Workshop Libano: impressioni di un’attivista

di Sefora Anna Fierro

L’arrivo a Beirut è stato molto emozionante e la passeggiata notturna di sabato sera mi ha stordita.
La città era un caos totale. Cumuli di macerie, rifiuti, traffico infernale da una parte; lusso sfrenato, ostentazione e una stridente voglia di divertirsi a tutti i costi dall’altra.
Beirut ci ha accolti con una manifestazione nei pressi del Parlamento contro la drammatica situazione dei rifiuti: da mesi non c’è più controllo né gestione vista la paralisi politica del Paese.
Ma il rischio peggiore a Beirut è di restare coinvolti in un incidente stradale vista la guida “creativa” dei libanesi!
Ovunque si respira un’atmosfera di abbandono e degrado che a parer mio non può essere giustificata solo dai numerosi conflitti che si sono susseguiti.
All’inizio ho temuto che i libanesi avessero perso il desiderio di preservare la loro cultura (lo si può notare dalla quasi totale assenza di opere di restauro degli antichi edifici ancora presenti) distratti da un’ossessivo sguardo al futuro, al progresso tecnologico e all’emancipazione.
Questa prima analisi mi ha scatenato compassione per la città e rabbia e delusione per i libanesi che sembravano non accorgersi dello scempio che hanno sotto gli occhi.

Incontrare i responsabili delle diverse associazioni che abbiamo intervistato fortunatamente mi ha fatto cambiare idea: esistono tantissime persone costantemente impegnate per la tutela dei diritti umani, per migliorare la condizione della donna, per promuovere attività che diano respiro e un concreto aiuto a tutti i cittadini.
Il comune denominatore è appunto arrivare a stabilire riforme che, a prescindere dalla confessione di appartenenza, migliorino la qualità della vita di tutti i libanesi.
E questo ha placato la sofferenza fisica che provavo nell’avere costantemente sotto gli occhi le “bruttezze” della città.

Fin da subito ho notato affiatamento tra i membri del nostro gruppo, cosa che ha permesso di lavorare bene insieme e di condividere appieno l’esperienza.
Ero l’unica a digiuno di preparazione tecnica quindi tutta la formazione specifica che abbiamo ricevuto per me è stata esaltante.
Paolo si è rivelato un ottimo insegnate, chiaro e incisivo, generoso nel condividere le sue conoscenze.
Matteo è stato un grande esempio di concentrazione ed efficienza.
Entrambi umili e disponibili, anche se con caratteri opposti.

L’unico appunto che mi sento di fare è sui tempi: 10 giorni sono stati pochi.
Per riuscire a completare il lavoro e avere qualche occasione in più per dare spazio alla parte turistica della spedizione, in modo da approfondire anche la conoscenza tra partecipanti, avremmo avuto bisogno di altri 4/5 giorni.
Prova di ciò sono le poche ore trascorse a Byblos che hanno rigenerato tutti!

Alla fine del viaggio sento di poter dire che Beirut è una città che mette costantemente alla prova la forza e l’equilibrio psicofisico dei suoi abitanti.
Se già normalmente si ha bisogno di svagarsi, a Beirut quest’esigenza diventa vitale.
Ma l’ex Parigi del Medio Oriente non è solo questo: la magia riempie i quartieri (certo, bisogna essere disponibili a coglierla) e ti commuove nel profondo.

Questo viaggio è stato indimenticabile e sono stata felice di averlo condiviso con i miei compagni.
Un ultimo ringraziamento (non per importanza) va ad Elisa e Micol per il taglio dato al viaggio, l’organizzazione e il contributo umano: sono certa di aver visto un Libano che solo pochissimi conoscono.

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