Giordania, si accende il dibattito sulla giustizia sociale grazie al workshop SOLIDAR MENA

di Elisa Piccioni

Il 6 e il 7 ottobre si è realizzato ad Amman il seminario “Social Protection in Jordan between Practice and Application” organizzato dall’ong giordana Tamkeen Fields for Aid con il supporto di ARCS. L’evento si inserisce nell’ambito del progetto co-finanziato dalla Commissione Europea “Decent Work, Social Protection and Freedom of Association in the Middle East”, di cui Solidar è capofila.

Trenta rappresentanti della società civile giordana, giornalisti, ricercatori, esperti del Ministero del lavoro e membri del dipartimento della Sicurezza sociale e di sindacati indipendenti si sono incontrati per due giorni per discutere delle attuali sfide della Giordania in tema di protezione sociale. Una pluralità di voci e punti di vista che ha permesso un dibattito acceso e partecipato.

Nonostante la Giordania sia uno dei paesi arabi più garantisti in tema di protezione sociale, in particolare per quel che riguarda il mondo del lavoro, molte sfide rimangono aperte. Il sistema di protezione sociale rimane infatti orizzontalmente e verticalmente debole, non includendo tutti i cittadini e non prevedendo una copertura totale. Soltanto un terzo della popolazione, ad esempio, ha diritto ai servizi sanitari, mentre i lavoratori non regolamentati (circa il 40% della forza lavoro) non trovano accesso ad alcuna forma di protezione sociale.

Al cuore del dibattito la necessità di aumentare il salario minimo che, essendo fissato a 190 JOD si colloca bel al di sotto della soglia di povertà delle famiglie, l’urgenza di trovare soluzioni alla gravissima disoccupazione (oltre il 30% tra i giovani adulti) e la tragica situazione dei lavoratori migranti, spesso soggetti ad abusi e violazioni dei diritti.

Tra i moltissimi argomenti affrontati anche la necessità che il Regno hashemita, già firmatario delle più importanti convenzioni su diritti umani, compi ulteriori sforzi per armonizzare la legislazione locale agli standard di lavoro internazionali, in particolare per quel che riguarda infortunio, malattie e diritti di maternità. I partecipanti hanno inoltre ricordato che la Giordania non ha ratificato uno dei più importanti e completi strumenti internazionali per la protezione dei lavoratori migranti, ovvero la Convenzione Onu per la Protezione dei Diritti dei Lavoratori Immigrati e dei Membri delle Loro Famiglie.

Formazioni e seminari su Social Policy Making e Freedom of Association verranno replicati ogni anno in tutti i paesi coinvolti e costituiranno la base per attività quali scambi di buone pratiche, gruppi di lavoro tematici, monitoraggi e missioni ad hoc presso le istituzioni sia a livello regionale che globale.

Lo scopo del progetto, che coinvolge 21 partner provenienti da 11 paese del MENA, è infatti quello di rafforzare il ruolo delle associazioni, dei movimenti sociali e dei sindacati indipendenti della riva sud del Mediterraneo nel promuovere riforme e cambiamenti democratici nei loro paesi e di stimolare la partecipazione della società civile nei processi decisionali locali, regionali ed europei.

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