L’appello della società civile tunisina al Parlamento Europeo sull’accordo di libero scambio Tunisia – UE

Pubblichiamo il testo dell’appello lanciato dalle organizzazioni della società civile tunisine in occasione del voto del Comitato INTA (Commercio) del Parlamento Europeo sull’apertura dei negoziati per un Accordo di Libero Scambio Completo e Approfondito (ALECA) tra la Tunisia e l’UE.

In particolare le organizzazioni vogliono “sottolineare che non tenere in conto queste raccomandazioni sull’ALECA fra la Tunisia e l’UE può mettere in pericolo la sovranità del paese, asservire l’interesse del paese alla logica mercantile e minacciare i diritti fondamentali del popolo tunisino, cosa che può contribuire ad aggravare la precarietà di settori della popolazione e esporli al rischio di cadere nella violenza e nel fanatismo”.

 

Dichiarazione della società civile
In occasione del voto al Parlamento Europeo sull’apertura dei negoziati per l’Accordo di Libero Scambio entro la Tunisia e l’UE

 

In occasione del voto del Comitato INTA (Commercio) del Parlamento Europeo sull’apertura dei negoziati per un Accordo di Libero Scambio Completo e Approfondito (ALECA) tra la Tunisia e l’UE, previsto il 15 febbraio 2016, le organizzazioni di società civile:

  • Deplorano la mancanza di prospettive di sviluppo sociale che l’accordo dovrebbe integrare e l’assenza di considerazione delle specificità del paese. Malgrado i numerosi annunci di aiuto e di sostegno alla Tunisia fatte dall’Unione Europee per un “partenariato privilegiato”  per la riuscita della transizione democratica, l’accordo in corso di negoziazione non comprende un cambiamento di strategia che permetta alla Tunisia di rispondere in modo duraturo alle sfide di sviluppo equo, alle rivendicazioni per il lavoro e la giustizia sociale, principali rivendicazioni della popolazione durante il sollevamento del 2010-2011 e si accontenta di un trasferimento di norme europee verso la Tunisia.
  • Danno l’allerta rispetto alla asimmetria prevedibile dei benefici della Tunisia da una parte, e dei paesi europei dall’altra, a seguito dell’applicazione dell’accordo. La competitività delle imprese tunisine non è la stessa dei loro omologhi europei, che possono inoltre beneficiare di sovvenzioni nel settore agroalimentare, per esempio. Il rischio che pesa sulla società tunisina è ancora più grande perchè l’apertura dei mercati tunisini alle imprese straniere non è condizionata all’obbligo di reclutare personale locale, di sostenere il tessuto industriale locale, o ancora di trasferire le tecnologie. Ciò potrà avere delle conseguenze disastrose sul lavoro e lo sviluppo. Inoltre, la pretesa reciprocità degli scambi commerciali facilitata dall’accordo non riguarda le persone: gli europei potranno circolare liberamente mentre i tunisini resteranno appesi alla concessione dei visti che le autorità dei 28 paesi membri non rilasciano se non con il contagocce e a persone appartenenti all’élite economiche, scientifiche e culturali. Questo restringerà le possibilità di esportazione di servizi in Europa e scoraggia le iniziative degli imprenditori (soprattutto giovani) sui mercati europei perchè la reciprocità non è reale.
  • Mette in guardia contro una riduzione della libertà di manovra dello stato tunisino a causa dell’ALECA in corso di negoziato, per quello che riguarda i settori sensibili e chiave dell’economia del paese, in particolare agricoltura, energia, trasporti, salute, e soprattutto la libertà dello stato di regolare l’obbligo a proteggere gli investimenti, in nome della libera concorrenza.

