Libano. Intervento del ministro Riccardi presso la sede UTL di Beirut

Martedì 26 marzo 2012 presso la sede UTL di Beirut si è tenuto un incontro con il Ministro per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione, On. Riccardi, accompagnato dall’Ambasciatore Sig. Morabito e dal Direttore dell’UTL, Ing. Benevento. Alla riunione hanno partecipato altri membri dell’Ambasciata d’Italia, l’ufficio UTL e i rappresentanti delle ONG italiane che operano in Libano.

Dopo una breve introduzione sul panorama dell’azione della Cooperazione Italiana in Libano dalla fine della guerra fino ai giorni nostri, a cura dell’Ambasciatore d’Italia e del Direttore UTL, e una presentazione in Power Point sul lavoro delle ONG nel Paese, a cura dell’ufficio UTL e della Piattaforma delle ONG che lavorano in Medio Oriente, l’On. Riccardi ha preso la parola.

Intervento del Ministro

“Vorrei ringraziare in primo luogo il Dott. Benevento per la sua presentazione sintetica, pertinente e per qualche aspetto anche drammatica. Sono fermamente convinto che il nostro lavoro di cooperazione qui, in Libano, sia un lavoro di altissima importanza e vi ringrazio di essere venuti qua, oggi, così numerosi. Al contrario delle mie attese, noto con piacere che è presente un numero rilevante di cooperanti, tra rappresentanti della Cooperazione Italiana e rappresentanti delle ONG, e vi ringrazio. Ringrazio in particolar modo anche Marco Sergi, Rappresentante in loco della Piattaforma delle ONG italiane che operano in Medio Oriente, per l’introduzione sul lavoro della cooperazione in Libano.

Noi abbiamo già incontrato le ONG italiane che operano in Libano a Roma prima di partire ed è stato un incontro molto interessante. Ora, qui, vorrei semplicemente limitarmi ad alcune osservazioni.

Innanzitutto, vorrei dirvi la ragione per cui ho scelto di recarmi in Libano. Voi sapete che ultimamente la situazione della cooperazione allo sviluppo all’interno del Ministero Affari Esteri attraversa un momento molto difficile, per non dire drammatico. La recente creazione di un apposito Ministro per la Cooperazione ha la finalita’ di presidiare le scarse risorse a disposizione e soprattutto di segnalare con forza, cosa che peraltro ho già fatto nelle sedi proprie, un concetto importante. La Cooperazione Italiana non può e non deve essere considerata come un giocattolo che si può tendere a piacimento da una parte o dall’altra; non c’è cosa peggiore di una cooperazione infedele, perché, come ha già puntualizzato il Dott. Benevento quando si è riferito alla resilienza dei programmi di sviluppo, i benefici degli interventi di cooperazione si vedono soprattutto nel tempo: una cooperazione all’insegna del declino, con interventi sporadici, è una cooperazione che non riveste un grande significato ne’ per il Paese donatore, ne’ per i beneficiari.

Io ho dunque scelto di recarmi qui in Libano perché sono fermamente convinto che questo Paese rappresenti una priorità per l’impegno italiano. In questo senso, specifico che per “impegno italiano” intendo un impegno su vari livelli, multisettoriale, com’è tipico nella tradizione del nostro Paese. In Libano, in questo momento, la presenza italiana si concreta in varie aree: innanzitutto a livello diplomatico, grazie all’Ambasciata d’Italia, che è molto attiva in questo senso, poi anche a livello culturale, tramite l’azione dell’Istituto di Cultura Italiano, a livello di rapporti commerciali, ed è nota la rilevanza dei rapporti commerciali tra l’Italia e il Libano, e infine a livello militare, grazie alla presenza del contingente UNIFIL nel Sud del Paese. In questo contesto generale, è ovvio non possa mancare la componente della cooperazione allo sviluppo. La cooperazione italiana in Libano non solo offre al Paese l’opportunità’ di crescere in aree del suo sistema sociale non ancora pienamente sviluppate e non ancora in grado di far fronte alle contingenze locali, ma riveste anche un ruolo decisivo per consolidare qui la presenza del Sistema Italia.

Riguardo all’ottica di decentramento con cui sono stati attuati gli interventi di cooperazione nel passato, vorrei complimentarmi per l’intelligenza con cui tali interventi sono stati distribuiti tra le diverse comunità. Tale attenzione al decentramento rispecchia un’inventiva tipica italiana e una capacità gestionale propria di chi conosce il terreno su cui opera. Non credo che la cooperazione italiana debba indirizzarsi in un senso confessionale piuttosto che in senso aconfessionale; tuttavia esiste sempre il rischio di concentrare i progetti in una determinata zona, seguendo logiche interne alla cooperazione. Invece, noto con piacere che qui c’è stato uno sguardo d’insieme sulla situazione libanese e tale impostazione riveste, a mio avviso, un’importanza fondamentale.

Il Libano è un Paese che, anche se con le sue difficoltà, è stata una democrazia da sempre, anzi, è stato un esempio di democrazia avant l’être. E’ noto che da Damasco si doveva andare in Libano per poter aver accesso alla stampa internazionale, perché in Siria la censura strappava le pagine! Tuttavia oggi tale modello è messo in difficoltà dalla situazione complessiva in Medio Oriente, sia il governo libanese simpatizzi con la primavera araba, sia la osteggi. Il Libano è un Paese, purtroppo, politicamente fragile e che ha sempre risentito delle crisi dei suoi vicini, metabolizzandole e vivendole come crisi interne. In questo senso, l’intervento italiano per mezzo della cooperazione per lo sviluppo riveste un ruolo decisivo nella costituzione dello Stato Libanese e nella coesione del suo tessuto sociale. Mi sembra che in pochi posti al mondo si compia così compiutamente il modello italiano come qui in Libano e con la mia visita vorrei proprio segnalare il mio interesse a stabilire e mantenere un contatto con voi, in veste di operatori di sviluppo sul campo.

