Chiuso il campo in Brasile. Il racconto dei volontari

L’altro volto del Brasile
di Enrica Barberis e Marta Catalano

C’è chi dice ‘Brasile’ e pensa a spiagge infinite, ai colori, alla musica, alla samba, alle donne, all’allegria della gente. Al Cristo Redentore di Rio e alle partite di calcio dei bambini nelle strade delle favelas. Ma il Brasile è anche altro. È lotta, è coraggio, è forza. È un paese vario quanto un continente, teatro da più di trent’anni di lotte popolari e aggregazioni sociali che, come il Movimento Sem Terra, hanno lo scopo di liberare la terra da ogni speculazione immobiliare, energetica e alimentare per un’educazione egualitaria e pari opportunità. E noi abbiamo deciso di raccontare questa realtà e di mostrarla anche a voi attraverso una serie di immagini.

Perché le foto? Perché fare fotografia è vedere davvero, con gli occhi aperti e il cuore più grande. Senza preconcetti, senza il superfluo. È vedere l’essenziale di una realtà quotidiana di lotta, di coraggio e di speranza, dove ancora molti non riescono a vivere di ciò che producono.

In una terra dove il latifondo non è solo terriero, energetico, immobiliare. È anche un latifondo di informazione, filtrata e usata per i propri scopi. E quindi la fotografia è un mezzo per rendere giustizia ai Sem Terra e alla loro lotta, raggiungendo un pubblico più ampio senza troppi filtri.

Ed è questo quello che abbiamo cercato di fare con i Sem Terra, vivendo con loro, come loro. Per poter vedere un po’ più chiaro e da vicino, alzandoci con il sole e ascoltando storie di vita contadina, di gente che lavora e vive con la terra e per la terra. Ogni giorno si cercava di avvicinarsi alla realtà dei contadini per catturare momenti della loro vita quotidiana. Solo entrando nelle case della gente è stato possibile stabilire un rapporto con loro.
E con questo spirito abbiamo passato quindici giorni in viaggio nel Cearà, una regione che cela molteplici realtà e contraddizioni. Qui il movimento si è dato da fare per occupare le terre che gli spettano e che il latifondo sta cercando di conquistarsi con documenti falsi e altri imbrogli. E qui abbiamo sperimentato le differenze fra i diversi acampamentos, dove le condizioni sono ancora precarie, e quelle un po’ più stabili degli assentamentos sparsi in tutto lo stato. In questo modo siamo riusciti ad avere un’ampia visione del Movimento in quest’area dove le differenze non sono solamente geografiche e paesaggistiche ma anche, e soprattutto, a livello di vita, abitudini, colture e allevamenti.

Abbiamo cominciato da Paracuru, dove dopo cinque anni passati senza energia elettrica gli abitanti dell’accampamento Esperança da Terra cecano di resistere alla minaccia della speculazione energetica eolica, vivendo di stenti. Lo stesso problema si è ripresentato tra le dune delle spiagge di Itapipoca, dove gli abitanti dell’assentamento Maceiò non si stancano di lottare. Qui abbiamo avuto la possibilità di partecipare ad una delle frequenti marce organizzate per opporsi alla minaccia delle multinazionali che mirano a costruire altri impianti eolici sulla loro terra.

Lasciate le spiagge ci siamo spostati nell’arido entroterra di Sobral, dove da quattro anni non piove. Da lì siamo andati a Tamboril, nella Comuna Urbana Irma Dorothy, situata a pochi passi dalla città. Qui, da poco più di un anno, le famiglie cercano di resistere e di lottare per il loro diritto ad una casa e alla terra.

Gli ultimi giorni abbiamo camminato sulla terra rossa di Limoeiro, nell’accampamento Zé Maria do Tomé, dove le coltivazioni delle multinazionali delimitano la zona e dove la frutta e l’acqua sono abbondanti ma non a disposizione di chi occupa e lavora la terra.

Questo viaggio attraverso lo Stato del Cearà si è rivelato, giorno dopo giorno, sempre più bello ed interessante, ma anche stancante, sia fisicamente sia emotivamente. Tuttavia ad alleviare le fatiche e ridarci le forze c’erano le frequenti penniche postpranzo e le acclamate merendao, che erano sempre una gradita sorpresa.

I Sem Terra che abbiamo incontrato lungo il nostro cammino ci hanno accolto con canti e manifestazioni, perché non si lotta in silenzio o con rabbia ma con passione e allegria.
E così vi presentiamo l’altro volto del Brasile, dove la gente nei campi fa fatica a trovare un po’ di acqua pulita e un tetto solido sulla testa. Dove le multinazionali fanno a gara per accaparrarsi la frutta più grande, spremendo il suolo fino all’ultima goccia per portarla nei nostri supermercati d’Europa. Dove la gente non si scoraggia, ma si unisce e lotta insieme, con coraggio, con allegria e con speranza.

È anche questo il Brasile, quello che non si vede in cartolina.

E noi abbiamo scelto le foto per raccontare ciò che le parole non possono descrivere, immagini che parlano da sole. In questi quindici giorni, il MST ci ha mostrato questa realtà accogliendoci, senza riserve, in questo mondo più vero di qualsiasi altro. E noi in cambio vi diamo queste foto, cercando di restituire in parte quello che i militanti sono stati in grado di regalarci e insegnarci con le loro storie. Non per guardarle e poi voltarsi dall’altra parte ma per portare in Italia quello spirito e quella cooperazione che li motiva da trent’anni e per continuare, nel nostro piccolo e con i nostri mezzi, la loro lotta. Vi presentiamo così l’altro volto del Brasile, con la speranza che questa lotta possa avere una fine vicina e con l’augurio che la terra possa, finalmente, essere disponibile per tutti.

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Ringraziamo: tutti i militanti del Movimento Sem Terra che dopo trent’anni continuano a lottare con forza e con dignità; la direzione nazionale del MST del Cearà, i dirigenti Josè Riccardo e Ninhina, il settore comunicazione del movimento e i militanti che ci hanno accompagnato in questo viaggio: Aline, Tiago, Erius, Carmen e in modo particolare Elitiel e Geni per l’efficienza, la pazienza e l’instancabilità che hanno dimostrato nell’organizzazione di quest’esperienza; gli abitanti dell’accampamento Esperança Da Terra, dell’assentamento Maceiò e Pajé/Rajada II, della Comuna Urbana Irma Dorothy, dell’assentamento Monte Alegre e la signora Margarida, dell’accampamento Zé Maria do Tomé e dell’assentamento Bernardo Marin per averci accolto e resi partecipi delle loro vite; il Centro di Formazione Frei Humberto e in particolar modo Lourdes, Valeria e Rafael per averci ospitato e infine il nostro autista Arnaldo per averci accompagnato in ogni passo di quest’avventura.

Fotografie di: Enrica Barberis, Laura Bertazzoni, Marta Catalano, Valentina De Lorenzis, Francesca Di Pietro, Daniela Ferranti, Carmen Gabrielle, Elitiel Guedes, Aurelio Merlini, Aline Oliveira, Tiago Pereira, Gemma Romano, Gene Santos, Erius Taragiu.

Assistente: Martina Giordani

 

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