Quale Gerusalemme? I piani quasi sconosciuti di Israele. Terza Parte

di Nur Arafeh – Al-Shabaka su nena-news.it

Gerusalemme, 17 giugno 2016, Nena News – [Per la seconda parte clicca qui]

Salvare Gerusalemme

Dal 2001 Israele ha chieso almeno 31 istituzioni palestinesi, tra cui l’Orient House, l’ex quartier generale dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, e la Camera di Commercio e dell’Industria. Al governatorato di Gerusalemme e al Ministero degli Affari di Gerusalemme è vietato lavorare a Gerusalemme e sono costretti ad operare in un edificio ad al-Ram, che cade nel nordest di Gerusalemme ma è fuori dai confini municipali imposti da Israele.

A causa del vacuum istituzionale e di leadership che Israele ha creato a Gerusalemme Est, è una sfida trovare modi per controbattere alla colonizzazione della città e allo spossesso della popolazione palestinese. Nel corso della presente ricerca ho avuto l’opportunità di parlare con i rappresentanti di diverse organizzazioni, enti ufficiali e gruppi di comunità. Sono tutti concordi nel dire che tra i passi più urgenti da fare c’è la creazione di comitati popolari in ogni quartiere di Gerusalemme Est. Tali comitati potrebbero sensibilizzare i residenti sui propri diritti e sui piani israeliani per il futuro, incoraggiare le attività di volontariato, monitorare e impedire ai palestinesi di vendere le proprie terre a ebrei israeliani, rappresentare il quartiere nei forum nazionali e cooperare per rafforzare la lotta per difendere la terra palestinese.

Infatti, una volta che questi comitati saranno creati in tutti i quartieri, potrebbero realizzare quello che le organizzazioni di Gerusalemme ritengono più urgente: un corpo rappresentativo di Gerusalemme a livello nazionale, un ente inclusivo che includa il governatorato di Gerusalemme, i rappresentanti della società civile e il settore privato. Un ente che possa lavorare come canale tra i palestinesi di Gerusalemme Est e l’Anp e il resto del mondo. Lavorerebbe su tre fronti:

1. Olp/Anp. Un ente rappresentativo per Gerusalemme potrebbe fare lobby sull’Olp e l’Anp per portare Gerusalemme in prima linea nell’impegno del governo palestinese e garantire che riceva denaro e l’altro sostegno di cui ha bisogno per controbattere alle politiche israeliane;

2. La comunità araba e internazionale. In questa sfera un ente per Gerusalemme dovrebbe essere il leader nelle attività di advocacy e lobby a livello regionale e internazionale, in coordinamento con i palestinesi della diaspora. Ad esempio, la Giordania dovrebbe fare pressioni come Custode dei luoghi sacri a Gerusalemme per aiutare a mantenere un ambiente sicuro per i palestinesi di Gerusalemme Est. Altri paesi arabi, in particolare Marocco e Arabia Saudita, viste le loro relazioni speciali con Gerusalemme, dovrebbero mobilitarsi allo stesso modo. Altri sforzi andranno fatti per raggiungere i paesi che hanno già mostrato solidarietà ai palestinesi, come la Svezia, i paesi latino-americani e i Brics, così che usino i loro uffici direttamente e in collaborazione con altri Stati per rendere Israele responsabile per l’annessione illegale e la colonizzazione di Gerusalemme Est. Il fatto che Gerusalemme Est sia parte occupata della Cisgiordania è un punto spesso dimenticato dal discorso ufficiale e andrebbe enfatizzato.

Questi paesi dovrebbero inoltre lavorare con l’Olp/Stato di Palestina a tutti i livelli Onu, compresi il Consiglio di Sicurezza, l’Assemblea Generale, il Consiglio per i diritti umani e le agenzie specilazziate per esporre le politiche israeliane per Gerusalemme e chiedere agli Stati membri di rispettare i propri obblighi in merito. In particolare gli Stati membri dovrebbero attivare la risoluzione del Consiglio di Sicurezza 478 del 1980 che dichiara “tutte le misure legislative e le azioni prese da Israele, potere occupante, che si propongono di alterare il carattere e lo status della città santa di Gerusalemme, sono nulle e devono essere fermate subito”.