Prima di venire qua, stavo discutendo con alcuni colleghi degli ultimi sviluppi in Siria, poiché tale situazione desta la mia preoccupazione. Secondo me, a questo riguardo ci sono due questioni principali da affrontare. La prima riguarda la crisi siriana e le sue ricadute in Libano, ricadute che possono rivelarsi imprevedibili. Durante i colloqui che ho avuto qui a Beirut con il Presidente del Libano, con il Primo Ministro, con Mr. Nabih Berri, Mr. Walid Jumblatt, ed altri, ho sollevato il problema dei rifugiati siriani; non è sufficiente affermare che “il numero dei rifugiati siriani al momento non supera le 20,000 unità”, ma è necessario prevedere quanti potranno arrivare in un prossimo futuro e di quale composizione sociale; e questo soprattutto alla luce dell’esperienza passata con l’impatto disastroso che ha avuto la questione palestinese in questo Paese. E’ quindi mio desiderio che noi, come Italia, siamo preparati a questa emergenza.

Anche se il Dott. Benevento ha giustamente rilevato, e di questo ti ringrazio, che in Libano si è passato da una cooperazione di emergenza a una cooperazione strutturata, al momento, ritengo che sia necessario prevedere nuove emergenze. Ringrazio il Dott. Benevento per aver citato quell’espressione a me molto cara di “Pace Preventiva” con riferimento alla pace in questo Paese. Rispetto alla risoluzione ex-post dei conflitti, noi preferiamo invece concentrarci sulla prevenzione di possibili conflitti futuri, anche considerato che in questa regione i conflitti possono essere particolarmente devastanti. Io credo che la cooperazione per lo sviluppo in Libano rivesta un ruolo significativo nel costruire e mantenere la pace, tenendo fede al messaggio che l’Italia è vicina a chi soffre.

La seconda osservazione riguarda l’evidente fragilità politica del Libano, che, tra l’altro, è un Paese dalla scarsa coesione sociale. Prendiamo in considerazione, ad esempio, la vicenda sciita: essa è la storia di una parte della popolazione considerata come sottoproletariato e del suo riscatto politico ed è una chiara dimostrazione di scarsa inclusione sociale.  Io credo che affrontare e risolvere questa problematica sociale sia un elemento decisivo per lo sviluppo generale del Paese e ho costatato con piacere come alcuni dei vostri interventi abbiano particolare rilevanza sotto quest’aspetto.

Per finire, vorrei lasciarvi due messaggi. Il primo è la garanzia del mio impegno, in modo decisivo, nel difendere la cooperazione in Libano e nel farle avere un ruolo compulsivo. Io considero la cooperazione allo sviluppo come una componente essenziale della politica estera italiana e non solo nel senso della legge 49, in cui la cooperazione italiana è definita “parte integrante della politica estera dell’Italia”, ma soprattutto nel senso dell’estroversione del nostro paese e delle relazioni tra società e società e, vorrei aggiungere, tra popolo e popolo.

Il secondo messaggio che vorrei lasciarvi riguarda l’importanza del ruolo delle ONG e del rapporto tra le ONG e la Cooperazione Italiana. A tal proposito, ho in programma di convocare una conferenza sulla cooperazione per lo sviluppo cui invitare i rappresentanti di tutte le ONG italiane. Uno dei miei scopi principali, come ben sanno i miei collaboratori, è di difendere le frontiere della cooperazione. Senza mettersi a piangere per i tagli ai fondi ricevuti, è comunque vero che adesso bisogna fare una battaglia nell’opinione pubblica italiana, e bisogna farla insieme. I nostri connazionali, le autorità, i mass-media, le forze politiche devono essere persuasi che la cooperazione allo sviluppo non consiste solamente in quel poco di beneficenza che l’Italia fa, magari col fine di non essere criticata nelle sedi internazionali, ma rientra nel modo di essere stesso di una media potenza qual è l’Italia e contribuisce ultimamente all’interesse e al benessere stesso del Paese. Mi sembra ci fosse questa logica, Dott. Benevento, nel suo intervento: la cooperazione come atto di solidarietà, ma anche d’interesse per l’Italia.

Allora io vi esorto, per quanto possibile, a comunicare e a spiegare in Italia quanto la nostra presenza qui in Libano o dovunque nel mondo sia importante non solo per il beneficiario, ma anche per il benessere ultimo del nostro Paese. Fatelo, per favore, perché c’è una battaglia da fare e dobbiamo combatterla insieme: la crisi economica rende tutti più avari e più concentrati su se stessi e meno sensibili alle tematiche della cooperazione. Abbiamo anche perso quelle che erano nel passato le grandi ideologie di riferimento, le grandi motivazioni. Tuttavia, bisogna riconoscere che la cooperazione per lo sviluppo assume ancor più rilevanza nel mondo globalizzato: pensate solo a cosa significa per l’Italia la cooperazione con l’Africa del Nord o con l’Africa centrale! Ed è vero che come italiani non possiamo essere presenti ovunque e in ogni campo, però alcuni interventi devono essere realizzati in aree prioritarie, e tra queste sicuramente c’è il Libano.

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