Gli Stones a Cuba

Qui lo sapevano tutti ormai da mesi da quando il vecchietto, ma sempre energetico Mick, è stato visto praticamente in tutti i club notturni dell’havana a dar fondo alle migliori bottiglie di rum dell’isola con un occhio attento alle bellezze del posto.  La prima volta che l’ho visto ho pensato ad un sosia poi invece la notizia è arrivata dallo stesso Granma, organo di informazione del partito comunista cubano, che ha confermato la visita di “piacere” a cuba del mitico cantante della band inglese che tra una linea di ron e l’altra stava già organizzando l’evento del secolo (il XXI) e che negli annali si posizionerà a fianco di altrettanti concerti epici come Woodstock e The Wall. E c’era da aspettarselo che gli Stone, ultimo grande gruppo storico del rock, facesse una mossa simile per cercare in ultima istanza un ulteriore riconoscimento ad una carriera che più che memorabile si può definire mitica.  Ora tutti i giornali del mondo fanno a gara a dare i minimi particolare perché la notizia è talmente forte che  è quasi passata in secondo piano la visita del presidente americano fissata per il 21-22 marzo e molti si domandano come mai un concerto può oscurare un evento storico di questa portata.  Sarà che a differenza della maggior parte del mondo a Cuba la Cultura è parte integrante della stessa identità di un popolo che ha fatto dell’accesso un aspetto fondamentale della propria politica e dove, a fianco delle difficoltà che tutti conosciamo, resta il fatto che ogni cittadino cubano ha la possibilità di assistere ad un concerto de los Van Van, uno dei gruppi più conosciuti fuori dai confini,  andare al cinema o ad una mostra al costo irrisorio di pochi centesimi di euro.

Ma che sta succedendo? Tutto d’un tratto mezzo mondo si è riverso in questa piccola isola (in realtà la maggiore delle antille come amano ripetere i cubani) in mezzo al mar dei caraibi patria dei barbutos e della revolucion, del ron e dei puros. Solo nel corso dell’ultimo anno sono passati da qui, accompagnati da abbondanti delegazioni,  il presidente francese, i primi ministri di italia, spagna, olanda, slovacchia, austria, i ministri degli esteri di quasi la metà dei paesi della UE (solo per citare quelli europei)  e poi Barak Obana primo presidente Usa da quasi un secolo. Eppure un concerto di musica Rock, cultura, riesce a mettere in secondo piano tutto ciò , e a far emozionare le persone anche più che per l’apertura dei punti WIFI.

Sarà che in questo posto hanno, ormai da tempo immemorabile, capito che le persone, il popolo, da il massimo se lo si lascia “disfrutar” dei piacere della vita? E quindi cultura, musica in ogni dove, arte, cinema, balletto, teatro tutto alla portata della semplice volontà di muoversi.

come giustificare altrimenti il fatto che i due consiglieri particolari del presidente cubano, nomi come Abel Prieto (scrittore) e Eusebio Leal (storico e mentore dell’Officina de l’Historiador de la Habana), vengano proprio dal mondo della cultura e non militari come ci si potrebbe aspettare.

Come spiegare quindi  che ogni artista che si rispetti ha espresso, o se non lo ha fatto lo ha almeno pensato, la volontà di venire qui dove gli appogones (salti della corrente) sono ancora all’ordine del giorno? Non vogliamo credere nello show businnes e nell’opportunità che il nome Cuba da e pensiamo al grande concerto dato da Zucchero l’8 dicembre del 2013 che di fatto gli ha fatto guadagnare classifiche e soldi, tanti soldi, ma in fondo è giusto così visto che lui ci ha scommesso e messo del suo (in termini di soldi) ed è stato ripagato del rischio mentre il popolo cubano ha potuto assistere al primo concerto show (tutta l’attrezzatura era stata portata dal cantante) della sua storia.

Sarà il fascino della decadenza di un ideale che le strade dell’havana vecchia con gli almendrones o i panni stessi al sole impersonano, o ancora una questione di soldi perché Cuba oggi come oggi è molto alla moda  o ancora sarà forse  la nostalgia per un mondo più umano a cui tutti, nei nostri momenti di difficoltà, pensiamo? Forse sono tutte queste cose con in più  il fascino di un popolo che ha fatto della “revolucion” la sua carta di presentazione e dell’allegria uno stile di vita . Le speculazioni potrebbero essere veramente molte. I bempensanti a questo punto parlerebbero di opposizione, di repressione e di censura. Non è questo ne il momento ne lo spazio per parlarne perché gli Stones a Cuba è Storia.

E in più è una storia gratuita visto che, come in passato Zucchero, Giovanotti, Nomadi, solo per citare gli italiani (ai quali grande appoggio ha dato Arci), ma anche Sting, per nominare almeno uno dei grandi big mondiali che qui sono venuti a portare la propria arte, non si paga nemmeno un centesimo tanto per rimarcare che la cultura è di tutti, che la cultura è un diritto e quindi che Cuba prima di essere criticata dovrebbe essere compresa.

ARCS a Cuba c’è, da anni, e lavora appunto per la diffusione di una cultura aperta a tutti, per la salvaguardia di un patrimonio culturale che è prima di tutto parte stessa della identità di un popolo che prima di cibo vuole, e lo ha dimostrato nel corso degli ultimi 60 anni, essere padrone del proprio futuro.

25 marzo 2016 , ore 20.30, Ciudad Deportiva, la Habana, segnatelo nelle vostre agende elettroniche perché sarà uno dei giorni più importanti di questo secolo o almeno sarà un giorno importante per me che per la prima volta nella mia vita potrò assistere ad un concerto evento e non rimpiangere il fatto di non essere nato negli anni ’60.

Mei Federico, Rappresentante Arcs a Cuba

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