La prevenzione e il monitoraggio aiutano le donne e i loro bambini. Arcs e il progetto in Tanzania

Gemma Ciccone, responsabile area Africa e diritti di genere di ARCS, ci aggiorna sul progetto in corso in Tanzania Sviluppo umano e sanitario nel distretto di Bunda, cofinanziato dal Comune di Milano in partenariato con l’Azienda Ospedaliera Policlinico Umberto I di Roma e AZIMUT-onlus. A Bunda l’Ong porta avanti attività di rafforzamento delle capacità e potenzialità delle strutture e del personale in ambito sanitario al fine migliorare le condizioni di salute materno-infantile.

Dal 19 settembre  al 01 ottobre 2011 si è svolta un’importante attività di formazione di personale medico e paramedico tanzaniano del Distretto di Bunda, nella Regione di Mara. 12 persone tra medici e radiologi sono state formate sull’uso di un ecografo, donato dal progetto all’Ospedale di Manyamanyama. Lo scopo della formazione è stato il trasferimento del know-how necessario per l’utilizzo di un apparecchio ecografico per il monitoraggio della gravidanza. Il training è stato condotto e monitorato da una ginecologa italiana, accompagnata dal referente dell’Ufficio Stranieri del Policlinico. I due italiani sono stati accolti dal Direttore del Distretto di Bunda, dal vescovo della Chiesa Anglicana della Regione di Mara, dal Direttore del Designated District Hospital, dal Direttore dell’ospedale Manyamanyama e dai colleghi dell’associazione partner CBR. Tutti concordano sull’importanza che il progetto riveste per il Distretto, in particolare nell’apporto che dà al rafforzamento delle competenze dei medici locali attraverso i piani formativi già realizzati, ultimo questo dell’uso pratico di un ecografo.

Nonostante il gap tra i partecipanti fosse alto (alcuni non avevano mai visto un ecografo, altri avevano fatto un breve corso all’università, altri invece già usavano un apparecchio ecografico, ma meno completo) è stato riscontrato un notevole interesse sia nelle parti teoriche di introduzione sulle diverse possibilità di utilizzo di un ecografo, sia nelle parti pratiche che hanno visto una media di 8 donne in gravidanza al giorno affrontare un esame ecografico. Durante il monitoraggio delle funzioni vitali del feto, i medici si sono resi conto di diversi casi: da una donna con un feto senza battito cardiaco, i dottori scoprono che purtroppo il feto è morto da circa un mese e non è stato espulso naturalmente, ad un’altra donna che, nonostante il parto aperto e le contrazioni in corso, il feto non viene espulso. La ginecologa mostra loro la posizione della testa del feto e spiega l’impossibilità del feto ad uscire. Controllando la frequenza cardiaca la dottoressa mostra loro l’alterazione della frequenza con relativa sofferenza cardiaca. I partecipanti sono entusiasti delle potenzialità dell’apparecchio e la donna viene accompagnata direttamente in camera operatoria per un parto cesareo…nasce una bella femminuccia di 2,8 kg! Durante l’intervento salta la corrente, ma i colleghi tanzaniani sono abituati ad eseguire la sutura senza luce….. Nonostante l’ospedale sia fornito di un generatore, spesso la corrente manca e questo problema resta irrisolto, soprattutto per la mancanza di fondi per l’acquisto di carburante.

Una valutazione generale del corso è stata fatta insieme a tutti i partecipanti che hanno riscontrato una grande utilità dello stesso, e sottolineato anche la necessità di un approfondimento ulteriore delle competenze. Arcs e gli altri partner italiani contano di proseguire queste attività sia con il rafforzamento delle competenze nell’uso dell’ecografo, sia attraverso un altro corso di formazione sulla tecnica operatoria dei parti cesarei, al fine di apprendere la nuova metodica operatoria, che abbrevia considerevolmente la durata dell’intervento e diminuisce l’impatto sul corpo della donna.

Gemma Ciccone

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