Libano: riemergono le milizie armate

Articolo tratto da Nena News

La militanza sunnita si radicalizza dopo l’uccisione ad un posto di blocco dell’esercito dello sceicco Ahmed Abdul Wahed, alleato dell’ex premier Saad Hariri. Dietro le quinte si preparano i gruppi armati di ogni fazione

Erano in migliaia ieri a Bireh. Tanti armati di mitra. Qualcuno ha sparato in aria per scaricare la rabbia e in segno di saluto, durante i riti funebri per il predicatore sunnita Ahmed Abdul Wahed, ucciso domenica a un posto di blocco vicino Akkar. È stato con ogni probabilità un incidente, l’auto del predicatore non si è fermata all’alt e i soldati hanno aperto il fuoco. I militanti sunniti però non ci credono. Per loro è stato un agguato compiuto su ordine dell’ intelligence libanese, legata ai servizi del regime siriano. Ahmed Abdul Wahed era un amico e collaboratore dell’ex premier Saad Hariri, leader del partito Mustaqbal (Futuro): un altro motivo per organizzare il «complotto», dicono a Bireh, ad Akkar, a Tripoli e nel resto del nord del Libano, storica roccaforte della militanza sunnita. «Sappiamo che lo sceicco Abdul Wahed è stato ucciso intenzionalmente da soldati (libanesi) legati ad Assad», ripeteva ieri il deputato Khaled Daher, di Mustaqbal.

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