Acqua potabile di Bankondji: un sogno diventato realtà

di Calogero Messina

La rete di acqua potabile di Bankondji è un sogno che è diventato realtà”. Con queste parole Etienne Ngaleu, il presidente del Comitato di Gestione dell’Acqua Potabile di Bankondji – C.E.Po.Bank, commenta i risultati del progetto realizzato da ARCS in Camerun nel villaggio di Bankondji, in partenariato con la associazione locale CODEBANK2000 e grazie al cofinanziamento del MAE e della UE.

Il progetto nasce da una storia appassionante. Comincia da un ragazzo di Bankondji, Serge Noubondieu, un camerunese che riesce a completare i suoi studi in Italia dove diventa ingegnere esperto in sistemi fotovoltaici e trova lavoro nel settore. Ma il pensiero dei propri amici e fratelli che nel villaggio vivono in condizioni di semplicità estrema e senza acqua potabile, spinge Serge Noubondieu a cercare fondi per riabilitare il sistema idrico di Bankondji, e con l’aiuto dell’ARCS un progetto in tal senso viene presentato alla Unione Europea e al MAE per essere cofinanziato.

Il progetto, dopo un lungo processo, viene infine avviato nell’ottobre 2012 e solo adesso possiamo dire di avere quasi concluso, contribuendo al miglioramento delle condizioni di vita della popolazione locale favorendo l’accesso all’acqua potabile ad una popolazione di 5.000 abitanti residenti nel villaggio. “… le popolazioni beneficiarie sono finalmente al riparo dalle malattie idriche e i bambini adesso avranno più tempo da consacrare ai loro studi poiché è finito il tempo dove i bambini dovevano più volte al giorno andare negli stagni lontani per approvvigionare le loro famiglie di acqua malsana”. Etienne Ngaleu – Presidente C.E.Po.Bank.

Dal 2012 il villaggio di Bankondji si è trasformato in un enorme cantiere e un affascinante laboratorio sociale. Si è voluto far partecipare l’intera popolazione residente alle varie attività di sensibilizzazione e si sono organizzati tornei di calcio e attività culturali che avevano l’acqua potabile come tema principale, attività di sensibilizzazione nelle scuole, formazione di tecnici, idraulici, amministratori, manutentori e gestori del sistema idrico. Si è usato un approccio partecipativo coinvolgendo tutte le persone più sensibili e motivate ad interessarsi della gestione del sistema idrico di Bankondji e si sono create reti fra le persone, le associazioni, le istituzioni e le competenze.

Come ci raccontano gli abitanti del villaggio di Bankondji: “… fino al 2013, la popolazione residente si approvvigionava in acqua potabile principalmente negli stagni o nelle paludi che colano a valle del villaggio, in una zona lontana e di difficile accesso”. Buona parte della popolazione soffre di malattie idriche (parassitosi, amebiasi, tifoidi…) che colpiscono gravemente soprattutto i bambini e i soggetti più vulnerabili come gli anziani o chiunque abbia un sistema immunitario compromesso per diverse ragioni.

Considerata la recentissima introduzione di acqua potabile nel villaggio, ad oggi non è ancora possibile avere un dato statistico sulla diminuzione % di malattie legate al consumo di acqua non potabile, ma le azioni di sensibilizzazione realizzate hanno già prodotto significativi e visibili cambi nelle abitudini domestiche, incidendo sicuramente sulla diminuzione di malattie legate all’acqua. Inoltre, i bambini e le donne non percorrono più lunghissime distanze con grossi bidoni sulla testa per rifornirsi di acqua non potabile in qualche malsano stagno, ma tutti si riforniscono di acqua potabile da una delle 36 fontane pubbliche installate a meno di 300m dalla casa di ogni residente.

Oggi, il sistema idrico di Bankondji, realizzato da ARCS in partenariato con l’associazione camerunese Codebank2000, conta con un pozzo trivellato a 60m di profondità ed equipaggiato con una pompa solare immersa e con una sorgente che è stata captata ed equipaggiata di una pompa immersa. L’acqua viene inviata in due serbatoi sopraelevati dove viene deferrizzata e resa potabile tramite clorazione. Il cloro viene prodotto localmente in situ da un sistema OSEC (On Site Electro Chlorination) che tramite elettrolisi trasforma in cloro una miscela dosata di acqua e sale. L’energia necessaria alle pompe immerse e al sistema di trattamento delle acque viene fornita da un sistema ibrido che unisce l’energia fotovoltaica a quella idroelettrica, due fonti di energia complementari fra loro, visto che di notte o in stagione delle piogge l’inefficienza del fotovoltaico viene completata dall’energia idroelettrica e viceversa. Una rete idrica della lunghezza di 14 km distribuisce infine l’acqua potabile attraverso 36 fontane pubbliche che sono state installate in modo da non essere a una distanza superiore a 300m da ogni residente del villaggio. Tutte e 5 le scuole di Bankondji sono state dotate di una fontana scolastica di acqua potabile cosi come il Centro di Salute di Bankondji. Nel Centro di salute di Bankondji è stato inoltre installato un sistema fotovoltaico per mettere al sicuro i frigoriferi contenti vaccini e medicinali da tenere in fresco.

Grazie alle azioni di formazione e sensibilizzazione realizzate lungo tutto il corso del progetto, la popolazione locale si è appropriata del progetto e vari tecnici locali sono stati formati per gestire la manutenzione ordinaria di tutto il sistema idrico ed elettrico e una struttura di gestione -C.E.Po.Bank- è stata eletta da una affollatissima assemblea popolare.

