G8 di Genova: 15 anni dopo

Genova, luglio 2001. La violenza addosso al popolo della solidarietà e della giustizia globale. I temi che oggi stanno in priorità nel dibattito sugli SDGs per l’Agenda Mondiale 2030 erano negli slogan e nelle richieste di quel popolo che pacificamente sfilava a Genova. Quindi erano temi centrali, giusti e attuali. Che non si sarebbero mai più potuti ignorare.

Genova figlia di un movimento che da Seattle veniva affermando le ragioni e le possibilità per costruire Un Mondo Migliore. Donne, uomini, giovani, gruppi laici e cattolici dell’Universo Solidale sono stati colpiti a Genova in quelle giornate di luglio con la violenza della repressione, spesso isolandoli e bloccandoli nelle piazze e nei vicoli per colpire indisturbati. Sono stati vittime di una mattanza inaudita e punitiva nella scuola Diaz. Sono stati TORTURATI.

Gli anni a seguire, fino ad ieri, poi di nuovo fino a domani e chissà, quelle vittime, la nostra gente, hanno atteso la giustizia. 15 anni dopo, il popolo solidale italiano ha visto derubricare dall’agenda parlamentare l’appuntamento per rendere finalmente ufficiale, perseguibile per legge, il reato/delitto di tortura.

Sono trascorsi 15 anni dai fatti del G8 di Genova, sono noti nomi e volti di chi di quella violenza sugli innocenti si è reso colpevole direttamente, di chi ne è stato regista o consenziente, nelle istituzioni e nelle forze di polizia. Ci fu un morto. Giovane. Chi ricorda Carlo Giuliani?

Per i più giovani, gli adolescenti di oggi, è importante sapere che la democrazia va affermata e vigilata, difesa e pretesa a chiara e forte voce, che non si deve permettere mai di violare i diritti umani, di vederli calpestati: ma queste violazioni, la negazione della democrazia non dimorano solo in zone ‘altre’ da noi. La Turchia, l’Eritrea, l’Egitto, la Siria di oggi sono il Cile del golpe del settembre 1973 come l’Argentina del regime dei colonnelli di ieri: e in mezzo l’Italia di quella Genova, di quelle violenze del G8 del 2001.

In questo quadro stanno le immagini e storie delle violenze reiterate da parte di chi dovrebbe vigilare invece sul rispetto dei diritti umani nella carceri italiane. Non vi è democrazia senza la ricerca della verità, della giustizia per tutti. ARCS dedica l’apertura della sua newsletter a ricordare i fatti di violenza, terrore e paura di Genova in quel luglio 2015, con immagini e contributi e aggiornamenti apparsi negli anni. L’Educazione alla Cittadinanza Globale oggi è anche questo: parlare di noi in una dimensione globale di affermazione della giustizia. Lo si deve soprattutto a chi in quel periodo non c’era. La Memoria per costruire il Futuro. Migliore per tutte e tutti.

Condivido sui social media!