GAZA. Fuoco israeliano dal confine uccide 18enne palestinese

da nena-news.it

Un ragazzo di diciotto anni è stato ucciso all’alba di oggi al confine di Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, dal fuoco di un carro armato israeliano. Yousef Shaban Abu Athra, avrebbe tentato – secondo fonti militari israeliane – di avvicinarsi alla recinzione che separa il territorio della Striscia da quello israeliano, insieme a duealtri uomini rimasti feriti.

Ashraf al-Qudra, portavoce del Ministero della Sanità a Gaza, ha riferito che i colpi di artiglieria hanno colpito un gruppo di giovani che sostavano nell’area di Nahdha, ad est della città di Rafah,poco prima dell’alba.I due feriti sono stati trasportati all’ospedale Abu Yousef Najjara di Rafah riportando ferite moderate.

Un portavoce dell’esercito israeliano ha dichiarato che i soldati avrebbero individuato tre uomini “nei pressi della recinzione di sicurezzae hanno aperto il fuoco nella loro direzione”, senza fornire ulteriori dettagli.

Israele impone, tramite l’uso della forza armata, una buffer zone di 300 metri all’interno del territorio palestinese per motivi di “sicurezza”, sostenendo il pericolo che vengano posizionati esplosivi al confine e per impedire ai palestinesi di tentare l’ingresso in Israele.

L’uccisione del giovane è stata seguita più tardi, riportano fonti locali, da incursioni di carri armati e bulldozer israeliani nei terreni agricoli palestinesi nell’area di Khan Younis. Incursioni che restano frequenti, nelle aree lungo tutto il confine orientale della Striscia, accompagnate da fuoco di artiglieria sui terreni agricoli e operazioni di “livellamento” che di fatto distruggono la terra e la rendono arida. A farne le spese i contadini, molti dei quali accedono ai propri terreni rischiando la vita.

I motivi per cui i tre giovani si sono avvicinati alla rete di sicurezza non sono ancora chiari. È probabile sia stato il loro un tentativo di entrare in Israele. A causa dell’alto tasso di disoccupazione – che nel 2016 ha raggiunto il 41,2% per gli uomini e il 62,6% delle donne, secondo le statistiche dell’Ufficio centrale di statistica palestinese – non di rado palestinesi, soprattutto di giovane età, tentano di superare la recinzione al fine di cercare un lavoro e miglior vita in Israele.

L’80% della popolazione di Gaza resta dipendente dall’assistenza umanitaria delle associazioni e dagli aiuti internazionali.  L’ultima offensiva militare del 2014 ha causato un rapido deterioramento della situazione umanitaria, un impoverimento dovuto anche alle spese necessarie a riparare e ricostruire le abitazioni distrutte o danneggiate esempre più dure condizioni di vita dettate dal decennale assedio.

 

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