Dalla lana al Margoum: sosteniamo le donne tunisine

di Alberto Sciortino, cooperante in Tunisia

Qui a Tataouine anche il progetto “Margoum” è entrato nel vivo delle attività. Dopo un avvio stentato, a causa di difficoltà legate sia al contesto che alla disponibilità personale di alcune partecipanti, adesso ci siamo davvero.

Si tratta di un “piccolo” intervento complementare al progetto TER-RE che ARCS gestisce qui nel Governatorato di Tataouine in partenariato con l’Institut des Régions Arides de Medenine e con il sostegno dell’Agenzia Italiana di Cooperazione allo Sviluppo.

Mentre quest’ultimo si concentra sull’appoggio alle donne che producono sulla base di prodotti orticoli e di piante aromatiche e medicinali, il progetto “Margoum”, focalizzato nella zona di Ras el Oued, e sostenuto da un finanziamento del Fondo 8permille della Chiesa Valdese, sostiene le donne che – appunto – realizzano manufatti tessili in lana, e in particolare i rinomati “margoum”, tappeti (ma utilizzabili anche come rivestimenti e decorazioni) dai caratteristici disegni basati sulla tradizione amazigh.

La nostra formatrice specializzata, Mariem Saad, ha effettuato, insieme all’équipe di progetto, incontri con le donne del posto per l’analisi delle potenzialità e dei bisogni. La maggior parte delle donne realizzano questi prodotti sulla base di ordinazioni locali, che giungono magari in occasione di matrimoni celebrati in altre famiglie della zona. I redditi che se ne ricavano sono attualmente davvero esigui: 30 o 40 dinari (tra 12 e 17 euro al cambio attuale), da cui va tolto il costo dei materiali, per un piccolo margoum che può richiedere anche tre o quattro giorni di lavoro, sono davvero pochi.

Peraltro, nel periodo di crisi attuale, la maggior parte di queste donne non sta lavorando, né – tantomeno – è disposta ad affrontare i piccoli investimenti che servirebbero ad ampliare l’offerta di prodotti. Come abbiamo potuto constatare, i tappeti di certe dimensioni non vengono realizzati perché mancano gli appositi telai. Far realizzare questi telai da un artigiano locale costa 60 dinari (25 euro), una cifra tutto sommato piccola, ma che nei bilanci familiari della zona rischia di pesare troppo, specie a fronte delle scarse prospettive di vendita.

Il progetto sta quindi agendo su due fronti: da un lato fornire i telai alle donne che ne fanno richiesta e che si impegnano a collaborare nelle attività comuni proposte (i primi telai sono già stati consegnati nei giorni scorsi), dall’altro effettuare un’ordinazione di prodotti a tutte queste donne. La formazione, consistente nell’accompagnamento costante durante la lavorazione, per migliorare tecniche e disegni, non sarebbe infatti possibile se non ci fossero produzioni in corso.

Una volta realizzata, questa prima produzione servirà da campionario per la ricerca di sbocchi commerciali, presso il mercato locale, presso quello turistico di Jerba, nelle grandi città del paese e anche per la vendita online.

Una cosa su cui si sta insistendo molto, è che le lavorazioni vengano realizzate interamente con prodotti naturali, compresa la colorazione, riprendendo le tecniche antiche basate sull’uso dell’henné e di varie altre foglie e radici e contrastando l’uso di prodotti chimici. Oltre ai vantaggi per la salute delle produttrici, in questo modo si pensa di venire meglio incontro anche alle esigenze della clientela straniera, sempre più in cerca di prodotti naturali.

Tra il 18 e il 20 ottobre, inoltre, un gruppo di donne di Ras el Oued attive sul progetto Margoum ha anche partecipato a una formazione realizzata nell’ambito del progetto TER-RE e dedicata alle tecniche di valorizzazione dei prodotti locali:  tre giorni gestiti con una formatrice che ha presentato le ragioni del successo della diffusione dell’olio di argan ottenuto da cooperative di donne marocchine. Tra i risultati di questa sinergia tra diversi progetti possiamo annoverare anche il fatto che alcune donne del villaggio di Bir Amir ci abbiano chiesto se è possibile integrare anche il loro villaggio nel progetto Margoum e che quindi a breve andremo a tenere incontri specifici su questo tema anche a Bir Amir, dove già un gruppo di donne è molto attivo sulle piante aromatiche.

Dall’altro lato, anche le produttrici di Margoum potranno rientrare in futuro tra le beneficiarie delle sovvenzioni per prodotti destinati al mercato turistico che il progetto TER-RE intende mettere in campo. I due progetti, quindi, continueranno a camminare insieme.

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