È arrivato Obama: entonces?

di Federico Mei, Rappresentante ARCS a Cuba

In realtà non si conosceva l’orario esatto di arrivo e al telefono mia madre, alle 21.00 ora italiana (qui erano le 16), poco prima di accingermi ad uscire per una passeggiata lungo il Malecon con amici, mi fa: “sta diluviando all’Havana perché il TG ha fatto vedere le immagini del presidente scendere dall’aereo con l’ombrello”. Al che, sapendo che già dal sabato i cubani dalle strade erano spariti perché le misure di sicurezza hanno di fatto bloccato mezza città da Playa all’Habana Vecchia, abbiamo deciso di non uscire e di passare il resto della domenica a giocare a domino con amici per evitare di ritrovarci bloccati tra i mille divieti di circolazione previsti per l’arrivo del presidente USA.

Altro che i fiumi di gente a ballare di gioia per strada (di nuovo qualche giornalista italiano ha scambiato quella che è una normale domenica all’Havana di concerti in parchi e piazze pubbliche con manifestazioni di giubilo per un evento che, per quanto storico, lascia al quanto indifferenti la maggior parte dei Cubani ormai abituati a vedere arrivare sull’isola primi ministri, presidenti, cantanti, divi, sportivi ecc). E poi diciamocelo, con una pioggia fitta come quella che ha accolto Obama, sfido chiunque a trovare un cubano disposto a ballare in strada col rischio di prendersi una polmonite.

E invece è tutto un “cisme” (chiacchiericcio, pettegolezzi) su aspetti molto più futili, tipo che la macchina di Obama è attrezzata anche per fare trasfusioni quindi ci si domanda se la donerà a Fidel, oppure del fatto che si spera in altre visite importanti come questa o quella del Papa perché ad ogni arrivo una parte dell’Havana viene rinnovata, o ancora che la solita “fabrica de dinero” (come i giovani habaneri chiamano lo spazio culturale “Fabrica del Arte Cubano”) ospiterà la visita di Michelle. Per non parlare poi dell’incontro previsto tra la celebre ballerina Alicia Alonso e il presidente, nel corso della visita al Gran Teatro, visto che, anche se da sempre rappresenta un’icona dell’impronta culturale che ha caratterizzato la rivoluzione, i più scommettono che ormai non ricordi più nemmeno il proprio nome. E infine la ragione del nuovo manto stradale del Malecon: sarà merito di Obama o del fatto che qui sfrecceranno i bolidi di “Fast and Furious” (visto che si sta girando l’8° o 9° episodio – ormai mi sono perso il conto – proprio in questi giorni)?

Sia chiaro, non si vuole declassificare una visita assolutamente storica, ma guardando bene anche il programma di incontri e visite del presidente americano, sembra più una passerella di fine mandato per “confermare” uno dei pochi successi di politica internazionale che non una visita di vertice. A parte l’ovvio incontro con Raul, e il tributo a Martì in Plaza de la Revolución, il resto del programma prevede una visita al centro storico, una al Gran Teatro da poco restaurato e dedicato ad Alicia Alonso, un incontro con giovani imprenditori (??? Imprenditori? ) e dissidenti e infine la partita di baseball tra Cuba e la squadra USA del Tampa Bay nel rinnovato stadio Latino Americano (proprio per questo interdetto al concerto dei Rolling Stones che invece si terrà nello spazio retrostante la città sportiva). Anche la signora Michelle, insieme alle figlie, avrà la sua agenda culturale piena, con buona pace di chi vive soprattutto nella zona del Vedado tra il Malecon e Calle 17, messa sotto assedio per garantire lo spostamento senza intoppi del corteo presidenziale.

E poi certo i dissidenti, i giornalisti scatenati a cercare l’evento “scandaloso”, come l’arresto (o meglio il fermo per poche ore) delle dame in bianco lo scorso sabato per una manifestazione non autorizzata. Tutto nella normalità come se una cosa del genere, che avviene praticamente con cadenza settimanale, debba essere il centro dell’attenzione dei media nostrani invece che parlare di quello che già si sta facendo e che sta veramente cambiando le cose, anche se lentamente. Parlare della possibilità di utilizzare il dollaro per le transazioni internazionali comportando per Cuba un risparmio di milioni di euro (e per i turisti quella fastidiosa tassa del 10% sul cambio in moneta locale)? Dei permessi per viaggi diretti di cittadini statunitensi sull’isola e il riavvicinamento di centinaia di famiglie? Della riapertura del servizio di posta tra i due paesi? O ancora dell’accordo di ETECSA, l’operatore telefonico cubano, ed una società di New York per migliorare il traffico voce e dati tra Cuba e USA?

E queste sono solo quelle comunicate ufficialmente perché, come del resto tutto li processo di preparazione delle dichiarazioni unitarie del passato 17 dicembre, le due delegazioni sono al lavoro da mesi ma con il filo conduttore del fattore sorpresa. Sará che anche il “Bloqueo” è giá stato tolto e la notizia ufficiale verrá data proprio da Obama? Magari questo ancora no, peró la speranza che succeda a breve è grande.

Un’avvertenza questa ai tanti imprenditori italiani ed europei che stanno pensando di investire sull’isola e per i quali, una volta tolto l’embargo, sará molto piú difficile.

Condivido sui social media!