Turchia, ONU: “Diffuse violazioni contro i curdi” – @nenanewsagency

dalla redazione di nenanews

Roma, 19 gennaio 2016 – In un rapporto pubblicato la scorsa settimana dalla Commissione delle Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione razziale, la Turchia è stata accusata di commettere “diffuse violazioni dei diritti umani” contro la popolazione curda del Paese. La Commissione – organismo internazionale formato da esperti che lavorano per l’Ufficio dell’Alto Commissariato Onu per i diritti Umani (Ohchr) e che monitora se gli stati implementano la Convezione per l’eliminazione delle discriminazioni razziali – si è detta infatti “preoccupata” per le difficoltà che incontrano i curdi nell’inserimento nel mercato del lavoro e per l’alto tasso di disoccupazione delle donne curde. “Nel quadro della lotta al terrorismo, le leggi anti-terroristiche e le politiche securitarie hanno causato un attacco razziale contro i membri della comunità curda” si legge nel rapporto. “Tale legislazione – continua il documento – è stata applicata per limitare l’esercizio del diritto alla libertà di espressione e di associazione e ha prodotto arresti ingiustificati e persecuzioni contro i curdi”. La Commissione, inoltre, ha denunciato il gran numero di curdi del sud est del Paese che vivono in condizioni economiche difficili e il limitato accesso all’istruzione dei bambini soprattutto a causa dell’operazione militare turca in corso nella regione.

Dalla scorsa estate la Turchia è impegnata in una vera e propria guerra nel “Kurdistan turco” e sui monti Qandil (nord Iraq) contro il partito curdo dei lavoratori (Pkk) i cui membri e simpatizzanti sono considerati da Ankara “terroristi” alla stregua dei miliziani dell’autoproclamato “Stato Islamico” (Is). Sono ormai centinaia le vittime tra i combattenti e i civili (decine i poliziotti turchi uccisi in attacchi compiuti dal Pkk). Le restrizioni imposte dalle autorità turche nella regione a maggioranza curda hanno reso gravissima la situazione umanitaria soprattutto a Sur, Nusaybin, Kerboran, Cizre, Silopi e Idil. Ciononostante, il partito di governo (l’Akp) va dritto per la sua strada: le operazioni militari dovranno continuare finché il Pkk non verrà eleminato. “I terroristi [curdi] – ha dichiarato il premier Davutoglu lo scorso dicembre – saranno cancellati da questi distretti [nel sud-est] quartiere per quartiere, casa per casa, strada per strada”.

In questo contesto di guerra aperta contro il Pkk, a pagare il prezzo è l’intera popolazione curda. Nel suo rapporto la Commissione Onu ha esortato Ankara ad affrontare le diseguaglianze politiche ed economiche che essa subisce: “la Turchia dovrebbe permettere alla comunità curda di poter godere di pari diritti economici, sociali e culturali come tutto il resto della popolazione e dovrebbe adottare speciali misure per promuovere l’accesso dei curdi, soprattutto le donne, al mercato del lavoro. [Ankara] deve fare in modo che la legislazione anti-terroristica non vada ad intaccare la libertà di espressione e di associazione o altri diritti protetti dalla Convenzione combattendo le disparità esistenti tra le province curde e il resto del territorio [nazionale], aumentando l’accesso dei bambini curdi alla scuola e promuovendo l’insegnamento della loro lingua madre”.

Il rapporto si è poi occupato dei rifugiati siriani e iracheni presenti nel Paese. Se da un lato l’organismo dell’Onu ha notato gli sforzi compiuti dalla Turchia “per proteggere i diritti umani di un gran numero di profughi venuti dall’Iraq e Siria”, dall’altro ha però sottolineato come questi siano ancora soggetti a discriminazione razziale, vivano in condizioni di vita inadeguate e non dispongano ancora di permessi di lavoro. Grave resta la situazione delle donne siriane nei campi le quali, denuncia la Commissione, sono ancora soggette a violenza e vittime di traffico umano.

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