Esercito siriano: “La tregua è finita”

di Redazione su nena-news.it

Damasco attribuisce il fallimento dell’intesa Mosca-Washington raggiunta la scorsa settimana ai gruppi di ribelli che avrebbero violato i punti dell’intesa. L’Osservatorio siriano calcola che da quando è entrato in vigore il cessate-il-fuoco, sono state uccise 92 persone. A questo numero vanno poi aggiunti gli oltre 60 militari siriani assassinati nei raid aerei di venerdì della coalizione internazionale anti-Is

Roma, 19 settembre 2016, Nena News – L’annuncio era nell’aria ormai già negli ultimi due giorni e soltanto poco fa è arrivata l’ufficialità: l’esercito siriano ha dichiarato finito il cessate-il fuoco sponsorizzato da Usa e Russia raggiunto dieci giorni fa a Ginevra. In una nota pubblicata poche ore fa, l’esercito fa sapere che “i gruppi armati terroristici” [per Damasco i ribelli, ndr] hanno ripetutamente violato il cessate-il-fuoco approfittando della situazione di stallo per armarsi e mobilitarsi nelle aree controllate dal governo. I ribelli hanno perso una “vera occasione” per fermare la mattanza in corso nel Paese, recita il comunicato. Di diverso avviso è la variegata opposizione che respinge le accuse al mittente: è stata Damasco ad aver violato i termini dell’intesa Mosca-Washington. Anche l’Onu sembra sostenere in parte questa posizione: per il Palazzo di Vetro il presidente siriano avrebbe infatti ostacolato la consegna di aiuti nelle aree assediate, un punto fondamentale dell’accordo.

La fine della tregua è stata di fatto anticipata in tarda mattinata dal Capo di stato maggiore dell’esercito russo, Sergei Rudskoi. Intervistato dai giornalisti, il Generale ha detto che il cessate-il-fuoco “non ha più alcun significato” viste le continue violazioni dei ribelli. Rudskoi ha poi accusato Washington per non aver rispettato gli obblighi dell’accordo, soprattutto di non essere riuscita a distinguere i gruppi ribelli sostenuti dalla sua coalizione e i qa’edisti. Nel primo pomeriggio, poi, la tv di stato siriana ha riportato le dure parole di condanna al-Asad contro i raid aerei della coalizione Usa a Deir Az-Zour dello scorso venerdì che hanno causato la morte di oltre 60 soldati. Il presidente ha detto che l’obiettivo dei bombardamenti, definiti una “palese aggressione americana”, era quello di sostenere lo Stato Islamico (Is).

Si conclude così ufficialmente una tregua che è sempre apparsa piuttosto ambigua: secondo l’accordo, infatti, i bombardamenti potevano continuare contro Is e “Il fronte della conquista dello Sham” (al-Qa’eda) che sono i principali gruppi di opposizione al governo siriano. Una clausola quanto mai nebulosa se si pensa che, come ha sottolineato finanche Kerry, i qaedisti hanno legami con molti gruppi dell’opposizione appoggiati dalla comunità internazionale. Inoltre, escludendo forse i primi due giorni di una relativa “pace”, la fine dei combattimenti è sempre apparsa piuttosto illusoria: ciascuna parte del conflitto ha accusato l’altra di averla violata in questi giorni.

Ma a dare il definitivo Ko a qualunque speranza di riconciliazione ci hanno pensato poi i raid di venerdì contro l’esercito siriano della coalizione internazionale. Bombardamenti quanto mai inspiegabili se si pensa che Damasco è impegnato a Deir al-Zour a combattere lo Stato Islamico, teoricamente nemico giurato anche occidentale. Il fallimento dell’intesa sarebbe sottolineato anche dai numeri forniti dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, una ong vicino all’opposizione. Secondo l’organizzazione non governativa, infatti, 92 persone sono state uccise in Siria da quando è entrato in vigore il cessate-il-fuoco. Soltanto nella giornata di oggi le vittime sarebbero 46 (29 minorenni e 17 donne). A questi quasi 100 morti andrebbero poi aggiunte le vittime di Deir el-Zour. Nena News

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