Di ritorno dal Camerun

copertina_camerun-campodi Marco Simoncelli, partecipante al workshop fotografico “Acqua è vita” realizzato in Camerun dal 28 dicembre 2014 al 6 gennaio 2015

Per capire l’Africa subsahariana e penetrare nella sua essenza non esistono mezze misure.

Il contatto diretto con le sue genti, caratterizzate da culture cosi varie e complesse, e la sua natura tanto lussureggiante quanto pericolosa e dura, è ineludibile.

Per questa ragione il workshop fotografico in Camerun, organizzato da Arcs e Arci, è stato un’immersione completa nella vita africana fatta di difficoltà e contraddizioni, forgiata da tradizioni e culti religiosi millenari ancora ben radicati, ma soprattutto animata da una forza interiore che le permette di andare avanti trovando sempre una strada per sopravvivere.

Per sei giorni, noi, un gruppo di otto fotografi guidati dal fotografo professionista Giulio Di Meo, abbiamo vissuto a stretto contatto con la popolazione del villaggio di Bankondji, situato vicino alla cittadina di Bafang nella Regione dell’Ovest del Camerun. Raccontare la vita della popolazione con le sue attività, i suoi usi e costumi attraverso il mezzo fotografico è stato fin da subito lo scopo principale di questo progetto. In particolare si è cercato di documentare attraverso gli scatti uno degli ostacoli principali allo sviluppo della zona, l’approvvigionamento d’acqua.

Non è un caso, infatti, che l’Arcs (Ong dell’Arci) proprio a Bankondji stia lavorando alla realizzazione di un impianto idrico che possa finalmente alleggerire la popolazione da alcune difficoltà che ne ostacolano l’emancipazione verso una vita migliore che certamente merita.
Il gruppo ha coinvolto nella realizzazione del reportage alcuni giovani camerunesi interessati alla fotografia, i quali hanno dato un forte contributo. Questo perché non si è trattato solo del tentativo di raccontare attraverso l’istantanea, ma di una continua ricerca di uno scambio culturale, di contatto con la popolazione.

Lente passeggiate tra le piccole abitazioni, verso i pozzi e fra i campi dove pazientemente si coltiva caffè, cacao, manioca, banane, ananas, papaye, legumi e palme per produrre olio e vino. Tuffi nei caotici mercati della zona attraverso i mille colori delle vivande e delle vesti che inondano l’obiettivo. La gioia dei giochi dei tantissimi bambini che ti osservano incuriositi e sorridenti.

Le tranquille chiacchierate con la gente seguita nelle sue attività o nei piccoli bar mentre si sorseggia una birra locale con il sole africano che tramonta oltre la foresta. Così sono passate le nostre giornate. Modellate da una serenità e da una lentezza che è ormai possibile ritrovare solo in luoghi come questo.

L’Africa ti segna dentro lasciandoti cambiato e allo stesso tempo consapevole che anche quando sarai andato via, tutto continuerà a scorrere inarrestabile, proprio come l’acqua e la vita a Bankondji. Questo è ciò che abbiamo cercato di far trasparire dai nostri scatti.

 

 

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