La mia esperienza con il Servizio Volontario Europeo

copertina_federico_goridi Federico Urbano Medici, volontario SVE in Georgia

Vi scrivo dal Caucaso e vi voglio informare sulla mia esperienza di volontario europeo attraverso le mie recenti esperienze ed attività nelle aree di confine della Georgia. Dallo scorso ottobre mi trovo a Gori, in prossimità del confine con la Repubblica secessionista dell’Ossezia del Sud, cittadina che ha vissuto, anche se parzialmente, la dura esperienza del conflitto che si è scatenato tra la Georgia e la Russia alcuni anni fa; nella realtà sono i villaggi di confine che hanno vissuto come una violenza inspiegabile il forzato distacco tra la maggioranza georgiana e la minoranza osseta, creando separazioni che sono state anche famigliari, ritrovandosi queste ultime separate a causa di una recinzione improvvisamente eretta per delimitare i due diversi territori.

Sono giunto in Georgia con l’intento di comprendere le dinamiche delle persone e delle famiglie che hanno vissuto su di sé, non solo la breve guerra del 2008, ma anche decenni di incertezza ed instabilità, a causa di uno Stato che non ha sempre tenuto in considerazione i diritti delle minoranze e di una collocazione geopolitica strategica per il colosso russo, che ha tentato con le sue azioni di assicurarsi un controllo, anche indiretto, di queste terre. Ho potuto scorgere a distanza di qualche centinaio di metri la capitale amministrativa, Tskhinvali, di questa neonata Repubblica, riconosciuta da pochissimi Stati, durante la mia recente attività di insegnante di lingua inglese nel villaggio di Nikozi, situato appunto sul confine.

L’esperienza di giungere in questo villaggio di confine, anche da solo, ti dà l’impressione di un’area abbandonata, sfortunata, costantemente sorvegliata dagli stessi poliziotti georgiani, che in uno dei tanti punti di controllo lì presenti ti chiedono come mai tu stia lì; mentre viaggio nel piccolo e stretto minibus di provenienza sovietica, osservo i grigi paesaggi che mi passano davanti e mi sento testimone dell’immobilità e del dolore presenti in queste terre violentate. Ad oramai 6 mesi dall’inizio della mia graduale integrazione in questa terra grigia ed abbandonata, la sensazione è di avere compreso la quotidiana vita che si svolge nei villaggi o nella cittadina di Gori, dove i giovani che collaborano con l’associazione che mi ospita cercano di migliorare le condizioni di vita della loro comunità e le loro conoscenze ed abilità per quanto attiene la lingua inglese, le possibilità di svolgere del volontariato all’estero, le caratteristiche dell’Italia e degli altri Paesi da cui vengono gli altri volontari; allo stesso tempo mi sento appagato nel poter girare per le strade di Gori come fossi parte integrante di quel tessuto sociale, tenendo conto di certe irresponsabilità dei guidatori e dei pedoni e della gentilezza e della curiosità (per noi eccessiva, magari, per certe domande che i georgiani ti possono rivolgere) delle negozianti che ti aiutano a praticare la lingua e a farti provare i buoni prodotti dolciari che vengono sfornati.

Pertanto, rispondere al poliziotto di Nikozi che sei un volontario nel club d’inglese locale è testimonianza del raggiungimento di un importante obiettivo personale, che ti avvicina a realtà che non pensavi potessero coinvolgerti a questo livello.

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