[cooperazione] La partnership tra Imprese e Ong nella cooperazione allo sviluppo sostenibile

Articolo della Dott.ssa Cinzia Giudici (*)
Come emerso più volte nel corso di riunioni dell’Assemblea Generale dell’ONU, uno degli Obiettivi del Millennio più lontani dall’essere realizzati è quello relativo alle partnership globali per lo sviluppo.
Un obiettivo chiave se si vuole conseguire uno sviluppo sostenibile e di lungo periodo a livello globale.
E’ infatti chiaro come la sola cooperazione “a dono”, indispensabile non solo in contesti di emergenza, ma anche dove le vulnerabilità economiche e sociali impediscono o rallentano lo sviluppo, non sia sufficiente ad avviare processi di sviluppo sostenibile.
I grandi cambiamenti in atto nel mondo globalizzato, nelle relazioni economiche e finanziarie internazionali, nei modelli di sviluppo, nella segmentazione della povertà e della ricchezza, insieme al perdurare della crisi che tocca le nostre economie, richiedono un ripensamento delle politiche di cooperazione con i paesi in via di sviluppo.
Fino a pochi decenni fa, lo sviluppo dei paesi più vulnerabili e la lotta alla povertà, che tocca ancora quasi un terzo delle persone del pianeta, erano temi vissuti come ‘altri da noi”, su cui intervenire soprattutto per ragioni etiche e di giustizia.
Oggi, accanto a queste ragioni, ancora fondamentali, occorre considerare i mutamenti che riguardano alcuni dei paesi che definivamo in via di sviluppo, che si stanno affermando come realtà nuove e dinamiche nel contesto internazionale. Nuove relazioni internazionali impongono la condivisione di crescita e sviluppo, cui sono destinati anche i paesi che fanno parte della fascia più povera.
E’ questa la promessa dell’economia globalizzata che coinvolge aree del mondo distanti ma connesse tra loro da economie sempre più interdipendenti. Quale grande opportunità potrebbe dunque rappresentare nei prossimi decenni, giusto a titolo di esempio, un’Africa uscita dalla povertà? Partecipare già oggi allo sviluppo del continente africano significa quindi giocare il nostro stesso futuro oltre che provare a debellare la povertà dove è più radicata.
Questi cambiamenti hanno aperto in Italia nuovi spazi di confronto e dialogo tra i diversi attori della cooperazione internazionale allo sviluppo, ed in particolare tra Istituzioni, Imprese e ONG.
Le ONG, portatrici di un patrimonio di conoscenze e relazioni consolidate, direttamente nei paesi in via di sviluppo, sono un partner determinante per avviare una strategia coerente e rispettosa delle aspettative e dei diritti dei Paesi cui si rivolgono gli interventi. Mentre le imprese  sono un indispensabile attore per immaginare politiche di co-sviluppo, di reciproco vantaggio, che siano durature nel tempo, a partire dai paesi emergenti fino a quelli ancora ai margini che presto saranno i nuovi protagonisti del mercato globale.
I tempi sono, a nostro giudizio, più che maturi per verificare concretamente a quali condizioni sia possibile realizzare partnership strategiche e sinergiche, nel rispetto degli specifici ruoli, tra ONG e Imprese nella cooperazione allo sviluppo.
Argomenti quali sviluppo economico, commercio internazionale, investimenti, partnership economiche, imprese miste, joint ventures, non sono sicuramente delle novità di per sé. Lo sono però se nella loro natura imprenditoriale vengono coniugate e apparentate al tema dello sviluppo come affrontato dalla Cooperazione Internazionale, soprattutto da quegli attori che nei progetti di sviluppo pongono gli aspetti sociali, culturali, ambientali e umani al pari dell’aspetto economico.
In sostanza un’idea completa di sviluppo sostenibile, coniugato attraverso interessi condivisi.
Alcune ONG (tra cui quelle di Link), da tempo agiscono in un quadro più ampio in cui ragionamenti su altri strumenti di cooperazione possono essere condotti in sinergia con il mondo del privato profit, proprio partendo da una chiara condivisione dei reciproci interessi.
In questo scenario un ruolo non marginale ricopre la partecipazione diretta delle comunità migranti: non è solo una questione di rimesse, che sono comunque una risorsa importante che potenzialmente può contribuire a processi di sviluppo, ma si tratta anche di strategie di crescita imprenditoriale ed economica personale che possono trovare nuovi canali di espansione favorendo lo sviluppo nel proprio Paese, anche “solo” come ricaduta indiretta del loro fare business nel Paese di origine.
Diventa quindi di estrema importanza e di enorme interesse coinvolgere in questo processo tutti gli attori che hanno a che fare con l’imprenditoria, l’internazionalizzazione di impresa, gli investimenti all’estero, i movimenti di capitali e i servizi finanziari e lo sviluppo sostenibile, sia in Italia che nel Paese di provenienza delle comunità migranti.
E’ importante notare che gli argomenti che si toccano su questo tema a livello “nazionale” sono in realtà argomenti di primo piano anche per gli attori privati e pubblici nei Paesi extra-Europei, dove sempre con maggior forza si sottolinea la necessità di coniugare i progetti di sviluppo con strategie di investimento.
Ed è anche importante notare come il tema dell’interazione tra privato profit e privato non-profit sia sempre più all’ordine del giorno anche nelle strategie di cooperazione dell’Unione Europea, non in un’ottica di sostituibilità o di concorrenza, ma in uno sforzo sinergico che riconosca le specificità degli attori e che porti ad esaltare il valore aggiunto che la compartecipazione di interessi condivisi può portare in un’ottica di politiche di cooperazione allo sviluppo.

