Non cederemo!

Appello unitario

Coloro che, in nome del Daesh, hanno fatto subire a Parigi e a Saint-Denis un momento di assoluta inumanità non ci faranno cedere. Niente può giustificare questi assassini, qui o altrove. Ciascuna delle vittime vive in noi perchè apparteniamo alla stessa umanità. La nostra solidarietà a loro e alle loro famiglie è totale. Questo crimine è immenso ma è continuando a vivere liberamente e fraternamente che la nostra risposta sarà all’altezza.

Non siamo ingenui: sappiamo che questi atti di terrorismo chiedono delle misure di urgenza commisurate al pericolo che essi rappresentano. Così come sappiamo che il ruolo delle forze dell’ordine e della giustizia è essenziale per proteggere le nostre libertà. Ma questo non ci deve impedire di ponderare le risposte che la nostra società deve prendere e di valutare le misure già messe in atto.

E’ la democrazia che viene minata quando il Parlamento è chiamato a deliberare da un giorno all’altro, sotto la pressione della emozione e degli assalti demagogici di responsabili politici che coltivano la paura.

Dopo la proroga dello stato d’emergenza e l’estensione dei poteri di polizia, altre misure sono state annunciate dal presidente della Repubblica.

Ci pare essenziale ricordare che niente ci deve portar fuori dallo Stato di diritto e privarci delle nostre libertà. Lo stato d’emergenza non può diventare uno stato permanente e le condizioni della sua messa in opera non devono ostacolare la democrazia sociale, l’esercizio della cittadinanza e il dibattito pubblico.

Dopo il 1986, le legge che accordano più potere alle forze dell’ordine, configurando una giustizia di eccezione e una restrizione delle nostre libertà con il pretesto di lottare contro il terrorismo, si sono accumulate. L’adozione di altri dispositivi legislativi, compresi quelli di ordine costituzionale, esige di porre la questione della loro efficacia e della minaccia supplementare alle libertà che essi costituiscono. Prima di modificare le legge e di conferire allo Stato dei poteri accresciuti, bisogna interrogarsi su cosa non ha permesso di evitare che accadesse un tale abominio. Si vuole una risposta marziale delle autorità, ma questa non è una garanzia di sicurezza e non garantisce per nulla il rispetto delle nostre libertà.

Voler privare della loro nazionalità persone che sono nate francesi significa dare ancora una volta il messaggio di una Francia divisa. Il silenzio del presidente della Repubblica, durante la riunione del Parlamento, sul necessario impegno dello stato a favore della legalità dei diritti, della giustizia sociale, sullo sviluppo dei servizi pubblici, contro tutte le discriminazioni e contro tutte le manifestazioni di razzismo accresce drammaticamente il sentimento di esclusione che vive una parte del nostro popolo. E dà più corpo alla stigmatizzazione, che sta crescendo, mettendo in pericolo la nostra volontà di vivere insieme.

Noi vogliamo che questi drammatici avvenimenti siano, al contrario, l’occasione per costruire un altro cammino rispetto a quello che ci viene proposto. Un cammino che rifiuti di trovare capri espiatori e rifiuti che la Francia sia in guerra contro se stessa. Un cammino che metta la pace e la uguaglianza dei diritti al posto che loro spetta, e che si impegni a favore di una Francia solidale, aperta all’altro, accogliente, libera e fraterna.

Per le nostre libertà, per una società dove la fraternità abbia il suo spazio, noi non cederemo alla paura nella quale ci vogliono far vivere coloro che fanno della morte la loro ragione di vivere. Ci appelliamo alle donne e agli uomini di questo paese a restare solidali e a lottare contro tutte le forme di razzismo. Ci appelliamo anche alla difesa delle libertà per far prevalere in tutte le circostanze la nostra libertà di informazione, di espressione, di manifestazione e di riunione. Le nostre organizzazioni costruiranno, dappertutto in Francia, luoghi che ci permetteranno di dibattere ed eserciteremo una vigilanza permanente affinché i nostri diritti e libertà siano preservati e nessuno sia vittima di discriminazioni.

Premiers signataires :
AFD International, Agir pour le changement démocratique en Algérie (Acda), Assemblée citoyenne des originaires de Turquie (Acort), Association des Marocains en France (AMF), Association des travailleurs maghrébins de France (ATMF), Association des Tunisiens en France (ATF), Association des universitaires pour le respect du droit international en Palestine (Aurdip), Association française des juristes démocrates (AFJD), Association France Palestine solidarité (AFPS), Association Grèce France Résistance, Association interculturelle de production, de documentation et de diffusion audiovisuelles (AIDDA), Association pour la reconnaissance des droits et libertés aux femmes musulmanes (ARDLFM), Associations démocratiques des Tunisiens en France (ADTF), Attac, Cadac, Cedetim, Confédération générale du travail (CGT), Conseil national des associations familiales laïques (Cnafal), Collectif national pour les droits des femmes (CNDF), Collectif 3C, Collectif des 39, Collectif des féministes pour l’égalité (CFPE), Comité pour le développement et le patrimoine (CDP), Comité pour le respect des libertés et des droits de l’Homme en Tunisie (CRLDHT), Commission islam et laïcité, Confédération syndicale des familles (CSF), Collectif des musulmans de France (CMF), Coordination des collectifs AC !, Droit au logement (Dal), Droit solidarité, Droits devant !!, Emmaüs France, Emmaüs International, Fédération des Tunisiens citoyens des deux rives (FTCR), Fédération nationale de la Libre pensée, Fédération internationale des Ligues des droits de l’Homme (FIDH), Filles et fils de la République (FFR), Fondation Copernic, Fédération syndicale unitaire (FSU), Genepi, Ipam, La Cimade, La Quadrature du Net, Le Mouvement de la paix, Ligue des droits de l’Homme (LDH), Le Gisti, Les Amoureux au ban public, Les Céméa, Maison des potes, Mamans toutes égales (MTE), Médecins du monde, Mrap, OIP – section française, Organisation de femmes égalité, Planning familial, Réseau éducation sans frontières (RESF), Réseau euromaghrébin culture et citoyenneté (REMCC), Réseau Euromed France (REF), SNPES-PJJ/FSU, Snuclias-FSU, Syndicat des avocats de France (Saf), Syndicat national des journalistes (SNJ), SNJ-CGT, Unef, Union des travailleurs immigrés tunisiens (Utit), Union juive française pour la paix (UJFP), Union nationale lycéenne (UNL), Union syndicale de la psychiatrie (USP), Union syndicale Solidaires

http://www.ldh-france.org/cederons-pas/

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