L’Unione Europea ha l’obbligo di garantire il rispetto del principio di non-riconoscimento della sovranità israeliana su Gerusalemme Est. La Ue dovrebbe trasferire la sua retorica in misure concrete che interrompano le attività dirette e indirette economiche, finanziarie, bancarie, di investimento, accademiche e di business nelle colonie israeliane a Gerusalemme Est e nel resto dei Territori Occupati.

L’Organizzazione della Cooperazione Islamica potrebbe giocare un ruolo maggiore nel salvaguardare i diritti dei palestinesi a Gerusalemme Est, fornendo supporto diretto e facendo lobby su Ue e Onu perché prendano misure per fermare le violazioni israeliane. Tali misure dovrebbero includere la creazione di un registro Onu e/o Ue delle violazioni dei diritti umani e dei danni provocati ai palestinesi come risultato delle politiche di giudaizzazione israeliane e dell’espansione coloniale nei Territori.

È vitale inoltre creare un ente di finanziamento o una banca di sviluppo per superare la mancanza di fondi, una delle principali problematiche delle istituzioni palestinesi a Gerusalemme Est. Una simile banca potrebbe avere diverse funzioni: fornire credito visto che la maggior parte dei mutui sono accessibili solo ad alti tassi di interesse; aiutare a finanziare lo sviluppo del settore abitativo;  fornire incentivi per incoraggiare gli investimenti e ravvivare il settore commerciale. Il settore privato palestinese e le banche palestinesi dentro e fuori la Palestina dovrebbero assumersi le proprie responsabilità ed essere parte di una banca di sviluppo.

3. Le comunità palestinesi in patria e nella diaspora. Queste comunità dovrebbe aiutare a sviluppure una chiara visione e una strategia operativa per Gerusalemme. Le misure pratiche dovrebbero essere identificate per contrastare le politiche israeliane; rafforzare la capacità produttiva dell’economia palestinese di Gerusalemme Est e i suoi legami con l’economia della Cisgiordania e del mondo arabo; promuovere il settore turistico nei limiti dello sviluppo economico possibile sotto occupazione; riattivare lo status culturale ed economico della Città Vecchia; incrementare i settori educativo e sanitario; e lavorare alla reintegrazione dei palestinesi di Gerusalemme Est con il resto dei Territori Occupati.

Gli enti legali esistenti che offrono assistenza legale ai palestinesi di Gerusalemme Est – ad esempio nella revoca delle residenze, nei ricongiungimenti familiari, nella riappropriazione delle terre, nella demolizione delle case – dovrebbero coordinare i propri sforzi.

La società civile, in particolare il Bds (Boicottaggio Disinvestimento e Sanzioni), ha un ruolo vitale nel colpire i piani israeliani per il turismo e l’high-tech a Gerusalemme, attraverso campagne di boicottaggio delle istituzioni accademiche e culturali israeliani e il giro d’affari coinvolto nella giudaizzazione di Gerusalemme.

Lo sviluppo di una strategia mediatica coordinata è estremamente urgente per sollevare la voce palestinese nella sfida al potere della narrativa israeliana e la rappresentazione de-storicizzata di Gerusalemme. Accademici e analisti politici hanno allo stesso modo un ruolo: c’è bisogno di ricerche sullo sviluppo socio-economico di Gerusalemme Est così come dei master plan israeliani, visti pochi think tank che lavorano in città. future ricerche dovrebbero anche andare oltre la diagnosi dei problemi per individuare soluzioni creative, usando un approccio attivo piuttosto che uno di mera reazione. Il gap tra accademici e legislatori deve essere superato per unire che tutti gli sforzi verso l’obiettivo dell’auto-determinazione, la dignità, la libertà  e la giustizia. Nena News

*Traduzione a cura della redazione di Nena News

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