Come emerso più volte nel corso di riunioni dell’Assemblea Generale dell’ONU, uno degli Obiettivi del Millennio più lontani dall’essere realizzati è quello relativo alle partnership globali per lo sviluppo. Un obiettivo chiave se si vuole conseguire uno sviluppo sostenibile e di lungo periodo a livello globale.
E’ infatti chiaro come la sola cooperazione “a dono”, indispensabile non solo in contesti di emergenza, ma anche dove le vulnerabilità economiche e sociali impediscono o rallentano lo sviluppo, non sia sufficiente ad avviare processi di sviluppo sostenibile.
I grandi cambiamenti in atto nel mondo globalizzato, nelle relazioni economiche e finanziarie internazionali, nei modelli di sviluppo, nella segmentazione della povertà e della ricchezza, insieme al perdurare della crisi che tocca le nostre economie, richiedono un ripensamento delle politiche di cooperazione con i paesi in via di sviluppo.
Fino a pochi decenni fa, lo sviluppo dei paesi più vulnerabili e la lotta alla povertà, che tocca ancora quasi un terzo delle persone del pianeta, erano temi vissuti come ‘altri da noi”, su cui intervenire soprattutto per ragioni etiche e di giustizia. Oggi, accanto a queste ragioni, ancora fondamentali, occorre considerare i mutamenti che riguardano alcuni dei paesi che definivamo in via di sviluppo, che si stanno affermando come realtà nuove e dinamiche nel contesto internazionale. Nuove relazioni internazionali impongono la condivisione di crescita e sviluppo, cui sono destinati anche i paesi che fanno parte della fascia più povera. E’ questa la promessa dell’economia globalizzata che coinvolge aree del mondo distanti ma connesse tra loro da economie sempre più interdipendenti. Quale grande opportunità potrebbe dunque rappresentare nei prossimi decenni, giusto a titolo di esempio, un’Africa uscita dalla povertà? Partecipare già oggi allo sviluppo del continente africano significa quindi giocare il nostro stesso futuro oltre che provare a debellare la povertà dove è più radicata.
Questi cambiamenti hanno aperto in Italia nuovi spazi di confronto e dialogo tra i diversi attori della cooperazione internazionale allo sviluppo, ed in particolare tra Istituzioni, Imprese e ONG.Le ONG, portatrici di un patrimonio di conoscenze e relazioni consolidate, direttamente nei paesi in via di sviluppo, sono un partner determinante per avviare una strategia coerente e rispettosa delle aspettative e dei diritti dei Paesi cui si rivolgono gli interventi. Mentre le imprese  sono un indispensabile attore per immaginare politiche di co-sviluppo, di reciproco vantaggio, che siano durature nel tempo, a partire dai paesi emergenti fino a quelli ancora ai margini che presto saranno i nuovi protagonisti del mercato globale.
I tempi sono, a nostro giudizio, più che maturi per verificare concretamente a quali condizioni sia possibile realizzare partnership strategiche e sinergiche, nel rispetto degli specifici ruoli, tra ONG e Imprese nella cooperazione allo sviluppo.
Argomenti quali sviluppo economico, commercio internazionale, investimenti, partnership economiche, imprese miste, joint ventures, non sono sicuramente delle novità di per sé. Lo sono però se nella loro natura imprenditoriale vengono coniugate e apparentate al tema dello sviluppo come affrontato dalla Cooperazione Internazionale, soprattutto da quegli attori che nei progetti di sviluppo pongono gli aspetti sociali, culturali, ambientali e umani al pari dell’aspetto economico. In sostanza un’idea completa di sviluppo sostenibile, coniugato attraverso interessi condivisi.Alcune ONG (tra cui quelle di Link), da tempo agiscono in un quadro più ampio in cui ragionamenti su altri strumenti di cooperazione possono essere condotti in sinergia con il mondo del privato profit, proprio partendo da una chiara condivisione dei reciproci interessi.
In questo scenario un ruolo non marginale ricopre la partecipazione diretta delle comunità migranti: non è solo una questione di rimesse, che sono comunque una risorsa importante che potenzialmente può contribuire a processi di sviluppo, ma si tratta anche di strategie di crescita imprenditoriale ed economica personale che possono trovare nuovi canali di espansione favorendo lo sviluppo nel proprio Paese, anche “solo” come ricaduta indiretta del loro fare business nel Paese di origine.Diventa quindi di estrema importanza e di enorme interesse coinvolgere in questo processo tutti gli attori che hanno a che fare con l’imprenditoria, l’internazionalizzazione di impresa, gli investimenti all’estero, i movimenti di capitali e i servizi finanziari e lo sviluppo sostenibile, sia in Italia che nel Paese di provenienza delle comunità migranti.
E’ importante notare che gli argomenti che si toccano su questo tema a livello “nazionale” sono in realtà argomenti di primo piano anche per gli attori privati e pubblici nei Paesi extra-Europei, dove sempre con maggior forza si sottolinea la necessità di coniugare i progetti di sviluppo con strategie di investimento. Ed è anche importante notare come il tema dell’interazione tra privato profit e privato non-profit sia sempre più all’ordine del giorno anche nelle strategie di cooperazione dell’Unione Europea, non in un’ottica di sostituibilità o di concorrenza, ma in uno sforzo sinergico che riconosca le specificità degli attori e che porti ad esaltare il valore aggiunto che la compartecipazione di interessi condivisi può portare in un’ottica di politiche di cooperazione allo sviluppo.

(*) Cinzia Giudici è Presidente del COSV – Coordinamento delle Organizzazioni per il Servizio Volontario

Condivido sui social media!

Leave Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *