[progetti] Santa Fe’: prende ufficialmente il via il programma comunitario

Federico Mei racconta la sua recente esperienza a Cuba

1 maggio 2012 è un giorno di festa a Santa Fé, quartiere periferico del Municipio Play de la città dell’Havana. Mentre migliaia di persone sfilano per le strade della città per la ormai consueta marcia per il lavoro, a Santa Fé festeggiano un altro evento ugualmente molto importante per la comunità. Dopo 3 anni, tra costruzione dell’intervento e processi di approvazione (tanto da parte del principale donatore – l’Unione Europea – tanto dalle istituzioni locali) prende ufficialmente il via il programma comunitario “Santa Fè: Reforzamiento de los servicios socioculturales para el desarrollo comunitario”. È Susanna, la direttrice della Casa della Cultura di Santa Fé, la più emozionata e già prodiga nell’organizzare con le sue collaboratrici il nuovo programma di laboratori culturali per i bambini e gli adolescenti della comunità. Per tanto tempo ci siamo arrangiati, ci dice, cercando di realizzare le attività con le poche attrezzature che avevamo e con il solo entusiasmo che da sempre caratterizza questa comunità che, anche se ricompresa nel territorio della grande Havana, possiede peculiarità culturali del tutto singolari. La casa cultura sorge a pochi metri dal mare, lungo la via litoranea intorno alla quale si sviluppa la comunità. Si tratta di una piccola struttura mal ridotta soprattutto a causa della furia degli elementi che spesso si abbattono su questo lato dell’isola, e della cronica mancanza di risorse e mezzi anche per la semplice manutenzione ordinaria.  Ormai siamo costretti a fare le attività solo all’aperto perché dentro non c’è abbastanza spazio e si corre sempre il rischio di un crollo, ci confessa un’operatrice. Il cinema Oasis, o meglio quello che ne rimane dopo gli ultimi grandi uragani del 2007, sorge a pochi metri dalla casa cultura. Un tempo ospitava fino a 400 persone, oggi ha bisogno di urgenti interventi di ristrutturazione prima che la struttura sia completamente irrecuperabile. A parte un centro anziani, la casa cultura e il cinema, dove all’oggi funziona solo un servizio di noleggio film, sono gli unici luoghi aggregativi della comunità che conta 21.172 abitanti e  a cui si aggiugono ulteriori 18.650 di Jaimanitas e Cangrejeras, due comunità limitrofe. “Non abbiamo opportunità” ci dice Claudia, una ragazza di 14 anni che partecipa alle attività della casa cultura, “per ogni cosa bisogna andare in città, è li che si concentrano la maggior parte delle attività culturali ma i trasporti sono rari e per noi molto cari”. Ancora Susanna la direttrice ci confessa che negli ultimi anni sono aumentate le manifestazioni di insofferenza soprattutto dei giovani. Il raggeton, più che un ballo, un’insieme di alcool, sesso, disinibizione ecc, è ormai un modo a basso costo per sfogare questa insofferenza e sono sempre di più gli episodi di violenza che si scatenano in queste manifestazioni.

E’ un sogno che si avvera, conclude sempre Susanna, ora grazie al sostegno e alla grande esperienza dell’Arci, potremo realizzare un polo per la promozione sociale e culturale della comunità che veda nella casa cultura e negli spazi rinnovati del cinema Oasis i due luoghi principali in cui la comunità stessa potrà riconoscersi rafforzando il senso di appartenenza e contrinuendo a ripristinare quei legami comunitari che da sempre hanno caratterizzato questo piccolo “villaggio”.

Si torna all’havana per immergersi, insieme ai collaboratori del partner locale Associazione Hermanos Saiz, nella pianificazione delle attività, nella preparazione della tonnellata di scartoffie per importare le attrezzature previste e in tutte quegli aspetti che garantiranno la trasparenza e il monitoraggio di un progetto che per quanto ambizioso è il frutto del lavoro e dell’esperienza di tutta l’associazione.

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