Perché l’Arabia Saudita taglia il gas all’Egitto

di Cinzia Bianco su limesonline.com

La crisi saudita-egiziana, culminata con il taglio da parte di Riyad delle forniture di gas all’energivoro Egitto e che segna un momento determinante per la geopolitica mediorientale, parte da lontano.

Tutto inizia in aprile, quando la decisione del presidente egiziano al-Sisi di cedere ai patroni e finanziatori sauditi le due isolette strategiche di Tiran e Sanafir, nel Mar Rosso, porta migliaia di egiziani a protestare in piazza e sui social network.

L’enorme reazione popolare spinge al-Sisi a prendere le distanze dagli al-Sa’ud, fautori tenaci di un maggiore coinvolgimento egiziano (sempre negato) nella loro guerra in Yemen. Il presidente ne approfitta per riallineare il Cairo alla potenza  attualmente più vincente nella regione: la Russia.

A inizio ottobre l’Egitto vota a favore di una risoluzione delle Nazioni Unite – sponsorizzata dalla Russia – che propone un cessate il fuoco in Siria (Aleppo esclusa). L’ambasciatore di Riyad presso l’Onu commenta la notizia come “dolorosa”, mentre ufficiali e opinione pubblica sauditi etichettano la mossa egiziana come “un tradimento” che torna a scatenare voci sul supporto di al-Sisi al dittatore siriano Bashar al-Asad.

I sauditi, che dall’Egitto si aspettavano un’approvazione incondizionata della propria strategia regionale – innanzitutto siriana – reagiscono bloccando le forniture di petrolio dirette al Cairo per un periodo indeterminato. Al-Sisi persiste nella propria politica di avvicinamento al Cremlino e a metà ottobre – su suolo egiziano – Russia ed Egitto conducono per la prima volta esercitazioni militaricongiunte. Questi manovre seguono l’impegno della Russia a investire miliardi nelle infrastrutture egiziane, a cui il paese nordafricano risponderà con l’acquisto di forniture d’armi da Mosca.

Si susseguono indiscrezioni su un viaggio a Teheran da parte del ministro del Petrolio e delle Risorse Minerarie egiziano Tarek al-Molla per discutere di questioni energetiche. A Riyad, nel frattempo, l’Egitto non appare più un partner affidabile e si comincia a guardare altrove, in primis verso Ankara.

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