Tunisia e il progetto TER-RE: siamo solo all’inizio

terre_tunisiadi Alberto Sciortino, cooperante ARCS in Tunisia

Sono passati poco più di tre mesi da quando abbiamo messo piede a Tatouine per dare avvio al progetto TER-RE: dal Territorio al Reddito. Per un progetto ambizioso come il nostro, tre mesi sono ancora pochi: giusto il tempo di metter su la sede, costituire la nostra piccola équipe, prendere gli accordi operativi con il partner – l’Istituto delle Regioni Aride di Médenine (IRA), un ente di ricerca statale – e organizzare il lancio pubblico del progetto.

L’equipe, oltre che da me, è costituita anche da Selma e Assem, due giovani del luogo, formati nell’ambito del progetto TITAN, che si è concluso di recente nella stessa zona. Con TITAN, sostenuto dall’ENI e realizzato dalla fondazione Alma Mater dell’Università di Bologna in partenariato con l’Office de Développement du Sud, si sono gettate importanti basi per un lavoro che sarà anche il nostro. Sono stati formati giovani nell’accoglienza turistica, sono stati individuati i prodotti tipici realizzati dalle donne dei villaggi, sono stati verificati i possibili percorsi per un’offerta turistica di grande interesse per chi voglia viaggiare e conoscere questo paese al di fuori degli schemi del turismo di massa. Con TITAN, inoltre, l’Università di Bologna e i suoi partner locali hanno anche arricchito le scoperte sul patrimonio paleontologico della zona (i famosi “dinosauri” di cui qui tutti vanno giustamente fieri).

A noi adesso tocca mettere a frutto in modo sistematico tutto questo. Stiamo già lavorando con l’IRA a un programma di formazioni per sostenere le donne dei villaggi nel miglioramento, la standardizzazione, il confezionamento dei prodotti e nel loro avvio verso i mercati locali ed esteri. I primi segnali di partecipazione lasciano largo spazio all’ottimismo; l’entusiasmo, nelle prime visite a parcelle agricole sperimentali realizzate con i gruppi di donne dei diversi villaggi, era evidente: queste donne hanno molta voglia di mettersi in gioco e uscire dal proprio isolamento.

Una volta avviata questa parte del progetto che interessa i prodotti tradizionali, inizieremo anche a dedicarci ad attività di sostegno al turismo e alla valorizzazione del territorio in tutti i suoi aspetti.

Certo, proprio in merito alle potenzialità turistiche, il primo “benvenuto” al nostro arrivo tre mesi or sono apparentemente non era stato dei migliori. Erano i giorni in cui alcune milizie provenienti dalla Libia (ma formate quasi esclusivamente da tunisini fuoriusciti) tentavano un attacco alla cittadina tunisina di Ben Gharden, a pochi chilometri dalla nostra zona di progetto. Lo scontro ha causato oltre sessanta vittime ed è stato seguito fino a pochi giorni or sono da episodi minori che hanno incrementato il numero delle vittime. Tuttavia, e contrariamente a quanto potrebbe far credere questo sfortunato “avvio”, è possibile a mio avviso affermare che non vi sono rischi per la nostra attività qui nel sud tunisino.

Quegli scontri sono stati perfettamente gestiti dall’esercito tunisino che ha poi continuato a rintracciare i componenti del gruppo assalitore nei villaggi tunisini dove si sono dispersi dopo la sconfitta del loro tentativo (e questo spiega gli episodi seguenti). Il supporto popolare all’esercito nazionale e alla laicità del paese è fuori discussione, a giudicare dai media e dalle reazioni a tutti i livelli. Non sembra esservi, qui nel sud della Tunisia, un rischio di “terrorismo diffuso”, che potrebbe colpire eventuali turisti o stranieri, e tutti si dicono convinti che quell’episodio non si ripeterà.

Questo anche per dire, che sarebbe ora che i tour operator internazionali ricominciassero a prendere in considerazione questa magnifica terra, che ha moltissimo da offrire al turismo, soprattutto in termini di intensità dell’esperienza del contatto con la popolazione (oltre che di patrimonio storico e naturalistico).

Il diciassette maggio scorso abbiamo tenuto l’incontro pubblico di lancio del progetto, invitando, oltre i cittadini, le associazioni e rappresentanze delle donne coinvolte nel progetto, tutte le istituzioni locali, le quali – bisogna dirlo – hanno risposto con un’ampia e interessata partecipazione, al di là delle nostre aspettative. Ciò dimostra che le attese verso il nostro progetto sono alte e dobbiamo cercare di non deluderle. La “messa in rete” con le altre iniziative di sviluppo pubbliche e associative in atto o previste in zona sarà una chiave di volta importante per la nostra capacità non solo di raggiungere i risultati, ma anche di comunicarli, rafforzarli e renderli acquisizioni partecipate.

Abbiamo davanti a noi tre anni di lavoro. Siamo sono all’inizio, ma credo che stiamo partendo con il piede giusto. A chi volesse seguirci più da vicino, consiglio di mettere un “mi piace” alla nostra pagina Facebook “TERRE”.

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