La condizione delle donne lavoratrici in Giordania

di Elisa Piccioni

Pubblicata la ricerca “Working Women in Sectors of Secretary, Beauty Salons, and Supportive Health Services.-“Ill treatment and lack of protection” del partner giordano Tamkeen Field for Aid.

L’Ong Tamkeen, partner giordano di ARCS, ha completato lo studio preliminare sulla condizione delle donne lavoratrici in Giordania confermando la diffusa esposizione delle impiegate nei settori del segretariato, saloni di bellezza e servizi sanitari ausiliari a violazioni che ricadono sotto la definizione del lavoro forzato.

La ricerca, realizzata nell’ambito del progetto co-finanziato dalla Commissione Europea “Decent Work, Social Protection and Freedom of Association in the Middle East”, di cui Solidar è capofila, ha analizzato il contesto normativo internazionale e giordano odierno per la protezione dei diritti delle donne lavoratrici e la sua reale applicazione.

Lo studio si è concentrato sulle categorie del segretariato, estetica e sanitario ausiliare perché è proprio in questi settori che le violazioni sarebbero più frequenti. Le donne intervistate denunciano orari lavorativi di 12-15 ore, straordinari non retribuiti, ferie negate, oltre a stipendi di gran lunga inferiori al salario minimo garantito dalla legislazione, la mancanza di assicurazione sanitaria oltre a timori di abusi e violenze da parte del datore di lavoro.

Le donne lavoratrici in Giordania rappresentano solo il 16% della forza lavoro del paese, una delle percentuali più basse al mondo, tanto che nel 2014 il Global Gender Gap Report ha classificato la Giordania al 140esimo posto su 142 paesi per quanto riguarda la partecipazione economica delle donne. Le ragioni di questa scarsa partecipazione vengono individuate nella mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro e nei mezzi di trasporto, nelle disparità di salario rispetto ai colleghi uomini e nei diffusi episodi di sfruttamento rientranti in alcuni casi negli indicatori del lavoro forzato.

Il lavoro forzato è una delle violenze più comuni subite dalle donne nei luoghi di lavoro ed è definito dall’ILO (convenzione 1930-C29) come “ogni lavoro o servizio estorto a una persona sotto minaccia di una punizione o per il quale detta persona non si sia offerta spontaneamente”, comprendendo non solo tutte quelle situazioni in cui la prestazione lavorativa avviene sotto minaccia di violenza o abuso fisico, ma anche, ad esempio, il mancato pagamento o il trattenimento dei salari.

Secondo l’ILO sarebbero almeno 600.000 le vittime di lavoro forzato in medio oriente di cui la maggior parte migranti non qualificati tra cui figurano moltissime donne. La studio, che verrà utilizzato come referenza per le attività di advocacy e promozione dei diritti dei lavoratori in Giordania, formula una serie di raccomandazioni urgenti tra le quali attivare il ruolo delle unioni sindacali, rafforzare la consapevolezza dei lavoratori sui i propri dritti, riformare il Social Security Act, aumentare il numero di ispettori del lavoro e sviluppare una road map per lo sviluppo sociale ed economico delle donne giordane.

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