Una storia di ordinaria insofferenza nella Libia di oggi

Un singolo atto può influenzare la vita di molte persone. Ci sono momenti in cui un semplice gesto innesca una reazione a catena e porta a esiti inaspettati. Non sappiamo né come né quando accadrà, ma può provocare conseguenze su molte persone e addirittura diffondersi in un’intera città, o in un intero paese. A volte un singolo gesto ha condizionato la vita di intere generazioni.

Il punto è che non possiamo prevederlo: le cose che diciamo e quelle che facciamo percorrono una strada tutta loro. Le parole sono nostre finché non le pronunciamo o non le diciamo, poi non appartengono più soltanto a noi. Sono là fuori, nel mondo. Lo stesso vale per le nostre azioni, come una palla di neve che lanci con la mano: non puoi controllare dove andrà né quanto diventerà grande.

Quando il giovane tunisino Mohamed Bouazizi si è ucciso dandosi fuoco, non pensava che il suo gesto avrebbe cambiato le vite di milioni di persone. Non aveva la stessa intenzione del monaco vietnamita buddista mahāyāna Thích Quảng Đức che nel 1963 scelse l’auto-immolazione come forma di protesta; Bouazizi non voleva diventare un martire. E la poliziotta tunisina che lo ha schiaffeggiato non avrebbe mai immaginato le conseguenze del suo gesto. Ha tirato uno schiaffo al ragazzo perché aveva il potere di farlo, come tanti altri poliziotti ancora oggi: per lei era solo un giorno di lavoro come tanti.

La storia che racconto non è grande né importante come le altre: questa volta non ci sono lezioni morali da imparare. Detesto dover forzare tutto ciò che accade per trarne una lezione. Come le storie della buona notte che ci raccontavano i nostri genitori; come la storia del pastore che continuava a mentire sul lupo finché il lupo non ha deciso di far visita alle sue pecore, che ci insegna che mentire è sbagliato. Se c’è una morale, bene, fantastico. Se invece non c’è, nessun problema; anche questa è una lezione: a volte la vita non ha alcun senso.

La forza dell’esasperazione

Allora: c’era una volta – più o meno la scorsa settimana – a Tripoli un giovane che lavorava nella milizia, facendo tutto ciò che fanno le persone che lavorano lì, dalla lotta contro la droga alla guida di veicoli 4×4 con i vetri oscurati. Era una giornata caldissima, aveva appena finito il suo turno e stava andando a casa sperando di riuscire a dormire un po’. Proprio mentre appoggiava la testa sul cuscino è saltata la corrente. Il giorno prima era successa la stessa cosa: l’elettricità era mancata per più di sedici ore, e lui non aveva potuto accendere l’aria condizionata.

Il mese scorso le interruzioni di energia elettrica sono state leggermente ridotte in città, finché il noto leader di un’altra milizia che controlla una zona di Tripoli non ha mandato i suoi uomini all’azienda elettrica con un messaggio molto semplice: “Se tagliate la corrente alla mia zona, io vi taglio le dita”. Poiché in giro si dice mantenga le sue promesse, gli hanno obbedito e da quel giorno la sua zona non ha mai subìto interruzioni di corrente. Per garantirglielo, è stato necessario aumentare il carico sugli altri settori di Tripoli, perciò da noi cisono state interruzioni più lunghe.

Il nostro giovane miliziano ha perso le staffe. Era così arrabbiato che è uscito di casa e ha cominciato a bloccare la strada principale. Stava solo esprimendo tutta la sua rabbia. Dopo qualche telefonata, gli amici hanno sparso la voce e nel giro di poco tempo hanno bloccato tutti gli incroci. Poi alcune persone hanno portato i loro bulldozer e scavato buche bloccando tutta la strada costiera, così da isolare tutta l’area. E quando il loro numero è aumentato ancora, hanno fatto irruzione nella sede della compagnia elettrica e in quella che gestisce le telecomunicazioni, chiedendo una soluzione vera, altrimenti avrebbero tagliato i servizi a tutte le aree che rifiutavano di condividere le interruzioni di elettricità.

Quel giovane esasperato non ha cambiato il corso della storia, ma negli ultimi giorni ha reso la mia vita più facile

È successo un gran caos: andare in giro in macchina era come cercare di orientarsi in un labirinto perché ci mettevi ore a trovare una strada ancora aperta. Il governo appoggiato dall’Onu ha lasciato la sua sede (molto vicina al luogo in cui erano cominciati i blocchi stradali) e si è spostato altrove, nel timore di un ulteriore peggioramento della situazione.

Poco dopo la protesta è scoppiata anche in altre zone, dove si è cominciato a bruciare copertoni e a fare tutte le cose che si fanno durante una manifestazione. A quel punto il governo ha affrontato il problema, non soltanto con una dichiarazione su Facebook, come il suo solito. No, questa volta hanno diffuso un comunicato ufficiale e le tv sono andate a intervistare gli operai e i dirigenti della compagnia elettrica, che sembravano terrorizzati mentre si scusavano e cercavano di giustificarsi.

Il giorno dopo abbiamo avuto 24 ore di elettricità. Nei giorni successivi le interruzioni di corrente non hanno mai superato le sei ore, un gran miglioramento rispetto alla situazione prima che la protesta scoppiasse.

Beh, non conosco il nome dell’uomo arrabbiato che ha dato origine a tutto questo, ma tutti parlano di lui. Non ha cambiato il corso della storia, ma negli ultimi giorni ha reso la mia vita più facile.

Il corso della storia

Che lezione possiamo imparare in questo caso? Forse “mai provocare un miliziano e spingersi troppo in là mentre sta cercando di riposare”, oppure “inostri governi capiscono solo la violenza e sono motivati dalla paura”, o ancora “niente cambierà mai finché non sarai tu a cambiare qualcosa”. Potrebbe anche essere che la crisi elettrica qui non è così grave come vogliono farci credere, e che bastava un po’ di motivazione in più per riuscire a sistemare le cose nel giro di un paio di giorni.

Non lo so, ma sono sicuro che la persona che ha compiuto questo gesto straordinario, non lo ha fatto pensando che avrebbe convinto tutta quella gente a sostenerlo e a unirsi al suo “movimento”; no, lui era solo uno dei tanti miliziani che stava pensando ai fatti suoi e stava facendo ciò che ogni miliziano fa in Libia, finché non ne ha avuto abbastanza.

Nel caso dovessi assistere a uno di quei momenti che davvero sono fonte di ispirazione, come il singolo atto di sfida compiuto da Rosa Parks che ha dato il via a una trasformazione sociale, sarò ben lieto di condividerlo con voi, ma dubito che questo possa accadere. Anche quando qui è cominciata la rivoluzione, io stavo giocando alla Playstation (e stavo perdendo la partita), quando un amico mi ha chiamato e mi ha detto “guarda Al Jazeera ADESSO, non crederai a quello che è appena successo”. Ma questa è un’altra storia.

(Traduzione di Giusy Muzzopappa)

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