A Monastir per prepare il World Social Forum 2013

Arcs ha partecipato ai lavori preparatori del prossimo World Social Forum che si terrà nel 2013 in Tunisia. Una serie di assemblee, convegni, tavole rotonde, workshop, concerti hanno animato la cittadina di Monastir dal 12 al 17 luglio, dando vita a incontri e dialoghi tra gli attivisti della società civile che credono che cambiare l’attuale sistema economico e sociale sia possibile attraverso un modello alternativo.

Più di centocinquanta associazioni provenienti da tutto il mondo si sono confrontate su differenti tematiche, quali: sviluppo sostenibile, cittadinanza attiva, giustizia sociale, migrazione, libertà, diritti delle donne, prospettive giovanili, ambiente e lavoro. La manifestazione è iniziata la sera del 12 luglio nella fortezza el-Ribat, dove si sono avvicendati alcuni dei rappresentanti delle associazioni che organizzeranno il Forum Sociale Mondiale del marzo 2013 a Tunisi. Come ha sottolineato il co-fondatore del Social Forum – che ha preso vita dodici anni fa a Porto Alegre – Chico  Whitaker, la Tunisia rappresenta un luogo elettivo per continuare il cammino intrapreso dai popoli indigeni un decennio fa. È in Tunisia infatti che i recenti movimenti di ribellione del Maghreb hanno mosso i primi passi nel gennaio 2011, ed è quindi in giusto che proprio in Tunisia, in quanto laboratorio di una nuova transizione democratica, si svolga il prossimo incontro della società civile mondiale.

Nei giorni successivi le attività si sono svolte nelle varie sedi del polo universitario di Monastir. In occasione di questi eventi si è incrociata la campagna internazionale di boats4peaple. Una goletta, “una barca della solidarietà”, che ha preso il mare da Cecina – dove si è svolto il meeting antirazzista di ARCI – e che seguendo varie tappe (Palermo, Pantelleria) è arrivata a Monastir per portare un messaggio di conoscenza e di speranza, sensibilizzando sulla realtà dei morti e dispersi nel mare nostrum a causa della chiusura delle frontiere e dei respingimenti da parte dei paesi comunitari. Una campagna questa che cerca di produrre un legame tra le due sponde del mediterraneo e di mantenere viva la memoria delle migliaia di vittime che hanno trovato la morte in mare oppure appena giunti in Europa. A testimonianza di ciò, un lungo striscione che riporta i nomi dei 16.175 tra rifugiati e migranti che hanno trovato la morte tra il 1 gennaio 1993 e il 30 maggio 2012 è stato esposto in varie occasioni durante la manifestazione di Monastir. Oltre a queste vittime è da aggiungere un elevato numero degli scomparsi per i quali si sta ancora cercando di chiedere giustizia ai governi europei interessati.

I momenti di emozione non sono mancanti ma forse è opportuno segnalarne uno per tutti e cioè le madri dei morti e dispersi in mare che sedute sugli scogli del porto di Qsibet Al Madiuni scrutavano l’orizzonte di quella “pozza profonda” che ha risucchiato i propri figli. Su quel molo una performance teatrale ha evocato il sangue disperso e delle lanterne cinesi lasciate volare nel cielo hanno simboleggiato il messaggio che la campagna ha voluto dare: “Basta morti in mare. Per un Mediterraneo di libertà e solidarietà”.

Una solidarietà che si è ricercata nei giorni dei lavori di preparazione al Forum, una solidarietà finalizzata alla cooperazione e allo scambio di idee per creare una piattaforma comune da cui partire per rafforzare le reti esistenti e gettare le basi per nuove articolazioni tra i movimenti sociali, elaborare un programma di azione comune e consolidare la lotta e la mobilitazione a livello globale.

Guarda il video di presentazione delle giornate di Monastir

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