Grecia, volontari arrestati mentre in mare i profughi continuano a morire – @VITAnonprofit

 

Hanno salvato uomini, donne e bambini da un naufragio nel mar Egeo tra la Turchia e l’isola greca di Lesvos (Lesbo), ma sono stati denunciati dalle autorità greche per favoreggiamento all’immigrazione clandestina. Brutta vicenda quella in atto negli ultimi giorni a Mytilini, principale città dell’isola: due volontari danesi dell’organizzazione Team Humanity, assieme tre bagnini spagnoli aderenti all’associazione ProemAid, enti presenti da mesi sulle rive per aiutare i profughi a salvarsi – e le istituzioni a gestirne il flusso, data la scarsità di mezzi e fondi a disposizione – sono stati processati per direttissima lo scorso fine settimana. “Se a un danese e agli spagnoli è andata “bene”, con l’immediata scarcerazione e una multa di 5mila euro cadauno, all’altro volontario arrivato dalla Danimarca, proprietario delle barca con la quale i cinque sono andati a salvare un gruppo di profughi mediorientali con il gommone in avaria, oltre a pagare 10mila euro è stato intimato di non lasciare la Grecia per i prossimi 18 mesi, in attesa di un nuovo processo”, spiega Caterina Amicucci, volontaria italiana con alle spalle una profonda esperienza nella cooperazione, rimasta a Lesbo per un mese “assieme ad altre decine di volontari da tutto il mondo”.

Quello dei volontari sulle isole greche è un movimento in prima linea attivo almeno dalla primavera del 2015 e da allora in continua crescita, che si coordina anche grazie a social network come facebook (qui le due pagine più seguite, quella per chi si trova sull’isola di Lesvos e quella per chi vuole andarci o mandare aiuti), di cui volontari arrestati e poi rilasciati sono espressione. “L’associazione spagnola non è intenzionata a lasciare l’isola e nemmeno gli altri, anche se alla luce di questi arresti c’è preoccupazione”, sottolinea Amicucci, che oltre a dare una mano concreta, “in particolare nelle attività logistiche, ovvero l’apertura delle centinaia di scatoloni in arrivo da tutto il mondo e la sistemazione nei cinque grandi magazzini allestiti dai volontari, tra cui molti isolani e di altre parti della Grecia” (di recente, è stata affiancata anche da un gruppo di volontari legati alla ong Un ponte per), racconta quello che accade sul blog Egeocalling. “L’opinione di molti sul campo è che alla base di questa stretta sulle attività di volontariato ci possa essere la pressione nei confronti della Turchia da parte dell’agenzia dell’Unione europea per il controllo delle frontiere, Frontex, nel tentativo di convincerla a far partire meno navi possibili, data anche l’ingente somma di 3 miliardi di euro che la Ue ha concesso qualche tempo fa al governo turco per far fronte all’emergenza profughi, che a oggi non ha disincentivato le partenze”, indica Amicucci. Perché colpire i volontari? “Perché incentiverebbero le persone a partire, sapendo che c’è qualcuno pronto a salvarli”.

Una situazione paradossale – accusare di favoreggiamento chi invece sta ottemperando al dovere morale universale di salvare vite in mare – che porta ancora più sconforto considerando l’abominio senza sosta in atto nel Mar Mediterraneo, con le ultime due bad news degli otto morti, tra cui due bambini, al largo dell’isola di Samos, e dei cinque migranti inabissatisi durante le operazioni di salvataggio nel Canale di Sicilia. In queste ore a Lesbo sta nevicando: la magra, magrissima consolazione è che con tali condizioni meteo nessuno sta compiendo la traversata. Ma è solo questione di tempo.

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