Missione in Libano: nuovi e vecchi incontri

di Carla Cocilova

La storia della solidarietà internazionale di ARCI e di ARCS è strettamente legata al Libano e alle vicissitudini di questo piccolo paese e della sua gente, che ogni volta rinasce con più forza dalle guerre e dalla violenza. E mai come stavolta li abbiamo visti forti. La capacità della società civile libanese di far fronte alla situazione di instabilità ed emergenza generata dalla presenza di circa 2 milioni di rifugiati siriani è incredibile.

Di questo è chiara espressione Basmah ez-Zaitoun, una giovane (in tutti i sensi) ong nata su iniziativa di ragazzi e ragazze libanesi, palestinesi e siriani che lavorano per fornire supporto di base alla popolazione, a prescindere dalla provenienza o dalla religione, elemento mai scontato in Libano, ma anche ad andare oltre investendo nei bambini e nei giovani perché non diventino quella “generazione perduta” di cui tutti parlano. Sono 8 i centri comunitari che l’associazione ha aperto in pochi anni.

Noi visitiamo quello di Chatila e quello di Nabaa’, un quartiere complesso di Beirut, aperto questo proprio grazie alla collaborazione con ARCS. Parlare con questi giovani, ragazze e ragazze, ci fa sentire subito a casa. Pace, cultura, animazione, supporto alle persone deboli e fragili, comunità, ma anche diritti e impegno sono solo alcune delle parole pronunciate dagli operatori e dai volontari dei centri. Oltre a loro abbiamo incontrato altri partner storici della nostra associazione, persone e ong con cui abbiamo fatto pezzi di lavoro insieme e che ci aiutano ogni volta ad interpretare con originalità la complessa situazione del paese.

Tra le più importanti di queste c’è sicuramente Mada, una realtà che lavora per la valorizzazione del territorio in chiave comunitaria e che ci racconta come l’arrivo dei siriani ha cambiato anche le piccole comunità dove l’accoglienza e l’integrazione sono però una realtà, e la Fondazione René Moawad con cui ci spostiamo da Beirut a Tripoli per concludere il progetto Singing for Peace di Arci Toscana.

Anche loro, fondazione di origine maronita, lavorano in diversi settori per facilitare la convivenza tra i siriani e i libanesi e dare supporto alle categorie più vulnerabili. In questo il centro di Bab et-Tebbaneh è ancora, dopo molti anni, un’isola felice in mezzo a tanta violenza e povertà. Un luogo in cui i bambini si divertono, studiano, recuperano i loro sogni e le loro speranze in un futuro migliore. E tutto questo non può che renderci orgogliosi.

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