Burundi in piena guerra civile. E il mondo sta a guardare‏ – @malberizzi

di Massimo A. Alberizzi su africa-express.info

Precipita la situazione in Burundi. Per la prima volta i ribelli che lottano contro il presidente Pierre Nkurunziza hanno attaccato obiettivi militari in Burundi. La nuova svolta rappresenta una preoccupante escalation nella guerra civile che rischia di coinvolgere i paesi vicini, soprattutto il Ruanda che ha già più volte minacciato di intervenire per difendere la comunità tutsi burundese intimorita dal oltranzismo hutu di Nkurunziza.

Tra l’altro il presidente ha spesso dichiarato di essere stato scelto da dio per ottemperare al suo incarico e obbedire ai suoi ordine. Insomma un presidente ispirato dal Signore, questo sembrerebbe per giustificare massacri e violenze, nella più classica delle tradizioni africane.

Le Nazioni Unite hanno messo in guardia sia il governo sia ai ribelli sul pericolo che comporta il giocare sulle differenze etniche per esacerbare le tensioni tra hutu e tutsi. Il rischio genocidio, sul modello di quello perpetrato nel 1994 il Ruanda che provocò un milione di morti, è concreto.

Le proteste contro il presidente – che forzando la Costituzione ha voluto farsi eleggere per la terza volta alla massima carica dello Stato – erano cominciate in maggio con manifestazioni di piazza che avevano fatto una dozzina di morti. Ora colpendo obiettivi militari i ribelli hanno cambiato strategia: si sono trasformati in guerriglieri e mirano a rovesciare il regime. Per questo godono del sostegno di Stati Uniti ed Europa che più volte hanno chiesto a Nkurunziza di rispettare la Costituzione e farsi da parte. E tra i ranghi dei rivoltosi non solo tutsi ma anche hutu moderati. Esattamente come accaduto in Ruanda nel 1994.

Allora la comunità internazionale restò a guardare, salvo poi pentirsi qualche anno dopo. Oggi dopo 21 anni da quei massacri sembra ripetersi quel dannato copione. Ci vorranno altre decine di migliaia di morti per scuotere le coscienze?

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