Profughi, rappresentante Unhcr: “Preoccupati ma non facciamo ipotesi catastrofiste”

di Vladimiro Polchi su repubblica.it

Intervista a Stephane Jacquemet, responsabile per il Sud Europa. Attezione massima alla “sfida sul Brennero” e alla riforma della legge sull’asilo approvata di recente da Vienna: “Rischio che l’Austria diventi un modello negativo”. “L’Italia ha fatto molto. I Paesi in prima linea non possono essere lasciati soli”
ROMA – “La sfida sul Brennero è molto preoccupante. Alcuni partiti politici sono inclini a vedere l’immigrazione solo in termini di “muri” e “invasione”. Questo non è né sano né realista. La gente continuerà a muoversi”. A parlare è Stephane Jacquemet, nuovo rappresentante dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati per il Sud Europa.

Cosa pensa della possibile “chiusura” del Brennero?
“Penso che sia importante non parlare di “chiusura”, ma “di ripresa di controlli alle frontiere”. Detto questo, ripristinare i controlli può essere preoccupante perché potrebbe avere un impatto sul diritto di chiedere asilo e influenzare la libertà di circolazione all’interno di Schengen, per non parlare di una serie di conseguenze economiche per le comunità su entrambi i lati del confine. Ma c’è altro”.

A cosa si riferisce?
“L’Unhcr è molto preoccupato per l’attuale processo di modifica della legislazione austriaca sui rifugiati. Il Parlamento austriaco ha approvato una riforma della legge sull’asilo che potrebbe avere gravi conseguenze sulla protezione dei profughi. Purtroppo, vi è il rischio che l’Austria diventi un modello negativo in Europa”.

Cosa può succedere ora?
“Al momento non è opportuno fare ipotesi catastrofiste. Finora, vi è stato solo un leggero aumento degli arrivi via mare in Italia. C’è stata una crescita significativa a marzo 2016 rispetto a marzo 2015, ma nel mese di aprile abbiamo assistito a una riduzione. La mia speranza è che ci sia una discussione seria dell’Ue sulla condivisione delle responsabilità per evitare il caos dello scorso anno. In breve, non credo vedremo campi profughi alla frontiera”.

L’Italia rischia di restare isolata?
“Non credo. L’Italia ha molti alleati che le riconoscono i passi positivi compiuti, sotto molti aspetti, tra cui il salvataggio in mare, la cooperazione con noi per quanto riguarda i rifugiati e con l’Oim per i migranti economici, incluso un netto aumento della capacità di accoglienza”.

L’Italia rischia di trasformarsi da “Paese corridoio” per molti migranti a “Paese sosta” dal quale è difficile uscire?
“Credo che l’Unione europea sia consapevole che i Paesi “in prima linea” come Italia e Grecia non possano essere lasciati soli”.

Chi passa attraverso la frontiera del Brennero?
“Non sembra esserci un profilo particolare. È importante sottolineare che il movimento non è solo Italia-Austria, ma anche Austria-Italia”.

E dove vanno?
“Sappiamo che molti rifugiati sono diretti in Germania e nei Paesi scandinavi”.

Le preoccupazioni dell’Austria hanno qualche fondamento?
“L’Austria ha un numero elevato di migranti e richiedenti asilo, quindi il problema deve essere affrontato. Più in generale, tutti i Paesi europei devono dotarsi di una politica migratoria globale che gestisca i flussi in modo umano e pianificato, tenendo conto delle legittime preoccupazioni di sicurezza, ma anche nel pieno rispetto dei diritti umani dei migranti. Perché purtroppo i movimenti estremisti stanno influenzando l’agenda in materia di immigrazione”.

Per Renzi chiudere il Brennero è contro le regole europee.
“Schengen stabilisce che in caso di grave minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza interna, uno Stato membro può reintrodurre eccezionalmente controlli alle sue frontiere interne. Ma la migrazione non deve, di per sé, essere considerata una minaccia”.

L’Italia sta facendo abbastanza per controllare i flussi?
“L’Italia ha fatto molto. È notevolmente aumentata la capacità

di accoglienza e sempre più persone decidono di chiedere asilo in Italia (il numero è più che quadruplicato tra il 2012 e il 2015). L’Italia sta lavorando anche sulla sua capacità di integrare i rifugiati, ma questo è un processo a lungo termine”.

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