Prima presentazione pubblica dei prodotti di “TER-RE”

di Alberto Sciortino

Buone notizie da Tataouine e dintorni. Il progetto “TER-RE”, che sostiene le attività creatrici di reddito delle donne e dei giovani di cinque villaggi della zona, ha realizzato la sua prima “uscita pubblica” per la presentazione dei prodotti realizzati nei villaggi. L’occasione è stata la quinta edizione del SIPAM, il simposio internazionale sulle piante aromatiche e medicinali, tenutosi nella cittadina costiera di Zarzis dal 16 al 18 dicembre.

Il partner tunisino del progetto, l’Institut des Régions Arides di Médenine (IRA), ha proposto questo incontro, cui partecipano ricercatori da numerosi paesi, come sede per la prima presentazione dei frutti del percorso fatto dalle donne di Ras El Oued, Douiret, El Ferch, Bir Amir e Bir Thalathin in questi mesi, con l’accompagnamento dello staff del progetto, nella rielaborazione delle ricette tradizionali a base di proprio di piante aromatiche e medicinali.

E di frutti ce ne sono, da mostrare. Prima di tutto, l’ormai quasi concluso processo di organizzazione dei cinque gruppi di donne. Quattro di essi hanno già presentato alle autorità locali la loro domanda di formalizzazione in “Gruppo di Sviluppo Agricolo”, una struttura prevista dall’ordinamento locale che permette di gestire attività in ambito rurale godendo anche di agevolazioni e accompagnamento tecnico. In questa senso, la collaborazione tra l’équipe del progetto e il Commissariato Regionale allo Sviluppo Agricolo (CRDA) è stata completa e gli incontri di discussione con le donne si sono svolti alla presenza sia dello staff del progetto che del CRDA, che ha garantito tutto l’appoggio necessario. Delle quattro domande presentate, due sono già state accettate e quindi i gruppi hanno in programma a breve le assemblee costitutive in cui verranno eletti i presidenti e gli amministratori. Anzi: le presidente e le amministratrici, visto che i nostri cinque gruppi vengono a costituire un’originale rete di GDA interamente composti da donne.

E poi, naturalmente, i prodotti. Dopo numerosi incontri e formazioni, con il prezioso apporto tecnico degli esperti dell’IRA, si è arrivati al dunque. Ogni gruppo è stato sollecitato a operare una selezione tra le numerose idee produttive basate sulle risorse agricole locali e sul sapere tradizionale, per arrivare proporre un numero ristretto di prodotti da esporre e vendere in occasione della piccola “fiera” che accompagna ogni edizione del SIPAM. Per la prima volta (con la sola eccezione del gruppo di El FErch, da tempo abituato a presenziare a fiere e mercati con i suoi prodotti basata sulla ricca produzione orticola delle sue terre), queste donne sono passate dalle proposte ai fatti, incontrandosi per realizzare creme per la pelle, olii per i capelli, confetture, sciroppi, biscotti ripieni e tappeti tradizionali di lana colorata con erbe e radici, che vengono quindi a costituire il primo nucleo di prodotti che il progetto si propone di riuscire nei prossimi tempi a commercializzare su più vasta scala.

Mentre nei villaggi si preparavano questi prodotti, con un entusiasmo e una partecipazione superiori alle aspettative, lo staff del progetto realizzava una vera e propria corsa contro il tempo, per riuscire a fornire in tempo tutto l’appoggio logistico in termini di imballaggio, etichette, depliants (che sono stati realizzati per ogni gruppo di prodotti in francese e inglese, visto il pubblico internazionale che caratterizza il SIPAM) e altri strumenti di visibilità.

E dopo un’ultima vigilia passata dall’equipe con una quindicina di donne giunte dai villaggi nella sede del progetto a incollare etichette e inscatolare biscotti, venerdì mattina prima dell’alba, la piccola delegazione composta da sette donne scelte dai GDA e dallo staff è partita per Zarzis, per andare a montare lo stand nella hall dell’hotel in cui si è tenuto l’incontro.

In questo modo, oltre all’importante esperienza umana (per alcune di queste donne si è trattato della prima volta che mettevano piede in un posto del genere) è stata realizzata una esperienza almeno altrettanto importante dal punto di vista del “marketing” dei prodotti, che ha “costretto” a confrontarsi con le reazioni del pubblico e costringerà nelle prossime settimane a riflettere su tutto il percorso, dalla qualità dei prodotti, alla gestione amministrativa dei costi e dei ricavi.

Adesso il progetto si prenderà una piccola pausa per fine anno, ma da gennaio si riprende con le formazioni specifiche incentrate proprio sulla filiera del prodotto (dalla coltivazione delle piante selezionate alla presentazione finale) e sulla gestione dei gruppi, mentre l’avvenuta formalizzazione di questi ultimi, che riuniscono ad oggi circa centoventi donne, permetterà anche di mettere mano ai lavori di sistemazione necessari per i locali individuati e l’acquisto delle attrezzature per i piccoli laboratori di trasformazione.

Intanto, in questi giorni, sull’arida Tataouine, sono cadute forti piogge. E, forse, anche questo è un buon segno.

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