Il governo di Erdogan non è un alleato per la democrazia

di Silvia Stilli

Il popolo curdo, i suoi parlamentari e politici sono l’obiettivo del regime di Erdogan. Da sempre. In queste ore è in atto il più grave golpe antidemocratico in Turchia nei territori amministrati dai curdi, con l’arresto dei sindaci e la violenza armata contro avvocati e cittadine e cittadini che protestano.

Perché  tanta violenza ingiustificata tutta insieme da questo governo turco non sta registrando ferme condanne e misure diplomatiche da parte dell’Europa? Solo fino a qualche mese fa la resistenza di uomini e donne dei territori curdi all’avanzata dell’Isis era letta come un successo della democrazia e il sorriso delle donne combattenti era stampato ovunque.

Dalla firma degli accordi tra Europa e Turchia per i rimpatri dei profughi in fuga dalla guerra in Siria il clima internazionale benevolo verso i curdi ha visto un’inversione repentina di rotta. Alcune ong aderenti ad AOI che operano in programmi umanitari e di dialogo interculturale nei territori curdi in Iraq e in area turca sono fortemente preoccupate della situazionechiedono un intervento deciso di condanna da parte del governo italiano per le violenze volute da Erdogan e invitano l’opinione pubblica europea a sostenere le ragioni del confronto democratico parlamentare in Turchia per trovare una soluzione pacifica e giusta per tutti. Ancora una volta la Turchia sembra prediligere lo strumento del genocidio: dopo gli armeni i curdi. Il governo di Erdogan non è un alleato per la democrazia.

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