Un premio Nobel a metà

di Manfredi Lo Sauro

Con l’assegnazione del premio Nobel al presidente colombiano J.M. Santos il Comitato norvegese ha voluto dare sostegno politico al suo governo per affrontare il difficile compito a cui è chiamato, ovvero la rinegoziazione degli Accordi di Pace sia con il fronte del No sia con le FARC-EP. In questo scenario, il premio Nobel sembra più che altro una scelta di campo della comunità internazionale.
Secondo questa logica, il sostegno avrebbe avuto maggiore forza, però, se il Comitato norvegese avesse incluso anche le FARC-EP, oltre al Presidente Santos. La guerriglia ha speso tutta la sua volontà politica per raggiungere un documento che portasse al suo scioglimento e ha rispettato, per la prima volta, tutti gli impegni presi al tavolo negoziale. Per non parlare del valore simbolico che avrebbe avuto premiare anche le FARC-EP: quale Governo colombiano sarebbe mai potuto tornare a bombardare un’organizzazione insignita del Nobel per la Pace? E, sull’altro fronte, sempre per lo stesso motivo, le FARC-EP non sarebbero mai più potute tornare alla guerra civile.
Nonostante che il 19% dei colombiani – risultati essere maggioranza a causa dell’astensionismo – abbiano respinto gli Accordi di Pace, la comunità internazionale non abbandona il sogno di una Pace possibile in Colombia. Un sogno che è condiviso da una buona parte della società colombiana che in questi giorni, e con imbarazzante/colpevole ritardo, si sta riversando nelle piazze per sostenere la Pace.

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