Ancora morti: la Palestina esplode di rabbia e dolore – @nenanewsagency

Sono trascorse quasi due settimane dal primo ottobre, il giovedì che ha riacceso le tensioni concrete tra palestinesi e israeliani. Tensioni latenti di cui oggi il mondo si accorge perché si mostrano sotto forma di coltelli e di omicidi sommari. In prima linea ci sono gli adolescenti: dei 25 morti palestinesi in 12 giorni la stragrande maggioranza è minorenne, tutti hanno meno di 30 anni. Un massacro a cui si aggiungono i 4 morti israeliani, uccisi proprio giovedì primo ottobre.

Stamattina la stampa ha riportato della 25esima vittima palestinese: un ragazzo è stato ucciso dalla polizia israeliana vicino alla Porta dei Leoni, uno degli ingressi in Città Vecchia. Secondo Micky Rosenfeld, portavoce della polizia, voleva accoltellare degli agenti, versione diversa da quella data da alcuni testimoni all’agenzia Ma’an News secondo i quali il giovane non aveva armi in mano.

Ieri un uomo è stato arrestato ad Hadera, nel nord dello Stato di Israele, dopo aver aggredito e ferito con un coltello quattro israeliani. La polizia, stavolta, cosa mai successa in questi 12 giorni di violenze, lo ha arrestato senza ferirlo né ucciderlo.

Il conflitto si gioca anche sui media, tra accuse e smentite. A parlare sono però i numeri: alle 25 vittime palestinesi, si aggiungono centinaia di feriti. Secondo il Ministero della Salute dell’Autorità Palestinese, dall’inizio del mese sono oltre 1.300 i palestinesi feriti con proiettili veri e proiettili di gomma, di cui 75 solo ieri, tra Nablus e Tulkarem. Ma di scontri se ne registrano ovunque: in tutta la Cisgiordania da Jenin a Hebron, in tutta Gerusalemme Est, a Gaza al confine con Israele (con la Striscia che di nuovo ha pagato un tributo di sangue maggiore, con 9 morti in due giorni), ma soprattutto nello Stato di Israele.

Come non si vedeva da anni, le città palestinesi in territorio israeliano stanno esplodendo: le tv mostrano scene che di solito caratterizzano la Cisgiordania. Nazareth, Umm al-Fahem, Akka, Haifa, Wadi Ara sono teatro di scontri tra polizia israeliana e giovani palestinesi con il volto coperto dalle kefieh e le pietre in mano. Rivendicano diritti e uguaglianza. E identità: cittadini israeliani di serie B, le autorità israeliane gli ricordano sempre – con oltre 50 leggi che discriminano tra chi ha nazionalità ebrea e chi no – che israeliani al 100% non saranno mai. Dall’altra parte, condannati dalla debolezza dell’Olp, non sono rappresentati più da nessun gruppo o fazione o istituzione palestinese. Sono nel limbo e sono stanchi. Nena News

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