[cooperazione] La cooperazione internazionale italiana rischia di scomparire

A fine settembre si terrà a Milano il Forum nazionale sulla cooperazione, promosso dal Ministro per l’integrazione e la cooperazione Prof. Andrea Riccardi. La notizia è stata ufficializzata al Tavolo interistituzionale dello scorso 17 aprile e i lavori dei gruppi preparatori sono già in corso (www.forumcooperazione.it). Parallelamente, in Parlamento, sono ripresi i contatti tra i gruppi per ‘varare’ una nuove legge di settore con accordo trasversale, che, da indiscrezioni, ci pare essere una sostanziale riaffermazione del percorso delle Legge 49/87 , che riafferma la centralità degli Esteri e cancella ogni ipotesi di Agenzia: si chiude l’esperienza del Ministero ad hoc, se pur senza portafoglio, ma almeno di indirizzo. “La disponibilità dei fondi per la Cooperazione allo sviluppo nell’ultimo anno si è ridotta del 43%, da 358 a 203 milioni di euro (…). La Cooperazione internazionale sta morendo”-così Di Giovannangeli  il 7  giugno su L’Unità, citando peraltro le parole del portavoce della Farnesina, Giuseppe Manzo. La settimana scorsa IAI (Istituto Affari internazionali) e ISPI  (Istituto Studi Politica Internazionale) hanno annunciato la pubblicazione dell’annuario 2012 sulla politica estera italiana con questa premessa: “L’ Italia è un Paese che, malgrado gli sforzi del governo di Mario Monti, deve ancora attrezzarsi culturalmente e politicamente a fronteggiare la competizione internazionale per come è diventata negli ultimi anni. Recuperare terreno richiede «accordi bipartisan» per ridefinire strategie «condivise» e «uno sforzo collettivo che coinvolga tutte le istituzioni”. A partire da questi contributi che ci invitano come società civile alla riflessione e ci devono spingere anche all’azione, l’occasione del Forum di settembre è ghiotta opportunità. Non è ormai pensabile mantenere un atteggiamento silente di fronte alle spinte diverse che frenano il cambiamento di un’ottica ‘vetusta’ di inquadramento delle politiche cosiddette di aiuto. Il ministro Riccardi ha recentemente ribadito la pericolosità di un percorso che porta all’esclusione dell’Italia dai Paesi donatori, che la relega in seconda fila nei consessi internazionali per la sua decisione di non rispettare gli impegni presi per la lotta alle povertà e condanna tutti, istituzioni e mondo delle ong, a un’inevitabile fine della politica di cooperazione. A questo punto, a che pro una legge che ancora sta con i piedi nel passato? La maggior parte delle ong italiane avevano interpretato il Forum come occasione di ‘scrittura condivisa’ dell’art. 1 della legge: insieme ai nuovi attori sociali (le comunità di immigrati, la finanza etica, il volontariato diffuso,lo stesso mondo del profit) e attraverso un dialogo forte con le istituzioni nazionali e  decentrate, per riportare al centro la dignità delle relazioni comunitarie, della cittadinanza globale, dell’interdipendenza e della crescita condivisa nelle scelte delle politiche del Paese, di concerto prima di tutto con quelle europee. L’involuzione della cooperazione internazionale italiana va contrastata con una maggiore e più evidente iniziativa del mondo non governativo,a partire dal protagonismo indiscusso nella definizione delle priorità e degli obiettivi del Forum di settembre: urge un confronto aperto con tutte le altre istanze sociali impegnate sul tema e con i partiti, che nei propri palazzi troppo spesso costruiscono proposte slegate dal contesto del mondo reale.

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