Oggi, 26 settembre, è un giorno di festa per la Colombia

di Manfredi Lo Sauro

Alle 17 (mezzanotte, ora italiana), la storica firma degli Accordi di Pace che entreranno in vigore dal prossimo 2 ottobre.

Dopo 52 anni di guerra, il presidente colombiano Juan Manuel Santos e il Comandante Timochenko firmeranno ufficialmente gli Accordi di Pace tra il governo colombiano e le Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia – Ejército del Pueblo (FARC-EP). Venerdì scorso si è conclusa la Decima Conferencia Guerrillera, massima istanza democratica della guerriglia, nella quale i/le delegati/e delle FARC-EP hanno approvato all’unanimità gli Accordi di Pace. Domenica prossima ci sarà il Plebiscito per approvare o meno gli Accordi de La Habana; secondo gli ultimi sondaggi anche le elettrici e gli elettori imboccheranno, a grande maggioranza, la via della responsabilità e della riconciliazione.

Molto probabilmente, alla fine di questa settimana, la guerriglia più antica delle Americhe e dell’Occidente comincerà il suo percorso verso lo scioglimento che porterà alla costituzione di un movimento politico. Se gli Accordi saranno rispettati, si getteranno finalmente le basi per ricostruire un nuovo Paese, aperto, inclusivo e democratico, in cui sarà possibile esprimere liberamente le proprie idee senza temere per la vita. Finalmente ci sarà una redistribuzione delle terre per le contadine e i contadini, le popolazioni indigene saranno rispettate e le zone rurali ascoltate e  assistite dallo Stato. Finalmente migliaia di persone abbandoneranno la lotta armata e contribuiranno a rafforzare la democrazia e a migliorare il Paese.

Affinché questo accada è necessario che vengano rispettati gli Accordi e che la comunità internazionale, in special modo le organizzazioni della società civile, vigili e promuova il rispetto dei diritti umani e politici di tutte le cittadine e i cittadini colombiani. La strada per la Pace è ancora molto lunga e piena di ostacoli, ma con oggi si fa un passo da giganti verso una Colombia democratica e giusta.

Anche Aureliano Buendìa “non immaginava che era più facile cominciare una guerra che finirla”, ma da oggi Macondo sarà meno sola e quelle “stirpi condannate a cent’anni di solitudine” avranno quella seconda opportunità sulla terra che si meritano.

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