Arcs per la ricostruzione a Cuba dopo l’uragano Sandy

E’ passato quasi un mese da quando l’uragano Sandy si è abbattuto su Cuba: era il 25 ottobre scorso, ma le conseguenze rimarranno ben visibili per ancora molto tempo.

ARCS, grazie alla sua presenza a Cuba e con il sostegno dei partner locali, ha potuto effettuare una ricognizione in loco per valutare i danni e proporre interventi diretti a sostenere la ricostruzione, in particolare nella provincia di Santiago, l’area più colpita dalla furia del ciclone.

Si parte dall’Havana nel primo pomeriggio in macchina con due responsabili di ACTAF – associazione cubana di agronomi e forestali con cui ARCS collabora in un intervento in Pinar del Rio diretto a dare impulso all’agricoltura urbana con utilizzazione di metodologie e tecnologie sostenibili – verso Bayamo, nella provincia di Granma, in quanto la maggior parte delle strutture ricettive di Santiago è ancora occupata dagli sfollati e quindi non è facile trovare una sistemazione per la notte.

Dopo una “passeggiata” di circa 800 km arriviamo a destinazione: qui, però, non si percepisce molto quella che è stata la forza dell’uragano, visto che nella regione le maggiori conseguenze si sono avute lungo il litorale a causa delle forti mareggiate.

Il mattino seguente ci spostiamo a Santiago, che dista circa due ore di macchina. Il paesaggio cambia via via che ci avviciniamo alla città. Appena entrati in territorio santiaguero si cominciano a vedere i primi alberi sradicati o spezzati e diverse case scoperchiate. Molte, in particolare quelle lungo la strada, presentano già lamiere nuove frutto del lavoro del governo cubano, mentre i tecnici del partner locale ci dicono che nell’entroterra la situazione non è ancora stata risolta soprattutto per le difficoltà di reperire materiali e trasportarli (scarsità di combustibile e vie di comunicazione disastrate). Con l’approssimarsi della città la strada diventa sempre più dissestata, mentre il paesaggio intorno assomiglia sempre di più ad uno scenario dantesco dove si fa fatica a trovare un albero ancora in piedi. Appena si entra il primo impatto è quello con la stazione degli autobus: una delle prime strutture ad essere stata rimessa a posto, si possono ancora vedere gli operai fare gli ultimi ritocchi. Proprio di fronte, invece, c’è la grande struttura del teatro che presenta ancora profonde ferite (pezzi di tetto mancanti, porzioni di muri crollati ecc.) e che verrà ripristinata in un secondo momento per dare spazio ad altre priorità. Passando per i viali di Santiago, un tempo alberati,  è tutto un lavorio per sistemare dove un muro, dove un tetto. La maggior parte delle macerie sono ormai state rimosse dalla strada, ma in questo modo è ancora più facile notare le voragini lasciate dagli alberi sradicati, le panchine divelte, i lampioni piegati dalla forza del vento. La città comunque è viva, ci sono squadre al lavoro provenienti da tutta l’isola che, dopo essersi dedicate alle strutture di primaria importanza (scuole, ospedali, stazione, ecc), sono passate ora a rattoppare le case private.

Solo a Santiago sono circa 137mila le case danneggiate, di cui 15.300 crollate e ben 43.460 rimaste senza tetto. A parte quella strutturale, l’emergenza che si sta presentando in tutta la sua complessità è quella alimentare. Visitiamo 4 orti urbani in cui vengono prodotti ortaggi destinati agli ospedali, alle scuole e alla popolazione locale. Il lavoro per ripristinare in fretta un minimo di produzione per assicurare l’alimentazione quotidiana è intenso, ma sono stati persi quasi tutti gli equipaggiamenti (sistemi di irrigazione, coperture per serre, attrezzature varie). Al di la delle enormi perdite di derrate agricole immagazzinate, oltre quelle distrutte direttamente sul terreno, si prevede una diminuzione di produttività che inciderà per mesi, in quanto sarà molto difficile sostituire in breve tempo i mezzi produttivi, per larga parte di importazione, perduti.

La situazione non migliora se ci spingiamo nella campagna, dove si possono ammirare enormi estensioni di canna da zucchero o banani rasi al suolo con i contadini impegnati a salvare il salvabile. La sicurezza alimentare del Paese era già a rischio prima del passaggio dell’uragano, ma si presenta ora come una vera e propria emergenza, diventando una delle priorità di intervento, accanto a quella abitativa. Senza voler fare confronti con i nostri nonni, le conseguenze si ripercuotono su tutto il Paese. L’area orientale dell’isola, ad esempio, è da sempre uno dei maggiori produttori di pollame e uova: dal passaggio dell’uragano è quasi impossibile trovare uova nei mercati de l’Havana; le poche rimaste vengono vendute al mercato nero a prezzi inaccessibili per la popolazione. Stessa sorte, anche se con un impatto minore, è toccata alle banane, sempre più difficili da trovare e componente essenziale della dieta cubana.

Il ritorno all’Havana dopo altri 900 km di strada è un continuo confronto sui dati raccolti e sulle possibili proposte di intervento. ARCS, in base alla propria esperienza e condividendo con il partner e le istituzioni locali le priorità, ha identificato un intervento diretto a ripristinare la produzione in 4 orti urbani, dedicati in gran parte a prodotti per le mense delle scuole materne ed elementari della città, fornendo attrezzature e materiali di lavoro.

Scarica i dati sulla Ricognizione della situazione conseguente al passaggio dell’uragano Sandy

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