 

Le organizzazioni di società civile raccomandano vivamente: 

  • Che sia fatta una valutazione indipendente e approfondita sulle conseguenze di quaranta anni di partnerariato tra l’Unione Europea e la Tunisia, che ha progressivamente intensificato la liberalizzazione degli scambi fra le due rive, e che questa valutazione sia estesa all’impatto del partenariato sui diritti economici e sociali. Numerose voci sostengono che l’Accordo di Associazione del 1995, all’origine della riduzione delle barriere doganali per i prodotti manifatturieri, abbia nuociuto alla economia tunisina, in particolare per quanto riguarda l’aumento del tasso di disoccupazione, l’aggravamento delle disparità regionali e delle ineguaglianze sociali. D’altra parte, le organizzazioni di società civile raccomandano di intraprendere, senza indugi, studi indipendenti e attualizzati sull’impatto multidimensionale dell’ALECA includendo in particolare la dimensione dei diritti economici e sociali (precarietà di impiego, subappalti, perdita del lavoro, debolezza della protezione sociale, perdite di entrate fiscali).
  • Che un accordo commerciale tra la Tunisia e la UE sia incluso in un quadro di cooperazione equa, tenendo conto della competitività ineguale delle due economie e della persistenza degli aiuti pubblici europee accordati ad alcuni dei loro settori strategici.
  • Di ridefinire i termini del partenariato con la Tunisia, in modo che corrisponda effettivamente alle rivendicazioni di giustizia sociale, di dignità e di lavoro espresse a partire dalla rivoluzione del Dicembre 2010 – Gennaio 2011.
  • Di istituire un sistema di accesso alla informazione per la società civile che garantisca la trasparenza dei processi di negoziazione dell’ALECA (accesso ai documenti del negoziato, che devono essere disponibili anche in arabo) e di sviluppare un quadro istituzionale che permetta l’espressione e il coinvolgimento effettivo della società civile alle diverse fasi e capitoli dei negoziati.
  • Di accompagnare la libertà di circolazione dei beni, dei servizi, dei capitali alla libera circolazione delle persone.

Le organizzazioni di società civile firmatarie vogliono sottolineare che non tenere in conto queste raccomandazioni sull’ALECA fra la Tunisia e l’UE può mettere in pericolo la sovranità del paese, asservire l’interesse del paese alla logica mercantile e minacciare i diritti fondamentali del popolo tunisino, cosa che può contribuire ad aggravare la precarietà di settori della popolazione e esporli al rischio di cadere nella violenza e nel fanatismo.  

 

Organizzazioni cofirmatarie:

Tunisie :

1      Union Générale Tunisienne du Travail (UGTT)

2      Forum Tunisien des Droits Economiques et Sociaux (FTDES)

3      Ligue Tunisienne pour les Droits de l’Homme (LTDH)

4      Association Tunisienne des Femmes Démocrates (ATFD)

5      Union Nationale de la Femme Tunisienne (UNFT)

6      Association des Femmes Tunisiennes pour la Recherche sur le Développement (AFTURD)

7      Plateforme d’Economie Sociale et Solidaire (Platess)

8      Centre de Tunis pour la Migration et l’Asile (CeTuMA)

9      Association Scientifique pour les études sur la Population, la Migration et la Santé (ASPOMIS)

10    Association Tunisienne de Défense des Droits à la Santé (ATDDS)

11    Utopia Tunisie

12    Association Free Sight

13    Organisation Tunisienne de la Justice Sociale et de la Solidarité (OTJSS)

14    Association des Jeunes Artistes (AJA)

15    Ligue des Electrices Tunisiennes (LET)

16    Association Thala Solidaire

17    Association Amal du Bassin Minier pour l’environnement

18    Association TIGAR de Kasserine

 

Reti Euromediterranee:

Rete Euromed Rights

L’appello è sostenuto diverse associazioni francesi come Attac, Aitec, Federazione dei Tunisini per una Cittadinanza delle due rive ed altri.

 

Le organizzazioni italiane che hanno aderito a questo appello sono:

  1. Arci
  2. Lega Italiana Diritti dei Popoli
  3. Associazione per la Pace
  4. Fair Watch
  5. Link 2007 Cooperazione in rete
  6. Cospe
  7. Comitato Verità e Giustizia per i nuovi desaparecidos
  8. FOCUS – Casa dei diritti economici e sociali
  9. Costituzione Bene Comune
  10. Cooperativa Più
  11. CIAC – Parma
  12. Tavola della Pace Bergamo

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