Emergenza Cuba dopo l’uragano Matthew

di Federico Mei, Coordinatore ARCS a Cuba

Questa volta si chiamava Matthew (Matteo), ma non è stato sufficiente dargli un nome di un apostolo per evitare il disastro. Anzi Matteo è stato uno dei piú potenti uragani degli ultimi anni raggiungendo forza 4 in una scala che arriva fino a 5 e con venti oltre i 220 km/h.

E meno male che a partire da una settimana prima del previsto arrivo la protezione civile cubana, considerata una delle piú efficienti al mondo, e le istituzioni avevano lanciato l’allarme e avviato tutta una serie di azioni per prevenire il piú possibile i danni come l’evacuazioni di piú di un milione di persone dalle aree costiere a rischio, la messa in sicurezza dei mezzi produttivi, lo stoccaggio di generi di prima necessitá, la predisposizione di squadre e mezzi per affrontare l’emergenza, una campagna di informazioni di massa martellante ed è grazie a quest’azione preventiva che è stato possibile ridurre, almeno per quanto possibile, le conseguenze tanto che a Cuba, differentemente che in altri paesi, non si sono contati morti.

Detto ció i danni sono comunque stati notevoli ed è solo per un caso fortuito che si sono limitati alle aree piú orientali delle due provincie di Holguin e Guantanamo, non investendo direttamente grandi cittá, come Guantanamo e Santiago de Cuba, che avrebbe portato a conseguenze ben piú gravi.

Dato l’isolamento delle zone, una reale stima dei danni è stata possibile solo a distanza di 4-5 giorni quando, con la riapertura delle principali vie di comunicazione, si è cominciato ad avere un quadro piú preciso della situazione riassunta nel documento prodotto dall’equipe della Nazioni Unite a Cuba.

In breve, la perla d’oriente, la cittá di Baracoa conosciuta soprattutto per la sua cucina e per l’enorme patrimonio ambientale tanto da essere inclusa tra i siti patrimoniali dell’UNESCO, è un ammasso di macerie. Centinaia di famiglie hanno perso tutto. Si calcola che risulta gravemente danneggiato circa il 90% del fondo abitativo. Lo stesso vale per le strutture sanitarie e le scuole in gran parte inagibili. Persi anche milioni di dollari di coltivazioni, in particolare cocco, caffè e cacao che rappresentano insieme al turismo, le principali fonti di reddito del territorio.

Non meno grave è la situazione dei Municipi della fascia costiera sud orientale della provincia di Guantanamo come Maisi, Imias e San Antonio del Sur, territori giá difficili in quanto colpiti da una grave siccitá e che ora si trovano letteralmente in ginocchio.

Serve tutto, dai tetti per le case per permettere alle famiglie di riattivare almeno una parvenza di vita quotidiana, al cibo, acqua, vestiti, medicine. Si sta lavorando alacremente per riattivare il sistema educativo ma vi sono luoghi come Maisi dove il 90% delle strutture scolastiche sono state gravemente danneggiate e ancora non si sa quando gli studenti potranno riprendere il corso di studi. È necessario riattivare anche il comparto produttivo, l’agricoltura di sussistenza, le vie di comunicazione e il sistema idrico. Il rischio di infezioni ed epidemie è altissimo. Severamente danneggiate o distrutte anche le strutture socio-culturali come centri ricreativi, case cultura, campi sportivi ecc.

La comunitá internazionale si sta muovendo affiancando con azioni e aiuti l’importante sforzo delle autoritá locali e anche ARCS, insieme a i suo partner locali, sta valutando il tipo di intervento da porre in essere per portare un sostegno alle comunitá colpite.

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