Progetto TER-RE al Festival Internazionale degli Ksour Sahariani

di Francesco Cantatore, volontario Servizio Civile Nazionale All’Estero

Ogni anno a Tataouine, in marzo, si svolge il Festival Internazionale degli Ksour Sahariani. Quattro giorni pieni di manifestazioni artistiche e culturali, convegni, concerti e spettacoli di strada, con ospiti stranieri (in genere da altri paesi arabi), che sfilano con i loro costumi, e i loro cavalli, cammelli e dromedari. Precede e accompagna il festival una mostra mercato dell’artigianato, che dura sette giorni. Per la prima volta, quest’anno, oltre agli artigiani del legno, della terracotta, dei tessuti, al miele, al caffè di datteri e agli oggetti decorativi per la casa, c’era uno stand particolarmente affollato e vivace: quello delle donne dei cinque Gruppi di Sviluppo Agricolo del progetto TER-RE.

Lo stand, in posizione strategica all’ingresso della mostra, grazie alla concessione accordata dal Commissario Regionale all’Artigianato al nostro progetto, è risultato alla fine un po’ stretto per contenere l’esposizione e la vendita degli undici prodotti in vasetto (salse e confetture), dei tre tipi di biscotti in pacchetti di diverse dimensioni, dei cinque cosmetici, e dei bellissimi margoum “100% naturali”. Ma soprattutto per contenere la partecipazione delle donne dei villaggi che sin dal primo giorno hanno ignorato la regola che ci eravamo imposti. Solo una rappresentante per villaggio ogni giorno, avevamo deciso. Ma non c’è stato verso: tante volevano esserci e tante ci sono state, creando un colorito caos che finiva per attirare ancor di più l’attenzione verso il nostro stand.

Meglio così, in fondo: l’esperienza serviva a mettere queste donne a diretto contatto con il pubblico, con la clientela potenziale dei loro prodotti e quindi a far sorgere domande e proposte su come concepire in futuro la commercializzazione e a far misurare ognuna con la propria capacità di relazione.

Bello passare le giornate con loro. Con la giovanissima Amel che confessa che è la prima volta che le è permesso passare una giornata in città da sola, con la rassicurante Jezia, che parla poco ma ha sempre una parola positiva su tutto, con Khaoula che porta con sé una splendida bimba in abiti tradizionali, con Fatma che ride di cuore all’ennesima ripetizione della stessa canzone dagli altoparlanti della fiera, con l’altra Fatma che per l’inaugurazione sfoggia un bellissimo abito, con Aicha, Meriem e Kauthar che si rivelano delle venditrici efficaci e convincenti e con Arousia, Rghaya, Leyla, Hedia, Nada, Hayet e tutte le altre (impossibile nominarle tutte).

La settimana è stancante: dalle otto di mattina alle sei di sera, tutti i giorni, ma nella riunione di valutazione tenuta alla sede del progetto il lunedì successivo prevalgono i toni positivi. Persino le vendite sono state al di sopra delle aspettative, per quanto non fosse questo l’obiettivo principale dell’attività.

A margine del Festival, al convegno sulla valorizzazione del patrimonio immateriale, il progetto TER-RE ha presentato, alla presenza del Ministro della Cultura e delle autorità locali, i risultati di questo suo primo anno: il sapere pratico di queste donne, come patrimonio da preservare, da condividere, da scambiare con altre donne e altre realtà rurali e soprattutto da utilizzare per migliorare le condizioni di vita nei villaggi.

Da domani, iniziamo a prepararci per la Fiera del Kram, la più importante esposizione nazionale, che inizia a fine aprile a Tunisi.

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