LIBIA. Tripoli e Tobruk alla resa dei conti

di Francesca La Bella su nena-news.it

La guerra, quantomeno quella diplomatica, tra Tripoli e Tobruk è iniziata. Contemporaneamente si configura un contesto in cui anche l’opzione militare diventa praticabile.

Roma, 23 settembre 2016, Nena News – Il governo di Tobruk, dopo aver preso il controllo dei pozzi della mezzaluna petrolifera grazie all’avanzata del Generale Khalifa Haftar prova ad imporre le proprie condizioni per la determinazione del futuro della Libia. La sostituzione dei sindaci di alcune città della Cirenaica con consiglieri militari fedeli al Governo di Aquila Saleh e la richiesta di sostituzione dell’inviato delle Nazioni Unite Martin Kobler sembrano andare in questa direzione.

Parallelamente l’Alto Consiglio di Stato (Hcs) disconosce la Camera dei Rappresentanti (HoR) di Tobruk e ribadisce la sovranità del Governo di Accordo Nazionale (Gna) sull’intero Paese. Questo il contesto del quale si sono trovati a discutere i rappresentanti delle Nazioni Unite durante la 71esima Assemblea Generale tenutasi a New York in questi giorni. A fronte di un arretramento delle forze dello Stato Islamico (Is) a Sirte e in tutto il territorio libico, le problematiche connesse al disequilibrio del paese nord-africano non sembrano essere risolte ed anzi, la mancanza di un comune nemico da combattere, sembra aver ulteriormente approfondito la frattura tra Tripoli e Tobruk.

Un eventuale intervento di forze esterne al paese per indurre un mutamento di questa situazione non sembra, però, un’opzione praticabile. L’ingerenza degli attori internazionali in questi anni ha portato ad un rafforzamento di alcuni potentati regionali come nel caso della Cirenaica e ha veicolato il messaggio che la legittimità del governo nazionale dipendesse dagli interessi di soggetti esterni al Paese e non dalla volontà del popolo libico. In questo senso la nomina del governo Sarraj in esilio, l’intervento prima velato e in seguito palese, di Stati Uniti, Italia e Gran Bretagna a supporto del Gna e le risoluzioni Onu di condanna contro Tobruk hanno alienato al governo buona parte del consenso interno.

Allo stesso modo la HoR non può vantare maggiore autonomia. E’ di questi giorni la notizia della presenza di forze aeree giordane e degli Emirati Arabi Uniti (Uae) al fianco della Libyan National Army (Lna) mentre l’alleanza con l’Egitto sembra consolidarsi giorno dopo giorno. Il ruolo di Addel Fattah al Sisi risulta, infatti, centrale sia nelle dinamiche interne libiche sia nella gestione della questione a livello internazionale. Ad inizio settimana Haftar avrebbe avuto l’ennesimo incontro con rappresentanti egiziani, in questo caso con il capo di stato maggiore dell’esercito egiziano Mahmoud Hegazy, per discutere la situazione libica e ricevere informazioni di intelligence in merito al dislocamento territoriale delle forze jihadiste.

Parallelamente il presidente al Sisi ha presenziato all’Assemblea Generale Onu prendendo parola sulla questione Libia, sottolineando la necessità di rimuovere l’embargo sulle armi e ribadendo l’impegno a favore della riconciliazione tra le parti. In questo senso significativo è stato il richiamo all’indispensabile coinvolgimento della HoR e di Haftar nel futuro della Libia.

A prescindere dalle pressioni egiziane, un mutamento nella guida del Paese sembra essere imminente. Mercoledì scorso, durante una conferenza stampa dedicata, Hcs ha invitato il Consiglio di Presidenza (Pc) guidato da Sarraj a riprendere immediatamente le procedure per la nomina di un nuovo governo. L’Hcs avrebbe anche esortato il Pc ad assumere il controllo effettivo dell’esercito libico in modo da proteggere adeguatamente le città e i distretti di loro competenza ed in particolare la capitale in una fase di grave difficoltà causata dall’Operazione Dignità della Lna.

Le dichiarazioni del Presidente dell’Hcs, Abdel Rahman al Sahwili, risultano ancor più significative in quanto sanciscono una ancor più netta rottura con Tobruk e i suoi alleati, interni ed esterni. L’Hcs avrebbe, infatti, affermato di essere obbligata ad assumere unilateralmente i poteri legislativi indicati nell’accordo di Skhirat anche senza il voto favorevole della HoR, accusando Haftar, e di conseguenza Tobruk, di non volere una riconciliazione ed un ruolo nel futuro esercito libico, ma la guida esclusiva del Paese. Il portavoce dell’Hcs avrebbe, inoltre, denunciato l’ingerenza degli attori regionali negli affari interni libici ed il sostegno militare all’Operazione Dignità.

La situazione libica, se possibile, appare ancor più esplosiva rispetto alle scorse settimane e le numerose variabili presenti, lasciano presagire che le alleanze e il bilanciamento di potere possano mutare nuovamente nel breve periodo. Dal punto di vista della sicurezza interna, il rapimento dei due tecnici italiani e del collega canadese ha mostrato l’esistenza di aree, come il Fezzan, dove il controllo statale è pressoché inesistente e, secondo le dichiarazioni di Ahmed al Mismari, colonnello della Lna, e di Komani Muhammad Saleh, sindaco di Ghat, oltre alle forze locali e la criminalità comune si rileverebbe anche la presenza di gruppi legati alla galassia Al Qaeda. Attori incontrollabili, capaci di radicarsi territorialmente e di creare sacche di resistenza ad un efficace controllo centrale delle aree più lontane dalla costa.

Per quanto riguarda l’economia, invece, la messa in mare in direzione Trieste della petroliera battente bandiera maltese Seadelta caricata dalla compagnia austriaca OMV AG con i suoi 781mila barili di greggio, sancisce la ripresa dell’esportazione petrolifera da Ras Lanuf, ferma dal 2014. Dopo la consegna del porto petrolifero da parte della Lna alla National Oil Corporation (Noc) e il blocco, seppur temporaneo, dei combattimenti, si prevede che anche altre navi, come la maltese Syra in arrivo a Ras Lanuf, potrebbero lasciare la Libia con carichi destinati alle raffinerie europee. Il riavvio del principale settore economico libico, in questo momento, risulta, dunque, dipendente dalla mancanza di combattimenti nella mezzaluna petrolifera e dalla disponibilità di Tobruk alla mediazione con gli organi nazionali come il Noc, dato il divieto di vendita autonoma del greggio in base alla risoluzione Onu 2259. Nena News

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