[esteri] Romeo Langlois torna libero

Articolo scritto da Manfredi Lo Sauro, Cooperante ARCS

Dopo 33 giorni di prigionia torna in libertà Romeo Langlois. Il giornalista era scomparso il 28 aprile 2012 mentre seguiva un’operazione anti narcotraffico dell’esercito colombiano nel Caquetà (Colombia). Durante l’operazione erano stati trovati e distrutti alcuni laboratori di pasta di coca e una cocina di cocaina. Proprio quest’ultima scoperta avrebbe scatenato l’imboscata del Frente 15 delle FuerzasArmadasRevolucionarias de Colombia – Ejercito del Pueblo (FARC-EP) al battaglione dell’esercito con cui si trovava Langlois. I combattimenti causarono la morte di una cifra imprecisata di militari e guerriglieri e la desaparición di Romeo Langlois. Secondo fonti militari, il giornalista, dopo esser stato ferito al braccio sinistro durante lo scontro, si sarebbe consegnato alle FARC-EP identificandosi come civile.

Dopo vari giorni di incertezza, il 6 maggio, fu confermata la cattura di Romeo Langlois da parte del Frente 15 delle FARC-EP con un comunicato in cui la guerriglia inaspettatamente dichiarava il giornalista “prigioniero di guerra”: Langlois veniva definito integrante delle file nemiche perché indossava un casco militare e un giubbetto antiproiettile. In tal modo si contravveniva in modo eclatante al Diritto Internazionale Umanitario disconoscendo lo status di civile del giornalista, individuato pericolosamente come parte integrante del conflitto. Pochi giorni dopo, a seguito delle pressioni della societàcolombiana ed internazionale e di una indagine “interna” alla guerriglia sul lavoro di Langlois, le FARC-EPavevanocomunicato la loro intenzione di consegnare il giornalista ad una commissione formata dalla ex senatrice colombiana PiedadCórdoba, dal delegato del Comitato Internazionale della Croce Rossa Jordi Raich e da un delegato del governo Hollande.

Il 30 maggio, dopo poco più di un mese, Romeo Langlois riconquista la sua libertà e termina la sua prigionia. Nonostante sia stato curato al braccio ferito, nonostante sia stato trattato relativamente bene e nonostante la sua prigionia sia durata poco tempo, non possiamo dimenticare il fatto estremamente grave di identificare un giornalista che copre una notizia in un contesto di guerra come un combattente della stessa. A prescindere da chi si stia accompagnando, che sia l’esercito o la guerriglia, un civile rimane un civile sia esso un giornalista, un cooperante, un contadino o un cittadino comune. Niente e nessuno, governo o gruppi armati al margine della legge, si possono permettere di infrangere il principio dell’inviolabilità edimmunità dei non combattenti e il dovere di protezione che ciascun belligerante ha nei confronti della popolazione civile. Venendo meno a questi doveri gli attori del conflitto colombiano ledono le basi del Diritto Internazionale Umanitario,mettendo in gravissimo pericolo tutte quelle persone che svolgono il proprio lavoro in un contesto di conflitto armato interno insiemealla popolazione che vive nelle zone di guerra.

Per questo, in un giorno di felicità come quello che vede la riconquista della libertà di Romeo, non possiamo dimenticare quelle persone che ancora soffrono della privazione arbitraria della loro libertà sia da parte dello Stato colombiano che da parte degli altri attori del conflitto armato.La società civile internazionale devetenere alta l’attenzione sulle condizioni della popolazione civile che vive nelle zone di conflittoe impegnarsi a rilanciare la difesa di tutti i civili che soffrono le conseguenze dalla guerra colombiana.

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