Donne organizzate per la costruzione di una società della Pace

di Manfredi Lo Sauro

A fine aprile è stato avviato il progetto “Donne organizzate per la costruzione di una società della Pace (DOCP)” in Colombia. L’obiettivo dell’azione è di rafforzare e sostenere la società civile colombiana nella partecipazione democratica al gorverno del territorio. Le attività sono rivolte principalmente ad appoggiare una vasta rete di organizzazioni locali di donne che da anni lottano e resistono all’interno di una società disgregata dalla violenza e culturalmente maschilista. Attraverso le azioni del progetto si vogliono dotare le beneficiarie di tutti quegli strumenti teorici e pratici per la loro piena partecipazione all’interno degli spazi democratici che la legislazione colombiana prevede. Si vuole inoltre promuovere e rafforzare il dialogo paritario e propositivo tra la società civile colombiana e le istituzioni sia locali che nazionali. Il progetto si svolge in quattro dipartimenti: Chocò, Valle del Cauca, Sucre e Cauca.

In questa fase, grazie alla partnership con la Corporación Viva la Ciudadanía, il progetto sta muovendo i primi passi. Congiuntamente alle organizzazioni di base locali si stanno definendo le tematiche prioritarie su cui verterà la formazione per le beneficiarie del progetto, si stanno preparando gli strumenti pedagogici che verranno utilizzati nei workshop e si stanno concertando i quattro Programmi di lavoro che faranno da guida per il percorso progettuale. Oltre all’intenso lavoro con le organizzazioni sociali si stanno stabilendo le relazioni con le autorità locali per assicurare il corretto e sicuro svolgimento delle attività in loco. Sarà di fondamentale importanza la partecipazione piena e consapevole delle autorità locali in modo da garantire sia il dialogo e lo scambio di proposte sulle politiche pubbliche nella seconda fase progettuale sia l’incolumità delle partecipanti alle attività. Per questo le prime azioni del processo sono di centrale importanza e stanno mettendo le basi per un futuro successo del processo.

Un progetto che vuole contribuire a ricostruire la società colombiana non può però esimersi dal guardare con interesse all’attualità politica del Paese. Nelle ultime settimane sono arrivate notizie contrastanti sul futuro dei negoziati di Pace de La Habana tra il governo colombiano e le Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia (FARC – EP).

Dopo aver raggiunto l’accordo su tematiche fondamentali per la soluzione politica del conflitto armato, come “Terra e sviluppo rurale” e “Partecipazione politica e garanzie per l’opposizione”, i negoziatori hanno firmato un accordo anche su “Droga e narcotraffico”. Inoltre, in un comunicato congiunto, il gorverno e le FARC – EP, hanno spiegato come intendono portare avanti le trattative sul prossimo punto in agenda: “Vittime”. Per la prima volta nella storia colombiana le organizzazioni che rappresentano le quasi sette milioni di vittime del conflitto armato colombiano sono state invitate a partecipare al tavolo dei negoziati, dove potranno finalmente raccontare in piena autonomia ciò che hanno vissuto, come immaginano una società senza guerra e cosa si aspettano da questi negoziati di Pace. Per la prima volta sia il governo che le FARC – EP riconoscono l’esistenza e il diritto alla partecipazione delle vittime delle loro azioni belliche. Per la prima volta nella travagliata storia colombiana le vittime del conflitto armato interno vedono prospettarsi il riconoscimento di quei diritti per cui lottano da decenni: verità, giustizia, riparazione e garanzia di non ripetizione dei crimini. Inoltre, nello stesso comunicato si annuncia la creazione, all’interno del Tavolo dei negoziati, di una sottocommissione tecnica che cominci a discutere le modalità di un effettivo cessate il fuoco e della fine delle ostilità. Infine, in ottica del raggiungimento di una Pace che coinvolga tutti gli attori armati del conflitto colombiano, il governo e l’Ejercito de Liberación Nacional (ELN), la seconda guerriglia del Paese, hanno rilasciato un comunicato in cui ufficializzano i negoziati per l’instaurazione di un Tavolo negoziale per la fine delle ostilità tra governo e ELN. Insomma, gli accordi per la fine del conflitto colombiano non sono mai stati così vicini, la Pace negoziata sembra ad un passo.

Su tutto questo ha gravato il ballottaggio delle presidenziali che si è svolto domenica 15 giugno. A contendersi la presidenza della Repubblica, e quindi il destino dei negoziati con le guerriglie, sono stati il presidente uscente Juan Manuel Santos e Òscar Iván Zuluaga. Santos rappresenta l’oligarchia urbana e finanziaria bogotana, vuole arrivare alla fine della guerra civile attraverso i negoziati di Pace con le guerriglie marxiste, dopo quattro anni di governo ha incentrato la propria campagna elettorale sull’importanza degli accordi negoziati con le FARC – EP ma è risultato sorprendentemente secondo al primo turno e si è trovato a guidare una coalizione trasversale riunita sotto le insegne della Pace. Zuluaga è una pedina di Alvaro Uribe Vélez (expresidente, militarista e responsabile di una strategia di perenne violazione dei diritti umani), rappresenta l’estrema destra, l’oligarchia rurale latifondista legata ad interessi bellici e mafiosi e un settore delle forze armate, sostiene la fine del conflitto manu militari e ha rivendicato il suo diritto a non riconoscere gli accordi raggiunti nei negoziati di Pace se fosse stato eletto Presidente. I risultati del primo turno delle presidenziali sono stati traumatici per la società colombiana, la partecipazione al voto è stata del 40% degli aventi diritto, Zuluaga è stato il candidato più votato seguito da Santos, staccato di circa 4 punti percentuali. Per questo, con l’obiettivo di fermare il colpo di coda dell’estrema destra e degli interessi mafiosi e paramilitari che vogliono tornare al potere con ogni mezzo, la maggior parte della sinistra politica e sociale colombiana ha dato vita al Frente Amplio por la Paz, una piattaforma di partiti ed organizzazioni sociali che ha sostenuto la rielezione di Santos e difende la fine negoziata della guerra civile. Anche grazie a questa coalizione e alla mobilitazione sociale che ha stimolato, Santos ha vinto le elezioni con il 51% dei voti rispetto al 45% di Zuluaga. Nonostante il risultato positivo e il salvataggio in extremis dei negoziai di Pace, non si può non tenere conto che una buona parte della popolazione colombiana si è espressa a favore di chi rappresenta la guerra, gli interessi mafiosi e il paramilitarismo. In Colombia rimane ancora tanto da lavorare.

ARCI sostiene la società civile colombiana impegnata nell’affermazione dei propri diritti e nella costruzione di una società pienamente democratica e partecipativa. ARCI sta portando avanti il progetto DOCP propio nell’ottica del superamento del conflitto colombiano attraverso una soluzione democratica e nel sostegno alle giuste aspirazioni di pace e di lotta democratica che i nostri partner in loco da sempre rappresentano. L’impegno di ARCI e Corporación Viva la Ciudadanía per incrementare le attività già previste ed ampliare il proprio raggio d’azione si è concretizzato nella presentazione del progetto Liderazgo y participación de la sociedad civil chocoana en a construcción de Paz. Oggi più che mai, ARCI sta al fianco di chi lotta per la Pace, la giustizia sociale e la democrazia in Colombia.

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