L’Arci: sempre al fianco dei democratici egiziani. Contro il massacro, fermare la repressione e le violenze.

L’esercito egiziano aveva il potere di scegliere, dopo l’intervento a sostegno della gigantesca protesta popolare che un mese fa si era ribellata alle scelte antidemocratiche e antisociali del governo Morsi, e alle sue continue forzature istituzionali per l’islamizzazione del paese.

Poteva dare un contributo a riportare il paese sulla via costituzionale e della convivenza democratica, riconsegnando immediatamente alla politica e al popolo il diritto-dovere di trovare una soluzione alla difficile transizione egiziana.

Ha fatto invece la scelta peggiore, scegliendo la via della violenza bruta e della repressione, compiendo uno dei peggiori massacri di piazza mai visti nella storia recente, ingiustificabile e inaccettabile da qualunque punto di vista, e per il quale le parole di condanna sembrano tutte insufficienti.

E ha così innescato una reazione a catena drammatica, con gli attacchi alle chiese, ai luoghi pubblici, perfino ai siti storici e culturali in tutto il paese.

In questi giorni tragici e densi di enormi pericoli per il futuro dell’Egitto, di tutta la regione, del nostro comune Mediterraneo noi confermiamo la vicinanza e la solidarietà a tutto il popolo egiziano, consapevoli anche che nel loro futuro è scritta anche una parte del nostro destino.

Rinsaldiamo con forza e solidarietà la alleanza di senso e di prospettiva che ci lega ai democratici, ai giovani, alle donne, ai lavoratori, ai sindacati e alle associazioni indipendenti che hanno sconfitto la dittatura di Mubarak e che -stretti fra pericoli mortali e temibili avversari- continuano a battersi per un paese libero, indipendente, pacifico e democratico.

Chiediamo all’Italia, all’Europa e a tutta la comunità internazionale di stare dalla loro parte, l’unica parte che può contribuire a evitare il baratro, riportando l’Egitto sulla via costituzionale e democratica, l’unica strada che può garantire la riconciliazione nazionale e la convivenza pacifica.

Facciamo nostre le richieste di immediata fine della repressione, della fine delle violenze da parte di chiunque, di riapertura del dialogo, di una indagine indipendente sulle responsabilità dell’uccisione dei manifestanti e dei civili, necessarie precondizioni per cercare di superare questa tragica fase.

Alle organizzazioni democratiche egiziane e al movimento Tamarod confermiamo la determinazione della nostra associazione alla azione e alla mobilitazione comune.

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