Tutti i lavori di realizzazione del sistema idrico di Bankondji sono stati eseguiti in regia diretta da ARCS sotto la supervisione diretta di un esperto internazionale che ha coordinato i lavori. Nella realizzazione dell’intero sistema idrico di adduzione, potabilizzazione e distribuzione di acqua potabile, si è voluto implicare quanto più possibile la popolazione residente del villaggio che ha collaborato nel progetto in vari modi, sia come operai giornalieri che hanno realizzato l’intera opera di scavo e posa dei tubi, sia come tecnici formati nel quadro del progetto. Questa metodologia di formazione attiva e partecipata ha favorito quel processo di appropriazione da parte del villaggio che è poi l’elemento fondamentale della buona riuscita e della sostenibilità del progetto.

Insomma, un progetto innovativo e sostenibile che sta realmente contribuendo a migliorare le condizioni di vita della popolazione residente. L’accesso all’acqua potabile comporta infatti delle ripercussioni importanti sul piano dello sviluppo umano ed è una condizione fondamentale in quelle che sono le aspettative degli obbiettivi del millennio per lo sviluppo. Come ha giustamente osservato anche il viceministro agli Affari Esteri Mario Giro che in visita alle ONG italiane in Camerun ha potuto apprezzare il progetto realizzato da ARCS e l’importanza degli obbiettivi raggiunti.

Durante l’incontro con il ministro Mario Giro, la ONG ARCS ha voluto sottolineare come ci sia tanto da fare ancora in Camerun per rifornire in acqua potabile le zone rurali. Secondo le statistiche del governo camerunese, infatti, il tasso d’accesso all’acqua potabile in zona rurale è di circa il 33% , e nella regione dell’Ovest (dove si situa Bankondji), il livello di accesso all’acqua potabile in zona rurale non arriva al 24%. Una tale situazione ha delle ripercussioni drammatiche sul piano sanitario  con una altissima diffusione di malattie idriche (19%). Il tasso di mortalità infantile per lo stesso motivo è di circa l’8,5% (Banque Africaine de Développement, ministère camerounais de l’eau et l’énergie juillet 2010).

Una situazione piuttosto allarmante dunque quella dell’accesso all’acqua potabile nelle zone rurali del Camerun, e che merita ancora particolare attenzione.

Spesso non sono necessari nemmeno dei grossi investimenti economici per ridare acqua potabile e speranza di una vita migliore in tantissimi villaggi rurali del Camerun. Spesso è sufficiente riabilitare dei vecchi sistemi idrici caduti in disuso coinvolgendo la popolazione residente nel lavori di riabilitazione e formandola sulla gestione della manutenzione. La mancanza di coinvolgimento della popolazione locale è stata infatti alla base del fallimento del programma idrico realizzato fra gli anni 80/90 nel quadro della cooperazione fra il Camerun e la Danimarca. Oltre 300 villaggi rurali furono dotati di “ScanWater”, sistemi modulari completi per l’adduzione e la distribuzione di acqua potabile. Gli ScanWater venivano installati senza coinvolgere il villaggio nella gestione della manutenzione, e dopo pochissimi mesi di uso caddero tutti in panne e furono abbandonati.

Un altro motivo del fallimento di tutti gli  ScanWater erano gli alti costi del gasolio necessario per alimentare il gruppo elettrogeno del sistema di pompaggio, un costo anch’esso non sostenibile per la debole economia di un villaggio rurale. Nel progetto idrico realizzato a Bankondji, invece, il sistema di pompaggio e trattamento delle acque e completamente alimentato da energie rinnovabili fornita da 3 campi fotovoltaici realizzati al servizio delle 2 pompe immerse e del sistema di potabilizzazione. Un sistema idroelettrico da 20 kW completa il sistema di alimentazione fornendo energia elettrica durante le ore notturne e nelle giornate troppo piovose con cielo coperto. Inoltre, il surplus elettrico prodotto dal sistema idroelettrico, (400kWh giorno circa), sarà rivenduto alla compagnia elettrica nazionale (ENEO) e il ricavato benché modesto sarà comunque sufficiente per gestire la manutenzione del sistema e garantirne la sostenibilità.

Ed è cosi che alla fine di un progetto è importante tirare le somme,  capitalizzare le esperienze fatte e mettere in evidenza le buone pratiche riscontrate, come quella di riunire le conoscenze creando reti che coinvolgano associazioni, istituzioni, università e imprese, la buona pratica di usare le energie rinnovabili e le tecnologie appropriate, usare i materiali locali e di facile reperibilità e soprattutto la buona pratica di coinvolgere attivamente la popolazione locale nella realizzazione del sistema idrico del proprio villaggio e formarla sulla gestione della manutenzione. Ed è sulla base di questa esperienza e di queste buone pratiche che ARCS ha oggi riunito in Camerun diversi attori associativi e istituzionali, coinvolgendo le università, i comuni, i servizi tecnici decentrati, le imprese del settore ed i ministeri e dipartimenti competenti in una nuova idea di progetto che è stata presentata al viceministro agli Affari Esteri Mario Giro per un parere consultivo. Questa sarà la prossima proposta di ARCS per il Camerun, lanciare un progetto pilota che ambisca a definire una nuova logica partecipata di formazione/azione capace di sviluppare un modello di intervento appropriato e condiviso per approvvigionare in acqua potabile le zone rurali del Camerun e migliorare le condizioni di vita delle popolazioni residenti. L’acqua è vita e l’accesso all’acqua pubblica e potabile è diritto inalienabile di ogni essere umano.

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