni rifugiato e il suo desiderio di tornare un giorno alla propria terra.

Finalmente raggiungiamo l’ostello per un pranzo a base di riso e verdure, dopodichè partecipiamo ad un incontro con uno scrittore dell’Alternative Information Center di Beit Sahour, che ci spiega la situazione palestinese, le ragioni della resistenza e i possibili sviluppi futuri.

A conclusione della giornata, condivisa con numerosi ragazzi palestinesi giunti per il campo di OPGAI, ci rechiamo al Cafe di Beit Sahour, per partecipare ad un incontro pubblico sul ruolo dei media nel conflitto israelo-palestinese. Due relatrici, una italiana e l’altra palestinese, sottolineano l’importanza dei social network come strumento privilegiato di informazione alternativa e interattiva, che permette di raccontare fedelmente le storie umane dietro ai numeri e ai fatti crudi.

17 luglio

Ci svegliano alle 6 a gran voce per invitarci a fare colazione: le attivita’ cominciano molto presto al campo di OPGAI.

Alle 8 siamo pronti per partire, divisi in 2 gruppi di lavoro, insieme ai ragazzi palestinesi. Un gruppo raggiunge il centro di YMCA a Beit Sahour e l’altro un villaggio appena fuori Betlemme.

Le attivita’ della mattinata consistono nel pulire e sgomberare strutture distrutte dalle fiamme (nel YMCA), strade invase dai rifiuti e dalle erbacce e il cortile di una scuola.

Durante il lavoro abbiamo avuto modo di conoscere e cooperare con i ragazzi palestinesi, oltre a visitare strutture in costruzione finanziate attraverso progetti di cooperazione internazionale.

Assaggiamo il primo Hummus e i primi Felafel, mentre i ragazzi accompagnano il pranzo con canti e danze tradizionali.

Torniamo all’ ostello sfiniti e soddisfatti, pronti per una doccia rigenerante. Nel pomeriggio incontriamo Adjal, chef a parte di un’associazione per i diritti dei rifugiati e dei palestinesi residenti in Israele.

Adjal ci racconta la storia dei rifugiati palestinesi e dal 1948 fino ad oggi, storie di fuga dai villaggi, di espropri di terre e di diritti negati.

Alle 18 un gruppo di filmmakers e giornalisti internazionali (Palestine Monitor) ci invita a partecipare alla simulazione di un gioco che vorrebbero proporre nei pressi del muro: una lunghissima ed estenuante spiegazione delle regole del gioco ci porta a capire che si tratta di…un, due, tre, stella!!!

Nonostante I nostril tentative di barare, non abbiamo vinto nemmeno una volta!

La giornata si conclude con il concerto di un’ orchestra di strada di 25 elementi che sta facendo un tour attraverso I campi dei rifugiati e i villaggi palestinesi.

18 Luglio

Anche la giornata di lunedi 18 inizia molto presto, questa volta pero’ riusciamo a concordare una modalita’ di sveglia un po’ piu’ soft.

La nostra destinazione e’  daisha camp (di cui vi abbiamo gia’ raccontato) dove veniamo divisi in 5 gruppi a seconda delle attivita’ a cui veniamo assegnati. Lungo la nostra visita incontriamo molti bambini che nonostante il contesto diagiato in cui sono costretti a vivere ci accolgono dispensando sorrisi e allegria. Uno dei nostri gruppi si reca presso un centro culturale al cui interno c’e’ una biblioteca con possibilita’ di accesso libero a internet aperta fino alle 22!! Qui ci dedichiamo ad una breve attivita’ di raccolta rifiuti e nel tempo libero restante abbiamo  l’occasione di conoscere meglio i nostri nuovi amici palestinesi con un gioco improvviato.

Cio’ che ci stupisce e’ la profondita’ delle domande che ci rivolgono i ragazzi palestinesi…ad esempio *cosa ne pensi dei palestinesi e degli israeliani* , *qual e’ la cosa piu’ brutta che hai visto fino ad ora in palestina*, *come pensi di diffondere quello che hai visto qui al tuo ritorno a casa*. Pensiamo che loro credano molto in noi e in iniziative di questo genere. Al termine delle attivita’ ci riuniamo tutti presso l’ IBDAA CULTURAL CENTER dove ci viene offerto un pranzo tipico locale. A seguire torniamo a Betlemme per la visita alle vie della citta’ vecchie fra le numerosissime bancarelle per turisti. Al ritorno in Hotel ci prepariamo alla preparazione di un intervento che facciamo nell’ambito di un workshop sul mondo dell’associazionismo giovanile in Italia. Tolte alcune difficolta’ di traduzione dall’italiano all’arabo l’incontro si svolge destando l’attenzione dei ragazzi palestinesi presenti, in particolare delle ragazze. Abbiamo parlato di Arcs, Arci, manifestazioni studentesche, Libera e gli ultimi movimenti. La serata al termine della cena trascorre in compagnia dei ragazzi palestinesi ascoltando l’esibizione di un gruppo dei canti popolari. La serata finisce con dei balli popolari tra di noi e i ragazzi palestinesi. Pare strano come i ragazzi ballino in modo forsennato mentre le ragazze sono tutte sedute a fumare l’arghile’.

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1 Comments

  1. Salvo

    Rispondi

    Come si puo’ aiutare e fare iniziare una nuova vita
    ad una donna che vice in quel posto?
    Grazie

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